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  • "Lettera ai figli mai visti", Corriere della Sera - 31 luglio 2015

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  • "Quegli embrioni scambiati", l'intervento dei Proff. Alberto Gambino ed Emanuele Bilotti sul Corriere della Sera

    di Alberto Gambinoed Emanuele Bilotti [*] La drammatica vicenda dello scambio di embrioni all’ospedale Pertini di Roma, dove una donna gestante si ritrova impiantati nell’utero due embrioni, suo malgrado fecondati artificialmente con i gameti di un’altra coppia, apre una serie di interrogativi giuridici che non è facile evadere, stante l’assoluta singolarità del caso e l’assenza di precedenti giurisprudenziali. Nel caso specifico l’accesso a una tecnica di fecondazione di tipo omologo, per errore, si è trasformata in una fecondazione di tipo eterologo, anzi di “doppia eterologa”, ossia con un embrione fecondato dai gameti di due soggetti estranei alla coppia che aveva richiesto l’accesso alla fecondazione. Vediamo con ordine qual è - a leggi vigenti - lo stato giuridico del bambino che, in questo caso, nasce. Secondo l’art. 8 della legge 40, i nati a seguito dell'applicazione delle tecniche di procreazione medicalmente assistita hanno lo stato di figli legittimi della coppia che ha espresso la volontà di ricorrere alle tecniche medesime. Essendo però stata prescelta dalla coppia la tecnica di tipo omologo, si potrebbe sostenere che viene meno il presupposto di applicabilità della norma, che è appunto il consenso a una tecnica specifica, quella omologa (tra l’altro l’eterologa era anche vietata dalla legge). Soccorre a questo punto il codice civile italiano che stabilisce che la filiazione si prova con l’atto di nascita nel quale è annotato il nome della donna che ha partorito il neonato. Si tratta di un accertamento “stabile”, non suscettibile di contestazione? Non c’è dubbio che per il legislatore del 1942 – ma il legislatore del 1975 e quello del 2012/2013 non hanno ritenuto di intervenire su questo punto – la prova del parto è sufficiente a integrare la prova della maternità della partoriente, e, dunque, ad accertare il rapporto di filiazione con questa. Tuttavia, sempre per il legislatore del 1942, colei che ha partorito è madre perché è anche colei che ha concepito il figlio. Questo dato è inequivocabile. È per questo, del resto, che si diceva mater semper certa: perché era impensabile che la partoriente fosse una donna diversa da colei che aveva concepito il figlio. È la generazione, cioè, la fattispecie costitutiva del rapporto di filiazione. La filiazione, in altri termini, si fonda sul dato biologico. Il progresso tecnologico ha reso ora possibile la non coincidenza tra chi ha partorito e chi ha generato il figlio. È quel che accade, col consenso, negli ordinamenti in cui è ammessa la c.d. maternità surrogata. Ma è quel che è avvenuto, di fatto, anche nel caso del Pertini. A causa di un errore, però, e, dunque, senza il consenso delle due donne coinvolte. La mancanza di consenso alla maternità surrogata – perché di questo si tratta – non sembra tuttavia che incida al fine di stabilire quale sia in questo caso la “verità” del rapporto di filiazione. Come nel caso della sostituzione di neonato, dovrebbe allora ammettersi la contestazione dello stato di filiazione risultante dall’atto di nascita e anche il conseguente reclamo di un differente stato di figlio. A meno che – ma questo è davvero un tema insidioso– non si assuma che le tecniche di fecondazione extracorporea comportino un’alea conseguente alla perdita del “governo” dell’atto fecondativo in capo alla coppia. Allora occorrerà mettere in conto che i “propri” embrioni possano talvolta sfuggire alla “rivendicazione” da parte di chi fisiologicamente ne ha perso il controllo. [*] Intervento pubblicato nell'edizione del "Corriere della Sera" del 30 aprile 2014. GambinoBilottiCorriere30aprile2014 1 maggio 2014
  • Cyber Security: l'attuazione della Strategia Italiana

    Sala Conferenze Piazza di Montecitorio n.123/A - Roma 7 maggio 2014 ore 9.00-13.00
    L'Italia ha una grande opportunità: promuovere un nuovo approccio strategico alla Cyber Security che risponda non solo alle necessità dell'Europa, ma che sia di vero supporto allo sviluppo dell'Agenda Digitale Italiana. Gli uomini chiave del settore pubblico ed esperti del settore privato si confronteranno il 7 maggio a Roma sulle priorità e sul piano di azione, con la partecipazione di Agostino Ragosa, Direttore Generale Agenzia per l'Italia Digitale, Andrea Rigoni, già Consigliere di Palazzo Chigi su Sicurezza dell'Agenda Digitale, Antonello Soro, Presidente Autorità Garante per la Protezione dei Dati Personali e Andrea Biraghi, Senior Vice President - Responsabile della Line of Business Cyber Security & Information Assurance di Selex ES. È possibile registrarsi all'evento seguendo questo link. LEGGI ANCHEVenti di (cyber)guerre: armi e strategie di difesa all’alba dei conflitti digitali” “Cyber security, pubblicata la strategia italiana” “Panoptesec, i primi passi del progetto sulla cyber security europea” “Cybercrimine sempre più “creativo”. E in Europa più di un utente su dieci ha subito violazioni di account social”  
  • ePayment for a digital life - Roma, 17 settembre 2015

    Cambiamenti culturali, normativi e nuovi trend nel Paese

    17 settembre

    ore 9.00 - 13.00

    Roma Eventi - Fontana di Trevi - Piazza della Pilotta, 4 - Roma

     9.00

    Registrazioni e Welcome Coffee

     9.30

    Saluto di benvenuto

    Gildo Campesato, Direttore, CorCom

     9.40

    L'evoluzione dei pagamenti elettronici in Italia: dall'ePayment al Mobile Payment

    Alessandro Perego, Responsabile Scientifico Osservatorio Mobile Payment & Commerce, Politecnico di Milano

    10.00

    Le innovazioni introdotte con la PSD2 e le nuove opportunità di business

    Roberto Garavaglia, Management Consultant & Innovative Payments Strategy Advisor - Responsabile Editoriale, PagamentiDigitali.it

    10.15

    Tavola Rotonda - Nuovi modi di pagare: capire e gestire il cambiamento nelle abitudini dei consumatori

    Sergio Boccadutri, Deputato PD, Camera dei Deputati

    Rita Camporeale, Dirigente, ABI

    Massimo Doria, Head of Payment Instruments and Services Division - Market and Payment Systems Oversight Department, Banca d'Italia

    Manolo Farci, Docente, Università di Urbino

    Marco Piepoli, Dirigente, MEF - Ragioneria Generale dello Stato

    Donatella Proto, Dirigente Divisione 1, MISE

    Stefano Quintarelli, Deputato, Camera dei Deputati*

    Modera: Alessandro Longo, giornalista

    11.00

    Tavola Rotonda - Tecnologie e applicazioni abilitanti per l'ePayment

    Claudio Carli, Marketing Director, Ingenico Italia

    Liliana Fratini Passi, Direttore Generale, Consorzio CBI

    Nicolò Romani, Head of Innovation Lab, SIA

    Modera: Mila Fiordalisi, Caporedattore, CorCom

    11.45

    Tavola Rotonda - Nuovi trend e scenari futuri tra Valute virtuali e Digital Wallet

    Maurizio Pimpinella, Presidente, Associazione Italiana Istituti di Pagamento e di Moneta Elettronica

    Federico Pecoraro, CEO, Robcoin

    Stefano Pepe, Consulente su monete matematiche, autore del libro "Investire Bitcoin"

    Andrea Rigoni, Partner di Intellium ed esperto di cyber security

    Modera: Alessandro Longo, giornalista

    12.30

    Interviene

    Maria Pia Giovannini, Dirigente, AgID

    13.00

    Chiusura dei lavori e lunch

  • I mercati del corriere espresso e della logistica fra innovazione e globalizzazione - Roma, 13 aprile 2015

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  • L'odio sul Web non ha radici digitali: caffè del Seicento e Radio "parolaccia" prima dei social network. Natale (portavoce Boldrini): "È indispensabile un'autoregolamentazione online"

    Su Radio Radicale l'analisi di un fenomeno sempre più attuale. Roberto Natale, ex presidente Fnsi: "Chi gestisce uno spazio dovrebbe tenerlo pulito". E se per Paolo Vigevano "Nelle telefonate che ci arrivavano nei primi anni Novanta c'erano i segni di ciò che stava maturando nella nostra società", il giornalista Alessandro Longo parla di "una parte della politica che cerca di limitare le potenzialità emergenti del Web" [caption id="attachment_5318" align="alignright" width="300"]Ascolta il podcast della puntata del 9 febbraio 2014 Ascolta il podcast della puntata del 9 febbraio 2014[/caption] Insulti, minacce e barbarie verbali, raccolti sotto un onnicomprensivo termine "odio", corrono sui social network. Ma la differenza la fanno il mezzo o le persone che lo "popolano"? Sembra convergere sulla seconda opzione l'analisi basata sugli esempi presentati nella puntata del 9 febbraio di "Presi per il Web", trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco PerducaMarco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Marco Ciaffone e Sara Sbaffi. Ospiti della trasmissione Roberto Natale, portavoce della presidente della Camera dei Deputati Laura Boldrini e già presidente della Federazione Nazionale della Stampa Italiana, Alessandro Longo, giornalista specializzato in nuove tecnologie che collabora, tra gli altri, con Repubblica, IlSole24Ore e Corriere delle Comunicazioni, e Paolo Vigevano, ex editore di "Radio Parolaccia", l'esperimento che la stessa Radio Radicale condusse a cavallo degli anni '90 permettendo a chiunque di intervenire telefonicamente a microfoni aperti e senza filtri sulle proprie frequenze. Ovviamente, a tenere banco è la cronaca che nelle ultime settimane ha visto rincorrersi da un lato le provocazioni lanciate dal Movimento 5 Stelle a mezzo blog e social network verso Boldrini, dall'altro le reazioni della stessa presidente della Camera fino all'annuncio arrivato da Alessandra Moretti del Partito Democratico in merito ad una proposta di legge sull'hate speech online che sarà presentata a breve. LEGGI "La rete ha bisogno di leggi speciali?" Appare curioso come l'aspro dibattito degli ultimi giorni trovi dei veri e propri precedenti riferiti ad altre epoche storiche e quindi ad altri mezzi di comunicazione. Un dato lampante se si rilegge un'intervista pubblicata su La Stampa il 19 novembre del 1993, nella quale Marco Pannella, rispondendo alle domande di Pierluigi Battista proprio in merito a "Radio Parolaccia", i cui eccessi avevano causato polemiche e sanzioni per l'emittente, affermava: "Nessun sociologo si prende la briga di studiare quello che c'è in quel gorgo di voci. La trasmissione fa venire fuori gli angoli torbidi e bui della nostra esistenza". Pannella coniava poi il termine "anonimia", quel fenomeno per il quale chi telefonava anziché sfruttare l'occasione di esporre un proprio "biglietto da visita"  sceglieva di partecipare a quel "numero infinito di fotocopie" nelle quali si usavano sempre le stesse 40-50 parole e dove variavano solo gli accenti. Ancor più eloquente in merito alle radici "sociali" e non tecnologiche di questo fenomeno è l'episodio storico riportato qualche giorno fa alla memoria da Mario Tedeschini Lalli; un proclama del re d'Inghilterra che nel 1675 decretava la chiusura dei caffè in quanto luoghi in cui si “inventavano e si propagavano notizie false, maliziose e scandalose, diffamatorie per governo di Sua Maesta e di disturbo della pace e della quiete del Regno”. Tutto ovviamente derivato dai fogli politici che circolavano all'interno di quei luoghi di incontro e dalle accese discussioni che da essi derivavano. "Avete letto o udito recentemente ragionamenti simili in occasioni simili?" chiede con ironia Tedeschini Lalli nel suo post prima di chiosare: "È evidente che, anche nell’Inghilterra del ‘600, chiudere un luogo di socializzazione perché lì 'si perde tempo' e 'si mormora' non serviva a niente e comunque non era possibile". "Quando iniziammo a ritrasmettere le telefonate che ci arrivavano - ha raccontato Vigevano - si è aperto uno spaccato del Paese che neanche immaginavamo. Iniziarono ad incrociarsi tra loro le tifoserie calcistiche con gli odi razziali, le discriminazioni territoriali e il terreno sul quale cominciava ad esistere la Lega Nord, in un mix di idee e insulti. Il tutto iniziò ad invadere le prime pagine dei giornali e molti invocarono la chiusura della Radio, fino ad un mandato di interruzione delle trasmissioni e il sequestro delle bobine, Ci ritrovammo con la polizia in radio, insomma. E per me ci fu anche l'inizio di un procedimento per vilipendio al Capo dello Stato, provvedimento bloccato dalla mancata autorizzazione a procedere del Parlamento. Ma dal nostro punto di vista ci trovavamo davanti a graffiti grazie ai quali avremmo potuto prevedere tutto quello che stava per succedere all'interno della società italiana". "Di sicuro - ha proseguito Vigevano - nell'ultima settimana abbiamo assistito a degli eccessi in rete, dove si perde il tradizionale concetto di responsabilità e ci si ritrova in una dinamica più da piazza, ma è anche vero che non si è mai visto un presidente della Camera rispondere con un insulto ad altri insulti. Nella piazza bisogna prendere contromisure diverse, e soprattutto introdurre contenuti di qualità per permettere alla moneta buona di scacciare quella cattiva". "Non ho capito quali sarebbero gli insulti pronunciati dalla Boldrini - ha risposto Natale - c'è da un lato chi ha scritto oscenità, minacce ed evocato stupri, dall'altro la presidente che ha risposto con un'espressione che alla luce di quanto era scritto su quei commenti era pertinente. Nessuno tuttavia sta parlando di mettere la polizia sul Web, c'è un problema di crescita e anche la vicenda che coinvolge la Boldrini non deve essere interpretata come vicenda personale ma come occasione per fare tutti insieme un passo avanti. In fondo, sono gli stessi temi contenuti nella lettera della Moretti, perché nel 90% dei casi troviamo critiche rivolte da uomini alle donne che fanno politica con modalità e toni che, quando ci si rivolge invece ad altri uomini, sono sempre meno incivili". "Ripeto - ha continuato Natale - nessuno pensa a vincolare la libertà d'espressione sulla rete, ma proprio per conservare la straordinaria occasione di libertà che ci regala, bisogna domandarsi se chi gestisce un blog, soprattutto un blog politico, non debba sentirsi responsabilizzato a mantenere il suo spazio pulito. Sono stupito che sul blog di Grillo a distanza di giorni continuano ad essere presenti espressioni irriferibili, benché come è ovvio e giusto il blog dica che sulla pagina non sono ammessi contenuti insultanti. Non devono esserci bavagli, ma occorre capire insieme come fare tutti un passo in avanti verso una maggiore civiltà. È su questo che occorre lavorare tutti insieme". "Negli ultimi anni c'è stato un crescendo di reazioni da parte della politica verso ciò che considerava libertà eccessiva del Web - è l'opinione di Longo - e questo perché la platea di chi può fare politica in senso lato è cresciuta e fa paura a molti. Vediamo quindi una contrapposizione di forze, con da un lato il Web che assume un ruolo politico sempre più forte e dall'altro la reazione di alcuni giudici e politici che puntano a tarpare le ali a questo fenomeno. Internet viene usato dai nostri politici in modo un po' vecchiotto anche se il trend di crescita è indubbio, ma quello che non sta succedendo è la crescita della consapevolezza da parte di tutti che è necessario utilizzare in modo consapevole lo strumento per interagire con la politica ed essere politica. C'è poi una parte del giornalismo che sta dando più attenzione agli eccessi che avvengono sul Web piuttosto che ad altro distorcendo un fenomeno più ampio". "È di sicuro un vizio del nostro giornalismo - ha asserito Natale - considerare non ciò che è più interessante, ma ciò che è più eclatante, ciò che genera l'effetto curva dello stadio, e in questo senso ci si ritrova spesso a concentrarci su ciò che accade tra i commenti in calce ai post. Ma a differenza di quando nei commenti degli utenti si riversano le oscenità nell'ultimo episodio era il blog stesso a porre una domanda che ha scatenato le reazioni. Ma ribadisco: cerchiamo di cogliere questa occasione per crescere a livello culturale, un'autoregolamentazione è indispensabile". Immagine in home page: Clasf.it 10 febbraio 2014
  • Stampe tridimensionali per Van Gogh, nasce l'ibrido tra autentico e falso - Corriere della Sera, 4 ottobre 2013