Il nodo da sciogliere nei rapporti tra algoritmi e pubblica amministrazione

C’è un nodo – anzi, ormai, un autentico groviglio – da sciogliere nei rapporti tra intelligenza artificiale, algoritmi e procedimenti amministrativi e bisogna far presto.

La questione è semplice nei suoi tratti essenziali anche se diventa incredibilmente complicata nelle decine di sue possibili declinazioni: una pubblica amministrazione può demandare a un algoritmo la gestione di un procedimento amministrativo?

Nell’ambito di una vicenda che ha ormai assunto i contorni dell’autentica epopea giudiziaria moderna le posizioni dei Giudici amministrativi – del TAR e del Consiglio di Stato – continuano a alternarsi e contrapporsi alla velocità di una pallina in un match tra campioni di ping pong.

La vicenda è quella dell’utilizzo da parte del Ministero dell’Università di un algoritmo per la gestione di un procedimento amministrativo finalizzato all’assegnazione di sedi a docenti in graduatoria.

Sebbene nel merito i ricorrenti – docenti assegnati in sedi diverse e lontane da quelle alle quali hanno sostenuto di aver diritto – continuino a sentirsi dar ragione, i principi enunciati dei Giudici si susseguono tra chi nega cittadinanza all’algoritmo e all’intelligenza artificiale nel procedimento amministrativo, chi un istante dopo gliela riconosce e anzi ne auspica l’utilizzo e chi torna a negargliela.

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