3° tappa del Progetto “Vivi Internet, Al Sicuro” a Cagliari - Busia: “Attraverso progetti come questo si costruisce la cittadinanza digitale e la consapevolezza degli utenti”

Si è svolta a Cagliari il 24 e 25 ottobre la terza tappa del Progetto “Vivi Internet al Sicuro”, promosso da Google, Polizia Postale, Altroconsumo e Accademia Italiana del Codice di Internet (Iaic). Ad introdurre e a coordinare il convegno di lunedì 24 ottobre su “Le start-up e la protezione dei consumatori in Internet” è stato il Pro Rettore Vicario dell’Università di Cagliari, il Prof. Francesco Mola, che, nel portare i saluti del Rettore, ha segnalato come le sfide connesse alle nuove tecnologie disegnino scenari nuovi che da complessi diventano complicati, ma sui cui occorre confrontarsi, evitando chiusure di sorta e tracciando nuove frontiere per la ricerca.

 

Ad aprire il confronto della tavola rotonda, Gianmario Demuro, Assessore Affari Generali, Personale e Riforma della Regione Sardegna, il quale ha evidenziato come il tema delle start-up e della protezione dei consumatori in Internet sia paradigmatico del rapporto tra la capacità della regolazione e la velocità dell’innovazione in un contesto non soltanto nazionale, ma anche, e soprattutto, europeo e globale. A parere dell’assessore regionale, la sfida di fondo consiste nel garantire un sistema digitale il più possibile aperto che, in virtù dei principi di net neutrality e di interoperabilità delle piattaforme, possa eliminare il digital divide declinato oggi alla stregua di una violazione di un diritto fondamentale della persona. In questo contesto, ha evidenziato Demuro, bisogna interrogarsi sul ruolo che una Regione italiana, cui spettano compiti eminentemente attuativi di norme di livello sovraordinato, possa avere nel complesso contesto della mondo digitale. L’assessore ha ricordato come la Regione Sardegna sia stata la prima in Italia ad adoperarsi nella realizzazione di una rete a banda ultralarga di proprietà pubblica che consenta l’accesso ad Internet ai cittadini delle cosiddette aree bianche, delle zone, cioè, svantaggiate, nelle quali il privato non mostra interesse ad intervenire con investimenti e che, dunque, rimarrebbero tagliate fuori dai processi di digitalizzazione. “L’accesso ad Internet – ha affermato – deve essere affrontato dal potere pubblico come è avvenuto in passato per le ferrovie al fine di costruire una cittadinanza digitale”. L’On. Bruno Tabacci, segretario del Centro Democratico e già presidente della Regione Lombardia, in virtù della sua esperienza nella Commissione parlamentare per la Semplificazione, ha disegnato lo scenario delle moderne società nelle quali la massimizzazione della tecnologia porta a ripensare alcune categorie ma, al tempo stesso, richiama il ruolo originario della politica che è quello di guidare con equilibrio lo sviluppo, evitando censure. A parere dell’On. Tabacci, dunque, occorre valorizzare le grandi potenzialità che la rete offre ed affrontare il “rovescio della medaglia”, costituito dalla modernizzazione, mediante un’approfondita conoscenza delle nuove realtà digitali. “L’importanza dell’azione del governo e del parlamento sull’agenda digitale ha come “dirimpettaio” il cittadino oramai divenuto cittadino digitale – sottolinea Tabacci -  in un sistema internazionale fatto di vasi comunicanti che deve indurre ad un maggior civismo”. Nel passare in rassegna la normativa italiana, comunitaria ed internazionale in tema di tutela dei dati e di cyber sicurezza, Annamaria Mazziotto, dirigente del Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni, ha illustrato il ruolo e l’azione costante che la Polizia postale compie quotidianamente nel contrasto a svariate attività illecite commesse in Rete. Mazziotto ha segnalato come il cybercrime, ad esempio, stia crescendo per numero di attacchi, per livello di sofisticazione, per quantità di vittime ed entità dei danni economici arrecati. La Polizia Postale è chiamata quotidianamente ad arginare l’impiego a fini delittuosi di programmi di crittografia e di anonimizzazione sempre più sofisticati e che vengono impiegati negli ambiti più svariati, come lo sfruttamento sessuale, l’home banking, le violazioni del diritto d’autore, l’attacco a infrastrutture critiche e il cyber terrorismo. La Polizia Postale è, inoltre, assiduamente impegnata in progetti di sensibilizzazione sul tema della protezione dei dati personali, anche attraverso la collaborazione con i maggiori siti specializzati in vendite online. “La rivoluzione digitale in corso porta alla trasformazione di tutti i settori produttivi, sulla base dei nuovi modelli di elaborazione delle informazioni, di sperimentazione, produzione e distribuzione che proprio la tecnologia digitale consente. Il protagonista di questo scenario, c.d. “Industria 4.0”, insieme alle tecnologie abilitanti - IoT, robotica avanzata, ecc. - è sicuramente il dato, fulcro della data driven innovation”, ha affermato il Prof. Andrea Stazi - Public Policy and Government Relations Manager di Google.

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Stazi ha proseguito sottolineando che l’obiettivo della campagna “Vivi Internet, al sicuro” è dunque quello di sensibilizzare i cittadini rispetto alla gestione della protezione e della sicurezza dei propri dati personali. Se le istituzioni si occupano della disciplina dei dati personali, è importante da parte delle imprese un approccio etico e responsabile ai dati, anche attraverso iniziative che favoriscano la diffusione tra i cittadini di una vera e propria “cultura del dato”. Ciò soprattutto in favore dei più giovani, che devono essere formati al fine di prevenire e gestire i rischi emersi in rete. Fornire ai cittadini gli strumenti di conoscenza su quanto succede in rete e sui rischi, nonché fornire gli strumenti tecnologicamente più avanzati per gestire e controllare le informazioni restandone titolari - ecco in sintesi la ricetta di Google. “L’individuo deve essere in grado di controllare ciò che accade, quali dati vengono raccolti, che fine fanno e, se lo ritiene opportuno, anche non prestare  il consenso a determinati usi, nonché, se non è soddisfatto dell’uso dei dati da parte dell’operatore, portare via i propri dati e le informazioni personali verso un altro operatore: è la cd. portabilità dei dati, che Google ha introdotto da diversi anni ed ora è prevista a livello normativo nel nuovo Regolamento europeo sulla privacy” - evidenzia Stazi. Si deve quindi lavorare molto sulla cultura dei dati personali e sulla formazione. Ed è per tali ragioni - spiega Stazi - che Google ha scelto le università come sede di questi incontri. Formare i giovani a tutelarsi e a diffondere la formazione, incentivare il dialogo con le famiglie, cultura digitale e attenzione, dialogo e scambio di esperienze,  possono contribuire a ridurre al minimo i tristi casi di cronaca a cui recenti siamo stati abituati. A concludere i lavori, l'avv. Giuseppe Busia, Segretario Generale del Garante per la Protezione dei dati personali, il quale, nel suo ragionamento, è partito dal titolo del convegno del Progetto Vivi Internet al Sicuro: “start-up e protezione dei consumatori”. “Start-up e consumatori significano qualcosa di diverso rispetto a quello che noi abbiamo considerato e consideriamo come tale finora” ha affermato Busia. Da un lato, le start-up di oggi non sono solo più le imprese che nascono in un garage al di là dell’Atlantico, ma possono raggiungere, con grande facilità, una platea pressoché infinita di potenziali clienti, grazie alla rete Internet. Dall’altro, lo stesso consumatore ha subito una mutazione strutturale. Non si tratta di un consumatore spettatore, influenzato dalla pubblicità, ma del protagonista del processo produttivo, della formazione del bene e del servizio che richiede. Il rapporto consumatore-impresa non è più unidirezionale, ma bidirezionale. Un rapporto, quello tra consumatori e impresa – ha sottolineato Busia - in cui i confini spazio temporali sono caduti, come nei casi di Airbnb, Bla Bla Bla Car, Uber: piattaforme di sharing economy che avvicinano sempre più il consumatore e il prodotto, un po’ come avviene con le stampanti 3D, con cui è possibile creare gli oggetti su misura. In un contesto siffatto, assume centralità proprio il dato personale. E’ proprio il dato personale ad essere l’elemento base, il fattore di produzione e di distruzione della ricchezza come era in passato, la terra, il capitale e il lavoro, con la caratteristica precipua che è quella della trasferibilità da un capo all’altro del mondo. A parere di Busia, è il dato personale a diventare la leva della nuova economia, a costituire l’autentico patrimonio dall’ingente valore non solo economico, ma anche politico e geostrategico. Così come Amazon profila il lettore, a cui vengono proposti testi aderenti ai suoi gusti, anche il cittadino potrà in misura crescente subire una profilazione basata sulle sue idee politiche, sulle sue abitudini e sulle sue propensioni. Ad esempio, potranno essere inviati messaggi mirati in materia di sgravi fiscali nel caso i cui risulti che il cittadino svolge un’attività economica, oppure delle informazioni relativi alla sicurezza personale se, nei luoghi in cui vive, si sono verificati dei fatti di cronaca. cagliari-1Secondo il Segretario Generale Busia, nessuno può immaginare di combattere la nuova, moderna realtà in considerazione delle sorprendenti potenzialità che essa offre, ma occorre governarle per non farsi governare. La normativa sui dati personali cerca, infatti, di dare un assetto regolatorio a questa nuova realtà, garantendo il controllo sui propri dati anche rispetto all’uso fatto da terzi, con l’obiettivo di far emergere una nuova consapevolezza sul fatto che i nostri dati sono pezzi della libertà personale. E cerca, allo stesso tempo, di assicurare protezione ai dati personali rispetto agli attacchi e alla dispersione che in maniera sempre più frequente si registrano. Il Segretario Generale non ha mancato di ricordare l’introduzione del nuovo Regolamento europeo in materia di protezione dei dati personali (2016/679), già entrato in vigore, ma la cui la cui piena operatività si avrà a partire dal maggio del 2018.  “La nuova legge europea sulla protezione dei dati è importantissima poiché stabilisce il principio che le nuove norme si applicano a tutti coloro che trattano i dati dei cittadini europei indipendentemente da dove essi si trovino o abbiano scelto la loro sede legale o fiscale, nella consapevolezza che sono caduti i confini e che i vasi sono davvero comunicanti”. La sfida più difficile – ha concluso l’avv. Busia sottolineando l’importanza del progetto “Vivi Internet, al sicuro” – è quella culturale: “oggi nulla ha più realtà e concretezza del web e la sfida culturale è quella di formare cittadini consapevoli in grado di governare i dati che vengono scambiati, una sfida che riguarda tutti noi e ringrazio per questa importante occasione di dibattito perché grazie a questo si costruisce la cittadinanza digitale e la consapevolezza”.