Hashtag, parole e pietre

Gli hasthag possono essere pietre e far male. Questi cancelletti (#) che associamo a parole chiave (c.d. Informatiom carriers) per facilitare le ricerche sui social network hanno una carica virale capace di produrre conseguenze che vanno spesso oltre le intenzioni di chi li utilizza. E sì, lo dimostra il

“Social incendio” dopo il #fiorestaizitto scandito da Tiziano Ferro l’altra notte dal palco di San Remo nei confronti di Fiorello. Tutto è bene quel che finisce bene, perché c’è stata una pax televisiva a distanza di 48 ore. Ma le condizioni per una tempesta perfetta c’erano tutte: programma Tv tradizionalmente leader di ascolti, la battuta del cantante famoso che si è lamentato dei tempi in trasmissione con lo showman super popolare pronunciando “Hashtag Fiore stai zitto”, l’aggancio tra mass e social media.

Tutto ha congiurato ad accendere la polemica che ha visto Fiorello turbato e attaccato ferocemente su Twitter, frullatore per l’occasione degli istinti della blogosfera. Non resta che ricordare quanto poco siano “ironici” i social, nonostante la vulgata tradizionale che li dipinge come tali, e quanto sia facile perdere il controllo di una palla di neve (snowball effect) che quanto più rotola tanto più si ingrossa e si allontana dagli intenti di chi ha utilizzato per primo il “cancelletto”, magari per spirito.

Quando apriamo a distanza questo cancello che si affaccia sul mondo virtuale ma anche su quello reale, è sempre bene leggere con attenzione le istruzioni del telecomando. Gli hashtag in fondo sono parole, anche se viaggiano sugli schermi di TV, PC e telefoni, e le parole sono pietre.

Gianfranceso Rizzuti