Un recente pronunciamento della Corte di giustizia dell’Unione europea offre indicazioni rilevanti sul tema dei…
Negli abissi del “Deep Web”

“In Italia – ha affermato “HostFat” – c’è molta meno attenzione che all’estero rispetto al fenomeno Bitcoin, siamo semplicemente un Paese più anziano legato alla carta-moneta. Il Bitcoin è nato nel 2009 quando un ingegnoso personaggio ha creato il progetto tramite un protocollo avanzato che rende possibile generare un determinato numero di monete in modo che sia la stessa comunità messa a rete ad evitare che vengano generate monete dal nulla. Avendo la certezza che questi oggetti non sono ricopiabili – ha continuato – diventano oggetti rari e acquistano valore. Esiste un database condiviso tra tutti i nodi collegati alla rete e quindi c’è sempre la possibilità di verificare il numero di unità in circolazione, che non può aumentare. Una delle critiche che si fa ai Bitcoin e che il loro valore è volatile, ma questo dipende dal fatto che il mercato è piccolo; quando si allargherà si stabilizzeranno anche questi valori”. Micozzi ha analizzato la posizione legale di chi naviga in anonimato: “Utilizzare strumenti di anonimizzazione e accedere a determinate piattaforme non è, in linea generale, un comportamento illecito. Anzi, potremmo affermare che l’anonimato sia un diritto. Allo stesso modo, accedere ad un sito vietato in Italia non è un reato, a meno che non sia un sito di pedopornografia. I problemi, appunto, nascono solo in determinate casistiche, ad esempio per coloro i quali hanno ricevuto un avviso orale che impedisce loro l’utilizzo di chiavi di crittografia; in quel caso anche la mera detenzione di strumenti di anonimizzazione configurerebbe un reato. Senza contare, ovviamente, chi entra in determinate piattaforme con l’intenzione di commettere un reato. Tuttavia – ha chiosato in conclusione Micozzi – dobbiamo evitare che l’enfatizzazione di alcune dinamiche o episodi di cronaca si risolva in una volontà regolatoria che rischia di criminalizzare la tecnologia e non il suo utilizzo distorto. Negli anni scorsi abbiamo visto parlamentari tentare di mettere fuorilegge l’anonimato in quanto tale”. Foto: blog.gustavkaser.com





