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Abuso di posizione dominante e richieste di documenti: l’Avvocato generale Rantos boccia i ricorsi di Meta

L’avvocato generale Athanasios Rantos ha proposto alla Corte di giustizia dell’Unione europea di respingere le impugnazioni presentate da Meta Platforms Ireland contro le sentenze del Tribunale dell’Unione europea, che avevano confermato la legittimità delle decisioni con cui la Commissione europea aveva richiesto all’azienda la trasmissione di documenti interni individuati tramite combinazioni di termini di ricerca elettronici. Le richieste rientrano nell’ambito di un’indagine per abuso di posizione dominante relativa all’utilizzo dei dati raccolti tramite Facebook e al servizio Facebook Marketplace.

La vicenda trae origine da due decisioni adottate nel 2020 dalla Commissione nell’ambito dei poteri di indagine previsti dal regolamento di procedura in materia di concorrenza, con cui era stata imposta a Meta la comunicazione di documenti interni conservati da alcuni responsabili dell’impresa. A seguito di procedimenti sommari, la Commissione aveva poi integrato le proprie decisioni introducendo una procedura di “virtual data room” per disciplinare l’accesso ai documenti contenenti dati personali sensibili. Con due sentenze del 24 maggio 2023, il Tribunale dell’Unione europea aveva respinto i ricorsi di Meta, ritenendo che le richieste fossero sufficientemente motivate, necessarie e proporzionate e che rispettassero il diritto al rispetto della vita privata e il principio di buona amministrazione.

Nelle sue conclusioni, Rantos ha affermato che il Tribunale non ha commesso errori di diritto nel valutare la necessità delle informazioni richieste né nell’esaminare le garanzie predisposte per la loro comunicazione. L’avvocato generale ha ricordato che la Commissione dispone di ampi poteri di indagine e che, in questa fase, non è tenuta a fornire una qualificazione giuridica esaustiva delle presunte infrazioni né a dimostrare la pertinenza individuale di ciascun documento richiesto, essendo sufficiente indicare l’oggetto dell’indagine e i sospetti da verificare.

Secondo l’avvocato generale, il Tribunale ha correttamente ritenuto che i termini di ricerca elettronici utilizzati soddisfacessero il principio di necessità, dal momento che la Commissione poteva ragionevolmente considerare che i documenti individuati fossero idonei a contribuire all’accertamento delle presunte violazioni, anche se tra essi potevano figurare materiali non pertinenti. Ha inoltre sottolineato che la valutazione della necessità e della proporzionalità non può basarsi su criteri puramente quantitativi e che l’istituzione dispone di un margine di discrezionalità nella scelta delle tecniche di indagine.

Infine, Rantos ha osservato che la Commissione poteva legittimamente richiedere anche documenti “misti”, contenenti sia dati personali sia altre informazioni, senza dover ricorrere automaticamente alla procedura della virtual data room, poiché il trattamento di tali dati è connesso all’esercizio delle sue funzioni di interesse pubblico in materia di concorrenza. A suo avviso, il controllo di proporzionalità è stato correttamente applicato dal Tribunale, dal momento che l’accesso ai documenti è risultato strettamente limitato e regolamentato e non ha comportato interferenze sproporzionate nella vita privata.

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