DIMT.IT - diritto

  • Master universitario di secondo livello in “Diritto della concorrenza e dell’innovazione”, al via il 20 marzo la terza edizione

    Prenderà avvio il prossimo 20 marzo la terza edizione del Master universitario di secondo livello in “Diritto della concorrenza e dell’innovazione” co-organizzato dall’Università LUISS Guido Carli e dall’Università Europea di Roma. Il Master, che si svolgerà presso l’Università LUISS Guido Carli, a Roma, offre un elevato grado di specializzazione nelle materie della Proprietà Intellettuale ed Industriale, del Diritto della Concorrenza ed Antitrust e del Diritto delle Comunicazioni. Si rivolge ed è particolarmente adatto a neolaureati, giovani professionisti e professionisti, nonché a funzionari, responsabili e dirigenti di imprese che intendono rafforzare le proprie competenze nelle discipline afferenti al mercato ed, in particolare, alla proprietà intellettuale, al diritto della concorrenza e al diritto delle comunicazioni. Il corso ha carattere trasversale ed interdisciplinare, coniugando competenze giuridiche ed economiche. Ha un taglio pratico, soffermandosi sulle evoluzioni sostanziali delle materie oggetto del Master, sugli indirizzi giurisprudenziali più significativi e su alcuni profili di intersection di più stringente attualità tre le diverse discipline trattate. Il Master è suddiviso in tre Moduli didattici: I Modulo: Proprietà intellettuale Nel primo Modulo saranno trattati temi afferenti al Diritto della Proprietà Intellettuale ed Industriale tra i quali i fondamenti del diritto delle invenzioni e dei brevetti, il Know-how e la protezione del segreto industriale, la tutela di diritto d’autore, l’industrial design, la funzione, i requisiti ed il management dei marchi d’impresa, le denominazioni di origine e la tutela del “made in Italy”, i profili di intersezione tra disciplina e diritti di proprietà intellettuale e diritto Antitrust, i rapporti tra Cloud Computing, diritto d’autore e privacy. Il primo Modulo coincide con il “Corso di Perfezionamento in Diritto e Gestione della Proprietà intellettuale, della Concorrenza e delle Comunicazioni”. II Modulo: Antitrust Il secondo Modulo del Master approfondirà temi fondamentali del Diritto Antitrust, tra i quali il potere di mercato ed il Welfare, le fonti e le istituzioni del Diritto Antitrust, la posizione dominante e le fattispecie di abuso, le concentrazioni tra imprese tra regolazione e Antitrust, le intese restrittive della concorrenza, i poteri di enforcement delle Autorità Antitrust, nonché gli orientamenti e le linee di tendenza Antitrust che si stanno delineando nei mercati regolamentati e non- regolamentati europei e nord-americani. III Modulo: Comunicazioni Nel terzo Modulo del Master saranno approfonditi temi inerenti al Diritto delle Comunicazioni, quali, tra l’altro: i profili tecnici, economici e regolatori delle comunicazioni elettroniche e dei media audiovisivi, la disciplina nazionale, europea ed internazionale delle comunicazioni elettroniche e dei media audiovisivi, la disciplina e gestione dei servizi e contenuti digitali, i profili evolutivi dell’ICT 2.0. Direttore: Gustavo Olivieri Condirettore: Gustavo Ghidini Comitato Scientifico: Gustavo Olivieri, Gustavo Ghidini, Angelo Marcello Cardani, Valeria Falce, Alberto Maria Gambino, Federico Ghezzi, Michele Grillo, Mario Libertini, Roberto Pardolesi, Giovanni Pitruzzella, Andrea Stazi, Vincenzo Zeno- Zencovich. Coordinatore scientifico: Valeria Falce Referente per la didattica: Eleonora Sbarbaro Per informazioni ed iscrizioni è possibile contattare la sezione Post Lauream dell'Università LUISS Guido Carli (Viale Pola, 12, Roma) alla casella di posta elettronica Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo. o al telefono 06 85225579. 20 febbraio 2015
  • "Autonomia del diritto e sistemi sociali", lezione Prof. Alberto Febbrajo - Venezia, 29 settembre 2015

    Consulta il programma

  • "Concorrenza e crescita, il ruolo delle Autorità Antitrust", il Convegno nell'ambito del Master in "Diritto della concorrenza e dell'innovazione" Luiss Guido Carli - Università Europea di Roma

  • "Dal Diritto romano al Diritto europeo", la lezione del Prof. Francesco Paolo Casavola presso l'Università Europea di Roma

    Di seguito il video della lezione tenuta dal Prof. Francesco Paolo Casavola presso l'Università Europea di Roma il 6 maggio 2015 a conclusione del corso di Fondamenti romanistici del Diritto europeo (Istituzioni di Diritto romano) dei Proff. Lorenzo Franchini e Antonio Palma. 8 maggio 2015
  • "Diritti d'arte in cerca d'autore", terza edizione degli "Stati generali dell'autore" - Roma

    statigeneraliautore

    Giovedì 18 dicembre

    ore 10

    Grand Salon, Villa Medici, Académie de France

    Viale Trinità dei Monti 1

    Roma

    Consulta il programma

  • "Diritti TV del calcio, possibile accordo anti-concorrenziale", l'articolo della Prof.ssa Valeria Falce sulla Rivista di Diritto Sportivo

    Come noto, con provvedimento pubblicato il 19 maggio 2015, l’Autorità garante della Concorrenza e del Mercato (“AGCM”) ha avviato un’istruttoria nei confronti della Lega Nazionale Professionisti di Serie A (“Lega”), dell’advisor di quest’ultima Infront Italy S.r.l. (“Infront Italy”), nonché di Sky Italia S.r.l. (“Sky”), Reti Televisive Italiane S.p.A. (“RTI”) e Mediaset Premium S.p.A. ( “Mediaset”), volta ad accertare l’attuazione da parte di tali soggetti di una presunta intesa restrittiva della concorrenza, contraria all’art. 101.1 del Trattato sul Funzionamento dell’Unione europea (TFUE), nel mercato dei diritti televisivi sportivi. Nel provvedimento di avvio l’AGCM ha, in particolare, ipotizzato, sulla sola base di alcune notizie di stampa apparse nel mese di febbraio 2015, che le imprese sopra indicate abbiano concluso “accordi spartitori” nell’ambito della procedura di gara per l’assegnazione dei diritti televisivi per il Campionato di calcio di serie A nel triennio 2015-2018.

    L’articolo della Prof.ssa Valeria Falce sulla Rivista di Diritto sportivo

    12 giugno 2015
  • "Diritto d'autore: Parlamento chiarisca che Agcom è deputata alla tutela"

    Alberto Gambino (Accademia Italiana Codice Internet): “Vorrei che non sfuggisse che il tema è più ampio di questa vicenda che è stata trascinata malamente davanti alla Corte Costituzionale, anzi per certi versi se dalla Consulta dovesse uscire una decisione di inammissibilità si torni comunque sull’argomento in sede parlamentare”.

    Corriere delle Comunicazioni - 12 ottobre 2015

  • "Diritto d’autore e libertà di espressione sul web davanti alla Corte costituzionale", oggi a Milano

    Poster9ottobre
  • "Diritto e tecnica: in dialogo con Emanuele Severino e Luigi Mengoni”, lezione dottorale del Prof. Natalino Irti - Bologna, 4 dicembre 2015

    lezioni 2015-DottScienzeGiuridiche
  • "Etica, proprietà intellettuale e tecnologia", la lectio del Prof. David Lametti a Roma [Video]

    Di seguito il Professor David Lametti della McGill University riassume i contenuti della lectio tenuta nella mattina di lunedì 15 settembre a Roma nell'ambito di un Intellectual Property breakfast su "Etica, proprietà intellettuale e tecnologia". Per un approfondimento si rimanda al paper del Prof. Lametti "Laying Bare an Ethical Thread: From IP to Property to Private Law?", disponibile subito dopo il video. 15 settembre 2014
  • "Fede nel diritto. A margine di un saggio a lungo inedito di Piero Calamandrei", estratto di un intervento del Prof. Enrico Moscati sulla Rivista "Iustitia"

    Pubblichiamo di seguito l'estratto di un intervento del Professor Enrico Moscati sulla Rivista Iustitia. 27 ottobre 2014
  • "Hadopi, nessuna deterrenza dal three strike". I risultati di uno sondaggio condotto sugli utenti francesi

    "La probabilità di essere individuati come fruitori di contenuti illeciti non ha alcun impatto sulla decisione di intraprendere azioni di pirateria digitale". Si legge nei risultati di uno studio condotto da quattro ricercatori dell'Università del Delaware e dell'Università di Rennes in merito ai risultati della "legge Hadopi", la norma introdotta in Francia nel 2009 e che fino a pochi mesi fa prevedeva la disconnessione per gli utenti sorpresi per tre volte a fruire di contenuti pirata. Secondo il report (in fondo la versione integrale) la disciplina del "three strike" non avrebbe in alcun modo inciso sull'intensità delle violazioni. Michael Arnold (University of Delaware), Eric Darmon (University of Rennes), Sylvain Dejean (University of La Rochelle), e Thierry Penard (University of Rennes) hanno realizzato lo studio tramite un sondaggio rivolto a 2mila utenti transalpini: "I nostri risultati indicano che non c'è alcun effetto deterrente sostanziale garantito dalla legge e che, al contrario, gli utenti più informati in merito alla sorveglianza attuata dalle autorità su reti come quelle P2P si spostano su altre piattaforme e canali non monitorati". Il 37,6% degli intervistati ha ammesso di aver fruito di download illegale, con il 22% di utilizzatori di reti P2P e il 30% di "canali alternativi". Il 16,4% di coloro che hanno messo in atto download illegali ha ricevuto un avvertimento dalla Commissione Hadopi. L'aumento delle vendite di contenuti legali nel periodo di riferimento, continua lo studio, sarebbe da attribuire non alle politiche repressive ma a quelle educative. Un giudizio severo per una norma che in quattro anni è stata pressoché smantellata dopo una lunga serie di opposizioni e incidenti di percorso. IL PERCORSO - Dopo una prima versione giudicata incostituzionale nel luglio 2009, la legge entrava in vigore nel 2010 insieme al progetto che mirava ad incentivare l''uso di piattaforme di download legali grazie a sconti del 50% per i residenti francesi tra i 12 e i 25 anni tramite accordi con le case discografiche ed un impegno economico dello Stato di circa 25 milioni di euro, la legge è finita subito nell'occhio del ciclone con l'arrivo dei primi dati: se un sondaggio pubblicato dal quotidiano La Tribune nel novembre 2010 parlava di un importante effetto deterrenza, con il 53% degli utenti transalpini pronti a dichiarare di aver rinunciato allo scaricamento illegale per paura delle nuove normative, poco prima di Natale 2010 arrivavano direttamente dalla bocca del segretario generale dell'Haute Autorité importanti statistiche: sarebbero state 100mila le email spedite fino a quel momento, con un numero giornaliero che andava dalle 550 alle 4mila missive elettroniche; dunque, media di duemila al giorno, molto meno delle diecimila fissate come obiettivo al lancio della legge. Insoddisfatti sia i rappresentanti dei detentori di diritti (che stimavano in 25mila al giorno le mail da inviare) sia il governo; entrambi proponevano così all'Hadopi di implementare un meccanismo di automazione per la spedizione delle missive, meccanismo che ne avrebbe aumentato sensibilmente il numero. Nelle stesse ore arrivavano i modesti dati sull'utilizzo delle carte prepagate che il governo aveva messo a disposizione per usufruire di quello sconto del 50% sugli acquisti legali di cui si parlava poco più su. Nel luglio 2011 nuove statistiche rendevano noto che sarebbero state 18,3 milioni le infrazioni riscontrate dalle autorità transalpine e 470mila le missive spedite, anche se nessun utente risultava ancora vittima di sanzione (né multe né disconnessioni). Alla metà gennaio 2011 iniziavano comunque ad essere spedite, questa volta a mezzo posta ordinaria, le lettere contenenti il secondo avvertimento: "il vostro accesso Internet è stato di nuovo utilizzato per commettere fatti, constatati per processo verbale, che possono costituire un'infrazione penale" Tuttavia, già mesi prima il Nouvelle Observateur riferiva che l'allora presidente Nicolas Sarkozy, pur ribadendo la necessità di una legge mirata alla repressione, avesse espresso la volontà e il bisogno di rivederla e aggiustarla in qualche parte. Alla fine di aprile 2011 il presidente francese ribadiva il concetto parlando di alcuni "errori" presenti nella normativa, posizioni tuttavia smentite  quasi subito dall'Eliseo. Un nuovo rapporto arrivava ad ottobre 2011 su tutta l'attività dell'anno precedente; da esso si evinceva come fossero stati inviati 650mila primi avvisi e 40mila secondi, mentre fossero circa sessanta gli utenti a rischio disconnessione. Si notava come alla diminuzione delle violazioni a mezzo peer to peer corrispondesse un aumento del download diretto e dello streaming di circa il 35%. Alla fine di ottobre 2011 il garante per la privacy transalpino dichiarava legittime le pratiche di investigazione e notifica della Commissione speciale, ma una pesante bocciatura all’Hadopi arrivava nell’agosto 2012 per bocca del ministro della Cultura transalpina nel nuovo governo Hollande, Aurélie Filippetti, che affermava: “Una cosa è sicura, Hadopi non è riuscita nel suo obiettivo di sviluppare una distribuzione legale dei contenuti". E annunciava una riduzione del budget per la commissione antipirateria. Nel settembre 2012, la prima “vittima” di Hadopi. Ancora, il “magro bilancio” alla fine del 2012. Nel gennaio 2013 si palesava come il passaggio per i “three strike” non fosse un obbligo di legge ma solo una possibilità per le autorità antipirateria: un giovane veniva infatti condannato a pagare una risarcimento alla federazione dei distributori cinematografici senza aver ricevuto alert in merito alla sua attività di file sharing. Nel luglio 2013 la possibilità di disconnettere gli utenti veniva definitivamente accantonata. A settembre dello scorso anno iniziava il passaggio di consegne tra la commissione Hadopi e il Consiglio superiore dell'audiovisivo transalpino.
    Aver concentrato le proprie risorse nel tentativo di dissuadere con norme severe i singoli utenti da comportamenti illegali sembra essere stato il vero vulnus della norma, una occorrenza più volte ribadita, nel nostro Paese, dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni nel percorso che ha portato all'approvazione del regolamento antipirateria licenziato lo scorso dicembre.
    Lo stesso presidente dell'Agcom, Angelo Marcello Cardani, in un'audizione di qualche giorno fa alla Camera dei Deputati ha dichiarato: "Politiche a senso unico, che guardino solo all’aspetto repressivo del fenomeno, sono destinate a fallire, come dimostra l’esperienza francese della legge Hadopì. Tale legge si è rivolta all’utente finale, mettendo in contrapposizione il consumatore rispetto al produttore, con un approccio del tutto diverso dal modello individuato dall’Agcom: il regolamento dell’Autorità, difatti, non coinvolge in alcun modo il downloading, lo streaming e il peer-to-peer".
    Foto in home page: Automation-drive.com 24 gennaio 2014
  • "Hidden From Google", i link rimossi tornano dall'oblio. Ma un clone europeo non avrebbe vita facile. Intanto a Bruxelles la riunione tra Garanti e aziende

    Sono passati poco più di due mesi dalla sentenza con la quale la Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha stabilito che il gestore di un motore di ricerca online è responsabile del trattamento dei dati personali che appaiono su pagine web di terzi, dotando così i netizen europei della possibilità di richiedere a Google la rimozione dai risultati di ricerca di link nell'ambito del diritto all'oblio. Dopo aver manifestato la propria "delusione" per la decisione della CGUE, i vertici di Mountain View si sono rimboccati le maniche e, dopo aver messo a disposizione degli utenti un apposito form per le richieste di rimozione (esempio che Microsoft si prepara a seguire con il suo motore di ricerca Bing) e aver aperto una sorta di sondaggio per sapere cosa pensano gli utenti della sentenza, hanno annunciato la creazione di un comitato consultivo di esperti che dovrà aiutare nella valutazione di quali richieste di rimozione debbano essere accolte e quali invece no tra le migliaia che sono piovute su BigG già nelle ore successive al pronunciamento della Corte. Un percorso tutt'altro che pacifico alla luce della serie di diritti fondamentali che entrano in ballo e che sollevano dubbi sull'opportunità di rimettere la valutazione del loro bilanciamento in capo ad un'azienda privata. Ulteriore motivo di dibattito è il fatto che le informazioni rimosse dai motori di ricerca restano online sui siti che le hanno originariamente pubblicate, spesso causando un "effetto Streisand" per i contenuti degli stessi, senza contare le possibilità di rintracciare i link rimossi tramite i servizi che operano al di fuori dei confini dell'Unione Europea. hiddenfromgoogle2Ed è proprio su questi ultimi due versanti che si muove "Hidden From Google", un semplice sito che raccoglie i link rimossi dal motore di ricerca. Messo a punto dallo sviluppatore americano Afaq Tariq, il sito presenta un elenco che si compone grazie alle segnalazioni che arrivano dagli utenti, i quali possono così partecipare in crowdsourcing a quello che viene definito come un "archivio delle azioni di censura". Un'iniziativa che in Italia, come in qualunque altro Stato membro, non sarebbe tuttavia semplice come per Tariq. Nel caso in cui si volesse aprire una omologa raccolta all'interno dei confini del Vecchio Continente, infatti, si potrebbe infatti finire per essere identificati come nuovi titolari di trattamento. Per il cittadino che aveva richiesto la rimozione dei link dai risultati di ricerca di Google si aprirebbe così la possibilità di richiedere all'admin di uno "European Hidden From Google" una nuova rimozione, dal cui diniego potrebbe scaturire una richiesta alla giustizia ordinaria o al Garante Privacy del proprio Paese. Tornando a più generali valutazioni, come era facile prevedere all'indomani della sentenza, dunque, non sembra che le autorità del Vecchio Continente possano esimersi dal mettere a punto un nuovo quadro normativo entro il quale dovrà essere esercitato il diritto all'oblio così come riconosciuto in maggio dalla CGUE; a tal proposito, il Gruppo di Lavoro dei Garanti Privacy europei "Articolo 29" si riunirà a Bruxelles il 24 luglio per discutere proprio di "linee guida coordinate e coerenti sulla gestione dei reclami degli individui che possono essere presentate alle autorità in caso di risposte negative pervenute dai motori di ricerca per la richiesta di rimozione dall'indicizzazione". Al tavolo con le Authority anche i rappresentanti di Google, Bing e Yahoo. LEGGI "Google e diritto all’oblio, Giuseppe Busia (Garante Privacy): 'Stabilito un principio sulla competenza territoriale'. Il Prof. Gambino: 'Richiesta ai motori di ricerca è tutela estrema e subordinata, ma aspetti positivi per tutela delle fragilità' " "Uno, nessuno e centomila: tra reputazione online e diritto all’oblio. Montuori (Garante Privacy): 'Importante capire il diritto alla contestualizzazione dell’informazione' " 23 luglio 2014
  • "I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita", i video degli interventi

    Di seguito le registrazioni video integrali degli interventi che hanno animato il convegno “I nuovi diritti dei consumatori alla prova della negoziazione assistita. D.Lgs. n. 21/2014 e D.L. n. 132/2014 a confronto”, evento che ha avuto luogo lo scorso 10 ottobre presso la Sala Europa della Corte d’Appello Penale di Roma. 7524291A presiedere i lavori il Professor Avv. Alberto Gambino (Università Europea di Roma), Ordinario di Diritto Privato e Direttore della Scuola di Specializzazione per le Professioni Legali, e la moderazione affidata all’Avv. Luisa Taldone, Vice Segretaria dell'ANF Roma. Nell’occasione è stato presentato il volume edito da Giappichelli “I nuovi diritti dei consumatori. Commentario al D.Lgs. n. 21/2014“, a cura del Prof. Gambino e dell’Avv. Gilberto Nava.   "Gli obblighi di informazione a tutela del consumatore" Cons. Lorenzo Delli Priscoli, Magistrato della Suprema Corte di Cassazione   "Poteri e modalità di intervento dell’AGCM" Dott. Giovanni Calabrò, Direttore Generale per la Tutela del Consumatore, AGCM   "I contratti on line" Prof.ssa Giusella D. Finocchiaro, Ordinario di Diritto Privato, Università Alma Mater Studiorum di Bologna   "La negoziazione assistita di cui al D.L. n. 132 del 2014" Prof.ssa Filomena Santagada, Associato di Diritto Processuale Civile, Università Europea di Roma   "La nuova disciplina del teleselling" Avv. Gilberto Nava, Docente di Intellectual Property and Competition Law, Università Europea di Roma     "Il diritto di recesso nei contratti a distanza alla luce del D.Lgs. n. 21/2014" Avv. Marco Scialdone, Redattore DIMT   Conclusioni Prof. Francesco Ricci, Ordinario di Diritto Privato, Università Lum Jean Monnet di Bari 16 ottobre 2014
  • "Il Canada è un magnete per i siti pirata", l'attacco delle associazioni Usa. Che spingono l'Italia fuori dalla watch list dello Special 301

    "Il Canada resta la patria di alcuni dei più famosi siti Internet dedicati alla pirateria". È così che la statunitense International Intellectual Property Alliance (IIPA) punta il dito contro i vicini del Nord, accusati di non fare abbastanza contro la condivisione massiva di file protetti da copyright. L'occasione è l'invio dei suggerimenti dell'associazione all'Office of the United States Trade Representative (USTR), impegnato nella messa a punto dello Special 301 Report per il 2014, il documento nel quale vengono indicati i Paesi da tenere d'occhio in materia di protezione dei diritti di proprietà intellettuale. Il Canada, già finito nella watch list dello scorso anno, viene indicato come "magnete per i furfanti che gestiscono spazi che attraggono milioni di utenti impegnati in download illeciti di film e musica ". L'IIPA, che include veri e propri colossi dell'antipirateria come MPAA e RIAA, raccomanda così al Governo statunitense una chiara azione di pressione nei confronti delle autorità di Ottawa affinché provvedano ad una più efficace lotta alla pirateria digitale, compresi incentivi legali per gli Internet Service Provider volti a renderli maggiormente partecipi della lotta agli spazi di condivisione illecita. Italia fuori dalla watch list Se l'Ucraina viene indicata come primo Paese da monitorare, si registra un cambio di atteggiamento nei confronti dell'Italia; il nostro Paese, da anni nella watch list dei "cattivi", viene inserito insieme alla Spagna tra quelli da sottoporre ad una fase di revisione della loro posizione. Il motivo è semplice: l'imminente entrata in vigore del regolamento antipirateria messo a punto dall'Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, i cui effetti andranno testati per decidere se togliere definitivamente l'Italia dall'elenco dei paesi che non si spendono abbastanza per la difesa del copyright. Il regolamento Agcom viene descritto in maniera dettagliata nelle raccomandazioni dell'IIPA, che si dice "favorevole ai nuovi meccanismi di cooperazione tra operatori delle telecomunicazioni e industria" volti a rendere più efficaci e sistematici quegli interventi che, fino a questo momento, erano demandati alla "buona volontà" di pochi privati. Tra Cyberlocker e San Marino  "Il livello di pirateria complessivo nel Paese, durante il 2013, è rimasto stabile - si legge nel documento relativo all'Italia - e questo nonostante le azioni intraprese a livello di polizia e giudiziario. La ragione va ricercata nel fatto che molte dinamiche illecite vengono generate su spazi che non possono essere raggiunti dalle autorità italiane, come ad esempio i cyberlocker ospitati sui server esteri e le grandi reti di P2P, anch'esse facenti riferimento a spazi al di fuori dei confini nazionali". Tra le cause dell'alto tasso di pirateria vengono menzionate anche le "inadeguate leggi antipirateria" di San Marino e l'abitudine di gran parte di aziende e professionisti all'utilizzo di software non originali. "A partire dal 2011 - sottolinea l'IIPA - il tasso di pirateria software in Italia si è avvicinato al 50%, ben oltre la media europea ed equivalente ad un giro d'affari di circa due miliardi di dollari". Decisivo, infine, il ruolo della criminalità organizzata nello smercio di materiale audio-video pirata su supporti fisici. Foto in home page: Wikimedia.org 12 febbraio 2014
  • "Il diritto come discorso", presentazione del volume del Prof. Aurelio Gentili

  • "Il diritto come discorso", presentazione del volume del Prof. Aurelio Gentili - Genova, 26 settembre 2014

  • "Il diritto d’autore nell’informazione" - Parma, 15 dicembre 2014

  • "Il diritto del Web", la presentazione di Montecitorio, Giacomelli: "Favorire il dialogo tra Europa e Stati Uniti"

    "Ancora in Europa non riusciamo ad avere una direttiva che instauri una cooperazione sulla cybersecurity. Ognuno dei 28 Paesi pensa di poter giocare da solo un ruolo da protagonista. E così assistiamo al paradosso che la minaccia più forte all'Isis arriva da Anonymous". Così Antonello Giacomelli, Sottosegretario allo Sviluppo economico con delega alle telecomunicazioni, concludendo la presentazione del libro "Il diritto del Web. Casi e materiali" di Maurizio Mensi e Pietro Falletta, incontro che ha avuto luogo nella mattina di mercoledì a Montecitorio. "Internet - ha proseguito Giacomelli - ha posto in discussione tutto quello che era il sistema che conoscevamo nel diritto e ha posto in discussione quello che nella gerarchia nelle fonti era un fondamentale, ossia il precedente. Non dobbiamo inoltre dare per scontato l'attuale assetto della rete, basti pensare ai Paesi che vorrebbero mettere a punto delle sorta di intranet nazionali. Ma ci sono diversi modi di affrontare le questioni, e noi non abbiamo mai condiviso l'approccio muscolare e gladiatorio di chi pensa che gli Over the Top siano il nemico; abbiamo invece cercato di porre l'Italia come apripista del dialogo e della cooperazione con loro così come dell'Europa con gli Usa, con i quali condividiamo un impianto valoriale e siamo tra i maggiori sostenitori della riforma della governance avviata dal presidente di ICANN Fadi Chehade. È altrettanto importante che gli stessi OTT stiano raggiungendo accordi con altri attori su temi cruciali come, ad esempio, la tutela del diritto d’autore. Google ad esempio sta chiudendo importanti accordi con gli editori per l'utilizzo delle opere (Mediaset, Fieg). Il Garante per la privacy ha stretto un accordo con Google, che ha previsto anche la verifica della sua implementazione che Google si è impegnata a garantire. Non è la soluzione a tutti i problemi ma è la strada giusta. Stiamo parlando con realtà che hanno un modello di business e sviluppano progetti nel nostro Paese, modelli positivi con cui dobbiamo integrare quelli delle imprese italiane. Su un altro fronte, se non siamo disposti a cedere pezzi di sovranità all'Europa, l'Europa non sarà mai protagonista". CUFhIsRWwAAG1XO.jpg-largeIl lavori sono stati introdotti dal deputato Pd Anna Ascani: "È da tempo decaduta la distinzione tra ciò che accade online e ciò che accade offline, uno stato di cose che non manca di investire il lavoro delle istituzioni e del Parlamento. Troppo spesso ci fermiamo sulla dimensione economica del Web e molto poco sulla dimensione del diritto. Ne abbiamo discusso in aula con le mozioni sulla Dichiarazione dei diritti, è il momento di capire cosa sia il diritto del Web e perché è importante metterlo al centro dell'attività del Parlamento". Con la moderazione di Francesco Nicodemo, consulente per la comunicazione del Governo, ha preso avvio la tavola rotonda su La libertà di espressione on-line, aperta dall'intervento di Giancarlo Montedoro, Direttore Ufficio per gli affari giuridici e le relazioni costituzionali della Presidenza della Repubblica: "La regolazione deve accompagnare lo sviluppo delle tecnologie, non deve essere ossessiva, non deve scivolare in sovra-regolazione". E sulla democrazia deliberativa abilitata dagli strumenti digitali: "Vi è un rapporto complessivamente da ripensare tra democrazia rappresentativa e diretta". Per Andrea StaziPublic Policy and Government Relations Manager per l'Italia di Google, "Un primo aspetto che ritengo opportuno sottolineare è quello delle grandi opportunità offerte dal digitale, sotto molteplici profili: relazioni sociali, ricerca e sviluppo, democrazia e libertà di espressione, pluralismo e creatività, scambi commerciali e crescita economica. Evidentemente la diffusione della rete implica anche dei rischi, ma occorre d'altronde evitare che concentrarsi esclusivamente sulle questioni giuridiche faccia perdere occasioni di innovazione e crescita come quello dell'industria 4.0, al momento ancora oggetto di limitata attenzione in Italia rispetto ad altri Paesi. Il modo migliore per discutere delle regole, data la natura sovranazionale della rete, è continuare sul fronte della cooperazione internazionale, che si basi su una cultura condivisa, soprattutto tra i Paesi sulle due sponde dell'Atlantico. In questo scenario il ruolo delle istituzioni resta centrale, perché sono loro ad essere depositarie dei principi fondamentali di riferimento e che permettono di armonizzare i diversi diritti rilevanti. Altrettanto fondamentale è l'adozione di un approccio multistakeholder, che consenta di coinvolgere tutti i soggetti pubblici e privati interessati nel dibattito sulle regole della rete". "Naturalmente - ha proseguito Stazi - in questo momento tutti noi abbiamo la tendenza ad avere maggiore attenzione alla sicurezza personale, ma la sfida anche oggi rimane la stessa, quella di garantire il rispetto dei diversi diritti fondamentali rilevanti. Ciò anche con l'aiuto degli strumenti messi a disposizione dalla tecnologia: penso a strumenti come la crittografia e agli altri mezzi tecnici che permettono alle comunicazioni di essere sicure e riservate. Non ci può essere privacy senza sicurezza delle comunicazioni, e la sicurezza attraverso strumenti come l'encryption può servire al bilanciamento tra interessi e diritti fondamentali".

    Antonio Palmieri, deputato di Forza Italia, ha proseguito il dibattito sul fronte della sicurezza: "Un filo rosso del libro è rappresentato dal fatto che Internet non è un mondo a parte rispetto al resto della vita e quindi non si può sottrarre questo ambito della vita dalla lotta al terrorismo islamista, ma senza arrivare all'estremo di affermare che questo aspetto è tanto fondamentale che vale tutto pur di arrivare all'obiettivo. Altra premessa è sull'equilibrio tra la necessità di una lotta con strumenti tecnologici e la tutela della libertà e della privacy dei singoli. Infine, credo questo sia un conflitto che si vincerà sul piano militare ma anche su quello sociale e culturale. E vengo alle idee che ne conseguono: sono favorevole a misure drastiche che limitino la libertà online di singoli individui, sono cioè favorevole ad azioni mirate e non alla pesca a strascico. E dunque occorre rafforzare accordi con operatori, OTT e telco perché in caso di bisogno si possa intervenire con assoluta celerità. Servono poi più fondi per esperti e mezzi per polizia postale e intelligence, perché occorre monitorare account sensibili. Inoltre, dobbiamo capire se l'azione di Anonymous contro l'Isis abbia una utilità o rischia di essere sterile; per me è più importante monitorare che sterminare account che poi vengono ricreati. In questo senso, occorre una grande azione di contro-propaganda, chiedendo aiuto alle comunità islamiche che non si riconoscono affatto con il terrorismo islamista".

    Il deputato Pd Paolo Coppola ha affermato così che "Ci sono cose che il digitale permette di fare, ma non è detto che noi dobbiamo permettere che vengano fatte. Il fatto che le telecamere permettono di fare analisi dei volti sempre e dovunque non significa che possiamo accettarlo. È inutile limitare le libertà personali per una finta sensazione di sicurezza. Il problema più grande da superare è quello della consapevolezza, del fatto che ci sono cose nel mondo digitale che sono sostanzialmente impossibili da evitare". Nella seconda parte della mattinata l'attenzione si è spostata su Il giornalismo on-line, sessione moderata dal Presidente dell’Istituto per le politiche dell’Innovazione Guido Scorza e animata dagli interventi di Aldo Cazzullo, giornalista del Corriere della Sera in questi giorni inviato in Francia, ed Ernesto Belisario, membro del tavolo permanente per l’Innovazione e l’Agenda digitale italiana.
    La domanda di sicurezza, il bisogno di libertà: i nostri contributi a un dibattito sempre più complesso
    18 novembre 2015
  • "Il diritto e la rete", un workshop per giovani ricercatori