Intervista a Gérard Pogorel: "Sul digitale Italia in ritardo, ma ha imboccato la strada giusta"

L'advisor del Governo a margine della presentazione del Rapporto sulla Banda larga a Palazzo Chigi: "Abbiamo riscontrato un forte impegno degli operatori, anche se il mercato italiano è molto diverso dal resto d'Europa". E su Telecom fa eco al premier Letta: "Lo scorporo sarebbe una 'bomba nucleare' da utilizzare solo in casi estremi" di Marco Cappa [caption id="attachment_5226" align="alignright" width="312"]Gérard Pogorel Gérard Pogorel[/caption] A pochi minuti dalla presentazione del "Rapporto sulla Banda largavoluto dal Governo, incontriamo il Prof. Gérard Pogorel per farci raccontare come si è svolto il suo lavoro con il commissario del governo per la Digital Agenda Francesco CaioScott Marcus e con gli operatori del settore. Quali sono le priorità affrontate dal Rapporto sulla Banda Larga? "L’Italia punta a realizzare i 3 obiettivi DAE nei prossimi anni: banda base con copertura di tutto il territorio nazionale; copertura del 100% della popolazione con tecnologia FTTCab/VDSL2 entro il 2020; l’Obiettivo 3 DAE 50% abbonati 100Mbps al 2020. Restano alcuni aspetti e problematiche da risolvere ma è un traguardo realizzabile alla luce delle nostre ricerche e valutazioni". Quale sarà il ruolo degli investitori ed operatori in questo ambizioso progetto? "Gli investitori ed operatori  avranno un ruolo fondamentale. Abbiamo avuto la possibilità di interfacciarci con gli operatori delle telecomunicazioni: Telecom, Vodafone, Fastweb, Tre, Infostrada, Wind. Ci hanno inviato i rispettivi piani di investimento (non resi pubblici) fino al 2016/7 dimostrando un ottimo potenziale di crescita. Di particolare importanza gli investimenti su rete fissa di Telecom, Fastweb e Vodafone. E’ davvero una buona notizia quella raccontata in questi piani". E per le zone a bassa e media densità? "In quei casi saranno previsti interventi pubblici pur rispettando i parametri e vincoli europei. Confermo l’impostazione offerta dal Premier: la banda larga è un interesse pubblico nazionale. I contributi pubblici verranno erogati secondo l’impostazione data già da alcune regioni in linea comunque con il dispositivo del MISE". Il ruolo del Governo? "Ci sarà un forte impegno del governo. La roadmap disegnata stabilisce una matrice di obiettivi vincolanti con un monitoraggio costante. Ove mai gli investimenti prospettati non risultassero in linea, si giungerebbe alla ‘bomba nucleare’ dello scorporo della rete. Un’avvertenza chiara del governo per tutti gli operatori attuali e potenziali nel settore". E l’Europa? "La Commissione ha tracciato chiaramente la sua impostazione nelle nuove Linee Guida sulla Banda Larga definendo come gli Aiuti di Stato debbano essere indirizzati verso il potenziamento e miglioramento della qualità rete, proiettando la popolazione europea verso gli standard di universalità ed efficienza stabiliti nel DAE 2020". Una sua analisi sull’avanzamento dell’Agenda Digitale in Italia? "Osserviamo una nuova fase nei progetti degli operatori ed un impegno rinnovato da parte del governo. Occorre una risposta forte al problema cruciale ben fotografato fino al 2013 dal Rapporto Akamai: servizi elettronici e traffico internet in ritardo rispetto alla media UE, ma in crescita. Importante dunque sarà il ruolo dell’Agenzia nella diffusione di servizi efficienti (si pensi alla fatturazione elettronica) ed alfabetizzazione digitale negli accessi data. Tutto sommato lo sforzo porterà effetti utili in tempi brevi". Dalla sua esperienza di advisor per altri governi europei, in cosa differisce il sistema italiano? Quali i gap da colmare? "I mercati nel resto d’Europa sono diversi. Basti pensare alla Gran Bretagna: una dinamica totalmente diversa e fortemente competitiva tra Virgin Media, a sua volta legato a quello del cavo televisivo, e BT con una separazione funzionale della rete Open Reach. che si contendono il mercato della banda larga. Così anche in Germania. In Italia la dinamica è del tutto diversa: alle risorse infrastrutturali fisse dovranno aggiungersi sforzi importanti nell’ambito delle infrastrutture wireless e mobili per portare miglioramenti competitivi". In conclusione, l’Italia ha passato l’esame? "Giudizio positivo. Mettendo in pratica questi step con il monitoraggio del governo raggiungerà gli obiettivi DAE nei tempi stabiliti". Foto: Eu.ems.com 31 gennaio 2014