In occasione della pubblicazione di Cybersecurity e Istituzioni Democratiche. Un’indagine interdisciplinare: Diritto, Informatica e Organizzazione Aziendale,…
Consumer Digital Empowerment Index 2025: l’intervista a Marco Scialdone
In Italia l’utilizzo dei servizi digitali da parte dei consumatori è tra i più diffusi in Europa. Secondo l’edizione 2025 del Consumer Digital Empowerment Index, che analizza l’impatto dei servizi digitali sulla vita quotidiana in dieci Paesi europei, l’Italia ottiene 54,6 punti su 100, sopra la media europea e davanti a Germania e Francia. Il risultato riflette soprattutto una forte propensione degli utenti italiani a utilizzare strumenti digitali in ambiti come acquisti online, informazione e servizi bancari. L’edizione 2025 introduce anche un indicatore dedicato all’intelligenza artificiale, che mostra come la conoscenza e l’uso degli strumenti di AI siano ormai diffusi tra i consumatori europei, pur con un divario ancora significativo nelle competenze digitali.
Per approfondire questi temi abbiamo intervistato Marco Scialdone, esperto di diritto delle nuove tecnologie e politiche digitali.
Marco Scialdone è titolare della cattedra di Intelligenza Artificiale per il Corso di Laurea Magistrale in Giurisprudenza (Anno 3, 2025/2026) presso l’Università Europea di Roma. Docente di Diritto e gestione dei contenuti e dei servizi digitali, è inoltre vicecoordinatore del Master di I livello in “Intelligenza Artificiale: diritto ed etica delle tecnologie emergenti” presso lo stesso ateneo.
Dopo la laurea con lode in Giurisprudenza presso la LUISS Guido Carli di Roma e il dottorato in Categorie giuridiche e tecnologia presso l’Università Europea di Roma, ha ricoperto incarichi di docenza in diritto dell’informatica e copyright digitale, sviluppando corsi specifici sull’IA e le sue implicazioni giuridiche.
Nel 2018 è stato nominato dal Governo italiano nel gruppo di esperti di alto livello sull’Intelligenza Artificiale, contribuendo alla prima strategia nazionale in materia. Dal 2021 è Head of Litigation & Academic Outreach presso Euroconsumers, continuando a coniugare attività accademica e applicazione pratica dell’AI nel diritto, nella protezione dei dati e nei diritti dei consumatori.

Marco Scialdone
Negli ultimi anni i servizi digitali sono diventati sempre più centrali nella vita quotidiana dei cittadini. In che modo questo sta cambiando il rapporto tra consumatori e tecnologia?
Il rapporto tra consumatori e tecnologia è diventato sempre più strutturale. Non si tratta più semplicemente di avere accesso a Internet o a un servizio digitale: oggi molte attività quotidiane – dalla gestione del conto bancario agli acquisti online, fino all’informazione e alla comunicazione – passano stabilmente attraverso piattaforme digitali. Questo significa che il digitale non è più solo uno strumento accessorio, ma un’infrastruttura che incide direttamente sulla capacità delle persone di gestire la propria vita economica e sociale. In questo senso parliamo sempre più spesso di una vera e propria ‘integrazione funzionale’ dei servizi digitali nella vita quotidiana dei consumatori. Non basta quindi essere connessi: è necessario essere anche consapevoli e in grado di utilizzare queste tecnologie in modo efficace.
Nel dibattito pubblico si parla sempre più spesso di “empowerment digitale”. Cosa significa concretamente questo concetto quando si parla di consumatori?
Quando parliamo di empowerment digitale dei consumatori ci riferiamo alla capacità delle persone di utilizzare i servizi digitali in modo consapevole, sicuro ed efficace per migliorare la propria vita quotidiana. Questo concetto si fonda su tre elementi principali: competenze, fiducia e consapevolezza. Le competenze riguardano la capacità di usare concretamente gli strumenti digitali; la fiducia riguarda la percezione di sicurezza nei confronti delle piattaforme e dei fornitori di servizi; la consapevolezza riguarda invece la comprensione dei propri diritti e delle opportunità offerte dal digitale. In altre parole, un consumatore digitalmente ‘empowered’ non è semplicemente un utente della tecnologia, ma un soggetto capace di comprendere, controllare e beneficiare degli strumenti digitali che utilizza.
Perché è importante oggi disporre di strumenti che misurino il livello di empowerment digitale dei cittadini nei diversi Paesi?Disporre di strumenti di misurazione è fondamentale perché il processo di digitalizzazione non riguarda solo l’innovazione tecnologica, ma anche il modo in cui le persone riescono realmente a utilizzare queste innovazioni. Indicatori come il Consumer Digital Empowerment Index consentono di capire se i servizi digitali stanno effettivamente migliorando la vita dei cittadini oppure se esistono ancora barriere che ne limitano l’utilizzo. Inoltre permettono di confrontare diversi Paesi europei e individuare le aree in cui è necessario intervenire, ad esempio sul piano delle competenze digitali, della fiducia o della disponibilità dei servizi. In questo senso l’indice rappresenta una sorta di ‘termometro’ dell’ecosistema digitale europeo dal punto di vista dei consumatori.
Guardando al panorama europeo, quali sono le principali tendenze che emergono nel modo in cui i cittadini utilizzano i servizi digitali?
Uno degli elementi più interessanti che emergono dai dati è che i servizi digitali sono ormai parte integrante di molte attività quotidiane, soprattutto in ambiti come la comunicazione, la gestione del denaro e gli acquisti online. Le piattaforme di messaggistica, la gestione dei conti bancari online e l’e-commerce sono tra i servizi che i consumatori percepiscono come più utili e ‘abilitanti’. In questi ambiti l’interfaccia e l’esperienza d’uso sono diventate sufficientemente mature da rendere il digitale spesso preferibile alle alternative tradizionali. Al tempo stesso emergono anche alcune aree in cui l’empowerment digitale è ancora più debole, come l’istruzione, la gestione dell’energia domestica o alcuni servizi legati alla mobilità. In questi settori il problema non è tanto tecnico quanto legato alla trasparenza delle informazioni, alla fiducia nei fornitori e alla consapevolezza dei servizi disponibili.
L’intelligenza artificiale sta entrando rapidamente nella vita quotidiana delle persone. Quali cambiamenti sta producendo nel rapporto tra consumatori e servizi digitali?
L’intelligenza artificiale rappresenta il cambiamento più significativo nel panorama digitale degli ultimi anni. Sempre più servizi online integrano sistemi di AI, che aiutano i consumatori a prendere decisioni, trovare informazioni o svolgere attività in modo più rapido. Tuttavia, i dati mostrano anche una certa distanza tra diffusione tecnologica e competenze effettive. La consapevolezza degli strumenti di intelligenza artificiale è ormai molto alta e una parte consistente dei consumatori li ha già utilizzati, ma solo una minoranza si sente realmente competente nel loro utilizzo. Questo suggerisce che l’innovazione tecnologica sta avanzando più rapidamente dello sviluppo delle competenze digitali necessarie per sfruttarla pienamente.
Quali sono oggi le principali opportunità offerte dal digitale per i consumatori, ma anche le criticità che non vanno sottovalutate?
Le opportunità sono evidenti: maggiore accesso alle informazioni, più possibilità di scelta, servizi più rapidi e spesso più convenienti. Il digitale può rendere i consumatori più informati e quindi più capaci di prendere decisioni consapevoli. Allo stesso tempo, però, non bisogna sottovalutare alcune criticità. Tra queste ci sono il divario nelle competenze digitali tra diverse fasce della popolazione, i problemi di fiducia nei confronti delle piattaforme e il rischio che alcune persone restino escluse dai benefici della trasformazione digitale. Il vero obiettivo dovrebbe essere quindi quello di trasformare la digitalizzazione in uno strumento di inclusione e non in un fattore di nuove disuguaglianze.
Guardando ai prossimi anni, quali sono le condizioni necessarie affinché il digitale – e in particolare l’intelligenza artificiale – diventi davvero uno strumento di maggiore autonomia e tutela per i consumatori?
Perché il digitale diventi realmente uno strumento di empowerment servono alcune condizioni fondamentali. La prima riguarda l’educazione e lo sviluppo delle competenze digitali: senza una solida alfabetizzazione tecnologica i consumatori rischiano di rimanere utenti passivi delle piattaforme. La seconda riguarda la fiducia, che passa attraverso regole chiare, trasparenza e tutela dei dati personali. La terza riguarda l’accessibilità dei servizi, che devono essere progettati pensando a tutte le categorie di utenti. L’obiettivo finale non è semplicemente aumentare l’uso delle tecnologie, ma garantire che ogni consumatore possa trarne benefici concreti. In questo senso l’empowerment digitale rappresenta una leva fondamentale non solo per i diritti dei consumatori, ma anche per la competitività e l’equità dell’intero sistema economico.





