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Agcom ricostituisce il Comitato sulla rappresentazione mediatica delle vicende giudiziarie: torna centrale il tema della presunzione di innocenza
La decisione dell’Agcom di ricostituire il Comitato per la corretta rappresentazione mediatica delle vicende giudiziarie segna il ritorno di un tema che negli ultimi anni ha assunto crescente rilevanza giuridica: il rapporto tra informazione, processo mediatico e tutela dei diritti fondamentali.
Il Comitato, previsto dal Codice di autoregolamentazione del 21 maggio 2009 e operativo fino al 2012, nasce come organismo di co-regolamentazione volto a promuovere una trattazione corretta delle vicende giudiziarie da parte dei media. La sua ricostituzione, deliberata dall’Autorità il 28 maggio 2026, viene motivata proprio dalla rinnovata centralità delle questioni legate alla presunzione di innocenza, alla dignità delle persone coinvolte nei procedimenti e alla qualità della comunicazione giudiziaria.
L’aspetto più interessante della decisione riguarda però il mutamento del panorama informativo rispetto al 2009. All’epoca il Codice era costruito principalmente attorno al sistema radiotelevisivo tradizionale; oggi, invece, la diffusione di contenuti giudiziari passa anche attraverso piattaforme digitali, podcast, creator e nuovi soggetti dell’informazione online.
L’Agcom riconosce esplicitamente questa trasformazione e affida al Comitato uno dei compiti più delicati: valutare l’aggiornamento del Codice di autoregolamentazione per adattarne i principi ai nuovi attori dell’ecosistema digitale.
Dal punto di vista giuridico, il tema si intreccia direttamente con il principio della presunzione di innocenza, rafforzato anche dalla normativa europea e dalla relativa attuazione nell’ordinamento italiano. Negli ultimi anni il dibattito si è progressivamente spostato dalla sola comunicazione istituzionale delle procure al più ampio problema del “processo mediatico”, cioè della formazione anticipata di giudizi pubblici attraverso la diffusione di notizie, immagini, intercettazioni o ricostruzioni giornalistiche.
La ricostituzione del Comitato mostra quindi il tentativo di recuperare strumenti di autoregolamentazione in un contesto comunicativo profondamente mutato, nel quale la velocità della diffusione digitale rende più difficile bilanciare libertà di informazione, diritto di cronaca e tutela della persona coinvolta in indagini o procedimenti penali.
Particolarmente significativo è inoltre il richiamo al Codice deontologico delle giornaliste e dei giornalisti approvato dall’Ordine nazionale nel dicembre 2024, che ha già recepito nel proprio preambolo i principi del Codice del 2009. Ciò conferma la tendenza verso una progressiva integrazione tra regole deontologiche, garanzie costituzionali e strumenti di soft law nel settore dell’informazione giudiziaria.
La scelta dell’Agcom non produce nuovi divieti immediatamente vincolanti, ma riapre un confronto destinato ad avere rilevanza crescente: definire quali limiti e quali responsabilità debbano accompagnare la narrazione mediatica della giustizia nell’era delle piattaforme digitali e della comunicazione permanente.
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