Obiettivo sarà lei! Quel filo rosso che lega obiettività, neutralità e simmetria

di Gianfrancesco Rizzuti Non sono io ad avere pregiudizi, è lui che è….Ci ha fatto venire in mente questa battuta, che può declinarsi in mille modi (e colori…), la lettura qualche giorno fa di un articolo sul New York Times e la sua ripresa sul Foglio del 9 luglio (in prima pagina, “Trump e il mito dei giornali obiettivi).

Mentre scriviamo sono 2403 i commenti sul sito del NYT al pezzo di Jim Rutember pubblicato sul prestigioso quotidiano. Non sono pochi, 2403 commenti, e non sono affatto banali.

Ma cresceranno, sì che cresceranno. “Trump sta mettendo alla prova gli standard di obiettività del giornalismo”, questo il titolo dell’editoriale del noto media columnist.

Il riferimento esplicito di Rutenberg è al fatto che molte posizioni espresse dal candidato repubblicano sarebbero talmente mal viste e indigeribili dalla stampa, che la tradizionale obiettività del giornalista sarebbe messa a dura prova.

 

Un bel colpo alla natura dei media e di chi ci lavora, che sulla propria indipendenza, sul proprio sentirsi privo di pre-giudizi hanno costruito una buona fetta del loro ruolo sociale e politico, del loro potere. Non entro nella questione specifica, sulla quale invito a leggere il bell’articolo del Foglio.

Farò solo - ad uso di questa rubrica - una piccola incursione nel concetto di obiettività, comune agli ambiti della nostra rivista DIMT che si occupa di informazioni e comunicazioni, mercato e tecnologia.

Tutti settori dove l’ambizione alla neutralità è “testata”, proprio come è messa alla prova l’obiettività dei media americani nella copertura della campagna presidenziale.

E proviamo a declinare quella che è l’”obiettività” della stampa nella “neutralità” del web (preso a emblema della tecnologia) e nella “simmetria” sui mercati.

La “terzietà” tradizionalmente distingue il ruolo del giornalista rispetto a quello di altri “stakeholder” e “influenti” del relatore pubblico.

L’assunto: la pubblicità si compra, la stampa no.

La stampa, occorre convincerla, ed ottenere quell’”affidamento da parte terza” che si traduce in un articolo e in una firma che valgono molto di più rispetto ad un modulo promozionale dove chi paga ha il diritto di scrivere e pubblicare (quasi…) tutto quello che gli pare.

Molti esperti si consumano nel valutare il cosiddetto “equivalente” pubblicitario di un articolo di giornale: se esce un pezzo che parla bene di me, quanto avrei dovuto spendere in pubblicità per ottenere quello spazio?

Naturalmente la questione è un po’ più complessa, ma la semplificazione è sintomatica di questa vera e propria “caccia” alla buona stampa, che provocherebbe buona reputazione, che provocherebbe migliori performance aziendali o politiche, che provocherebbero ecc. ecc…

Un vero e proprio effetto domino, studiato e definito così anche in letteratura. Ma se cambiamo premessa e la stampa – la vicenda Trump lo proverebbe – si scoprisse non obiettiva, perché uno dei candidati sarebbe così paradossale, nazionalista, ecc…( ricordate? “non sono io ad avere pregiudizi, è lui che è…”), quali sarebbero le conseguenze? E cosa fare nella comunicazione, in quella politica in particolare?

Quali le sfide per i comunicatori e i giornalisti, custodi dell’informazione, decisori di cosa meriti e cosa non meriti di essere pubblicato?

Proprio sul prestigioso NYT un motto recita ogni giorno da 120 anni sulla prima pagina, “All the News That's Fit to Print”.

Naturalmente siamo nel campo delle provocazioni e dei paradossi, ma il tema è delicatissimo e di portata più generale.

Perché sul mito dell’obiettività non è solo la stampa anglosassone ad aver fondato la sua storia. Anche la democrazia moderna si basa su una stampa libera, indipendente e (il più possibile) obiettiva.

Dall’obiettività dell’informazione alla neutralità delle informazioni il passo è breve.

Il giornalista dovrebbe essere neutrale, in quanto giudice dell’informazione. Così come dovrebbe esserlo la tecnica e la tecnologia che traduce in utilizzo le sue scoperte.

Non entriamo nel merito delle antiche e mai sopite discussioni anche filosofiche sulla neutralità della scienza, ma sfioriamo il tema di internet e del suo accesso.

E’ solitamente ritenuta "neutrale" una rete che può essere utilizzata dagli utenti senza restrizioni o differenziazioni in termini di prezzi e/o di velocità rispetto a servizi e contenuti. Storicamente, la neutralità è dibattuta, soprattutto se vista nel confronto tra provider e aziende di telecomunicazioni.

Anche in questo caso, senza voler rispondere al quesito, la neutralità è mito o realtà? E in un’accezione moderna di democrazia, che peso può avere una rete che non differenzia tra utilizzatori e garantisce un accesso diffuso?

Arriviamo al mercato. Qui l'obiettività dell’informazione si può declinare nel concetto di simmetria delle informazioni necessarie alla realizzazione di una transazione commerciale o di una relazione.

In uno scambio equilibrato e trasparente tra domanda e offerta di prodotti e servizi, conta la simmetria tra informazioni delle quali le parti sono in possesso.

In altri termini un mercato moderno – e anche qui, “democratico” oltre che trasparente – deve poter offrire un tendenziale equilibrio di partenza e possibilmente di arrivo tra i soggetti di transazioni e relazioni.

Questo implica regolatori efficienti, parti trasparenti e media il più possibile indipendenti e obiettivi nel raccogliere e diffondere informazioni e notizie. Come in un giro dell’oca, torniamo al punto di partenza: la necessità, e forse il mito, di una informazione obiettiva.

11 agosto 2016