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Preta: “Innovazione e rivoluzione digitale al centro della scena”. Il commento alla Relazione Annuale dell’Autorità Garante della Concorrenza e del Mercato

di Augusto Preta Se lo scorso anno la Relazione annuale con la quale il Presidente Pitruzzella illustrava al Parlamento l’attività dell’Antitrust nazionale mostrava una crescente attenzione all’economia digitale,  quest’anno l’innovazione e la rivoluzione digitale entrano prepotentemente al centro della scena .

Infatti la relazione di quest’anno affronta in maniera più diretta e consapevole il tema legato all’innovazione e al digitale, ricordando come la “grande trasformazione in cui siamo immersi inevitabilmente interagisce con il ruolo e con le funzioni delle autorità di concorrenza”.

In particolare la relazione sottolinea i seguenti aspetti:

1) il primo è che nella nuova economia l’accesso ai servizi digitali è una componente essenziale della competitività e che l’economia digitale per poter funzionare e esprimere il suo potenziale di crescita richiede una infrastruttura di rete con una grande disponibilità di banda.

 2) Il secondo è che non esiste una separazione tra la dimensione materiale e la dimensione immateriale.

 3) Il terzo e il più importante a mio avviso, è che i nuovi mercati digitali sono caratterizzati da una “shumpeteriana” innovazione distruttiva. L’innovazione disruptive è quella che destabilizza e cambia drasticamente i mercati, segnando una fase di discontinuità nella loro evoluzione. Non si tratta di miglioramenti tecnologici incrementali, regolari e prevedibili, ma di scoperte rivoluzionarie – di prodotti, processi produttivi, ma anche modelli di business – che portano a cambiamenti inaspettati nel modo di produrre e di organizzare gli scambi e le catene del valore. Gli operatori incumbent sono spesso colti di sorpresa da tali mutamenti radicali e tendono a reagire con strategie volte a limitare e contenere 5 gli effetti distruttivi dell’innovazione tecnologica.

Tutto ciò sta avvenendo, secondo Pitruzzella, con riguardo alla sharing economy, dove assistiamo, tra i tanti, ai conflitti tra nuove piattaforme online come Uber e Airbnb, da una parte, e operatori consolidati dall’altra come i tassisti e gli albergatori.

Infine, la tendenza nei mercati digitali è verso la creazione di nuovi monopoli, perché l’innovatore di successo può sfruttare i vantaggi derivanti dalle economie di scala, dalle esternalità di rete, dalla possibilità di conquistare consumatori in una dimensione globale. I nuovi monopolisti hanno portato alla società il beneficio dell’innovazione, ma c’è il rischio che poi utilizzino il loro potere di mercato per impedire che altri innovino oppure per sfruttare il consumatore.

“La chiave principale del progresso è stata l’innovazione, che nasce dalle nuove conoscenze, dalle nuove invenzioni, dai nuovi modi di fare le cose. Tutti i momenti di progresso più rilevanti si sono lasciati indietro però uno strascico di diseguaglianze. Anche perché le epoche di innovazione sono generatrici di ondate di“distruzione creatrice”. I nuovi metodi spazzano via quelli vecchi, incidendo negativamente sui mezzi di sostentamento dei gruppi che vivevano secondo il vecchio ordine. La caduta delle barriere nazionali e l’apertura dei mercati hanno effetti simili”… Internet non è il regno dell’armonia e della libertà, come suggeriva un certo millenarismo tecnologico, ma il terreno dei nuovi conflitti del XXI secolo”.

Certamente non sarà l’Autorità della concorrenza, come ricorda Pitruzzella, a risolvere molte delle questioni epocali qui richiamate, ma è chiaro altresì che su questi temi e sulla capacità di affrontarli con gli strumenti adeguati che l’Antitrust nazionale nei prossimi anni in primo luogo dovrà confrontarsi, accettando la sfida dell’innovazione e mettendo il proprio indiscusso prestigio al servizio di interventi sul mercato che non blocchino il cambiamento, in questo senso riaffermando e tutelando la concorrenza non come fine ultimo ma come strumento più efficace per far funzionare meglio il mercato al fine di perseguire il benessere sociale.

20 giugno 2016

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