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Dai governi alle piattaforme: la nuova era costituente dei diritti digitali

di Carlo Amenta e Sebastiano Bavetta

Ottanta anni dopo la fine della Seconda Guerra Mondiale e l’attuazione dei felici esperimenti costituenti di ricostruzione della democrazia e dei diritti costituzionali, l’Europa aspira a vivere una nuova era costituente. Con una enorme differenza, però: mentre allora l’opera dei costituenti era diretta a limitare il potere dei governi e ad impedire il radicarsi di nuove autocrazie, oggi lo sforzo è diretto a proteggere i diritti dei cittadini dall’espansione delle piattaforme digitali, cioè dall’espansione di attori privati.

Diritti costituzionali dei cavalli

Come dice Oreste Pollicino, professore di diritto costituzionale all’Università Bocconi di Milano e socio fondatore di IAIC, in occasione dell’ultima, brillante puntata di ‘Connessioni Digitali’ – il format di discussione delle idee su innovazione e imprenditorialità di Innovation Island – c’è undiritto degli animali e undiritto dei cavalli.  Il ‘diritto degli animali’ è l’applicazione di norme giuridiche esistenti a fenomeni nuovi – in questo caso, le tecnologie digitali o l’intelligenza artificiale – senza cambiare i paradigmi normativi. Un esempio di ‘diritto degli animali’ è l’articolo 21 della Costituzione italiana che tutela il “diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione”, cioè una norma generale che tutela la libertà di espressione anche nei contesti non previsti dai costituenti – come i social media – senza che sia necessario scrivere una legge ‘per i cavalli digitali’.

 

 

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