La Commissione europea ha avviato una fase di confronto strategico in vista dell’elaborazione del futuro…
Intervista al Presidente Claudio Contessa ed all’Avvocato Paolo Del Vecchio in occasione della presentazione del volume “Influencer. La nuova frontiera dei media”
In occasione della presentazione del volume “Influencer. La nuova frontiera dei media”, tenutasi il 22 aprile 2026 presso il Centro Studi Americani di Roma, abbiamo raccolto alcune riflessioni dal Presidente Claudio Contessa e dall’Avvocato Paolo Del Vecchio su un fenomeno in continua evoluzione, al crocevia tra comunicazione, diritto e nuove tecnologie. L’incontro ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra istituzioni, accademia e operatori del settore, offrendo spunti di analisi sulle sfide regolatorie e sulle trasformazioni in atto nel sistema dei media.


L’Avvocato Paolo Del Vecchio Il Presidente Claudio Contessa
Nel libro “Influencer. La nuova frontiera dei media” parlate di influencer come nuova frontiera dei media: li considerate più vicini a editori o a semplici intermediari?
Il fenomeno degli Influencer è talmente complesso e articolato da non prestarsi in modo agevole ad essere collocato entro categorie prestabilite. Si può addirittura affermare che esistano tante tipologie e modalità di manifestazione del fenomeno per quanti sono gli Influencer.
Tuttavia, pur consapevoli del rischio di errore insito in qualunque semplificazione, appare condivisibile l’approccio sino ad oggi tenuto dell’Autorità di settore, la quale ha individuato una griglia di parametri (anche passibile di evoluzione nel tempo) idonei ad individuare i casi in cui un Influencer può considerarsi quale fornitore di servizi media audiovisivi, con conseguenze anche in tema di responsabilità editoriale.
Secondo Voi, l’attuale normativa italiana ed europea è adeguata a regolare il fenomeno o siamo ancora in ritardo?
Quello degli Influencer è un settore che nasce e si sviluppa al di fuori da qualunque cornice normativa e che, quindi (anche a causa dell’estremo dinamismo che lo caratterizza), difficilmente può essere ricondotto a categorie giuridiche – per così dire – ‘tipiche’.
È certo che manchi ad oggi (sia al livello nazionale che di UE) una sorta di ‘statuto generale’ dell’attività dell’Influencer, ma ciò non significa che questo settore di attività sia attualmente sfornito di qualunque regolamentazione. Esistono, al contrario, numerosi ‘segmenti’ disciplinari su aspetti di grande importanza (come quelli lavoristici, fiscali, previdenziali) che potrebbero, in un prossimo futuro, conoscere un maggior grado di integrazione.
Qual è oggi il principale rischio giuridico per un influencer?
È difficile individuare un unico (o un principale) rischio connesso all’esercizio delle tipiche attività di un influencer.
Negli anni più recenti, tuttavia, è divenuto via via più chiaro che l’attività di questi nuovi professionisti digitali non resti confinata in una sorta di ‘terra di nessuno’ caratterizzata da sostanziale irresponsabilità per i comportamenti e le opinioni espresse.
Alcuni dei principali profili di responsabilità possono essere ad oggi individuati nelle conseguenze connesse ai discorsi d’odio (e, più in generale, alle forme di istigazione a commettere reati), nell’ampia gamma dei divieti di pubblicizzazione e nell’altrettanto ampia gamma delle responsabilità connesse al tema della tutela dei minori e delle persone più fragili.
Esiste, o dovrebbe esistere, una responsabilità editoriale vera e propria per chi crea contenuti sponsorizzati?
La più recente regolazione dell’AGCOM ha individuato – e in modo sostanzialmente condivisibile – un setting di criteri per individuare gli ‘influencer rilevanti’, da equiparare a fornitori di media audiovisivi.
Questo sforzo sembra andare nella giusta direzione e sembra fornire forza e credibilità ai tentativi di riconoscere in capo a taluni Influencer (dotati di una significativa ‘massa critica’) vere e proprie forme di responsabilità di carattere editoriale.
Dove si colloca il confine tra libertà di espressione e pubblicità occulta?
In realtà, qualunque forma di pubblicità si colloca nel solco della libertà di espressione del pensiero: occorre tuttavia stabilire in quali casi l’esercizio di questo diritto costituzionale travalichi esso stesso in comportamenti contrari alla legge.
Esiste ormai una casistica piuttosto consolidata per individuare i casi in cui la diffusione di un messaggio (attività di per sé lecita) sottende una forma di pubblicità occulta (e quindi vietata). È possibile che in un prossimo futuro tale elenco/casistica possa essere integrato ma occorre riconoscere che lo sforzo definitorio ha sinora dato risultati nel complesso buoni.
Ritenete che l’autodisciplina del settore sia sufficiente o serva un intervento normativo più rigido?
L’autodisciplina del settore rappresenta di certo uno strumento fondamentale per un suo sviluppo regolato e, in modo del tutto condivisibile, la disciplina UE e quella interna riservano agli strumenti dell’autodisciplina uno spazio sistematico di grande rilievo.
Tuttavia, siccome ogni forma di limitazione dell’attività degli Influencer implica delicate questioni anche di carattere costituzionale, ne consegue che, in un prossimo futuro, occorrerebbe disciplinare in modo più organico – e coinvolgendo il Parlamento – tali forme di limitazione.
Gli influencer stanno sostituendo i media tradizionali o ne stanno solo cambiando le logiche di potere?
Crediamo che, sia pure con alcuni distinguo, siano vere entrambe le affermazioni.
I numeri degli ascolti e dei collegamenti ci rivelano che grandi porzioni della popolazione nazionale hanno già sostituito nella sostanza le piattaforme ai media tradizionali come fonte principale (e a volte unica) di informazione.
È chiaro però che non stiamo assistendo – come alcuni ritengono – a una nuova forma di dis-intermediazione delle attività di comunicazione ed informazione ma piuttosto (almeno nelle realtà più strutturate e mature) a nuove e più articolate forme di intermediazione, con strumenti, modalità e attori diversi da quelli del passato.
Le piattaforme come TikTok dovrebbero essere considerate corresponsabili dei contenuti degli influencer?
È noto che al livello di UE vi è una tendenza ad individuare in misura crescente forme di responsabilità giuridica delle piattaforme per i contenuti che vengono veicolati (gli esempi più noti e rilevanti sono contenuti nel Digital Services Act).
Si tratta di un approccio regolatorio e giuridico che distingue in modo abbastanza evidente le due sponde dell’Oceano Atlantico.
È anche noto che la Commissione europea promuova ulteriori misure volte ad assicurare che le piattaforme online adottino misure proattive per contrastare la diffusione di informazioni false o fuorvianti, al fine di garantire un ambiente digitale più sicuro e affidabile.
Bisogna evidentemente tenere sul punto un atteggiamento equilibrato, basato sulla logica della proporzionalità ed evitando qualunque tentazione (che pure vi è) di introdurre forme di responsabilità sostanzialmente oggettiva, che finirebbero per scoraggiare (e in assenza di ragioni a sostegno) uno sviluppo equilibrato del settore.
Vedete una possibile “professionalizzazione” giuridica dell’influencer, come è avvenuto per i giornalisti?
Assolutamente sì.
Il diritto segue sempre (e a distanza di qualche tempo) con le proprie regole le realtà sociali ed economiche ed è ormai piuttosto evidente che gli Influencer professionali (nozione dinamica ma sostanzialmente esatta) saranno anche in un prossimo futuro gli attori di riferimento su numerosi scenari sociali ed economici.
Appare quindi sostanzialmente inevitabile che l’Ordinamento giuridico porti a compimento i tentativi e i ‘segmenti’ di disciplina che finora sono stati introdotti da alcuni soggetti pubblici, ma nell’ambito di una cornice più ampia e – per così dire – ‘di sistema’.





