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La Commissione europea avvia un’indagine su Google per possibili violazioni del Digital Markets Act nella gestione dei contenuti degli editori
La Commissione europea ha avviato un procedimento formale per verificare se Google stia applicando condizioni eque, ragionevoli e non discriminatorie nell’accesso dei siti degli editori ai risultati del motore di ricerca, come previsto dal Digital Markets Act (DMA).
L’iniziativa nasce dalle attività di monitoraggio della Commissione, che hanno evidenziato come la “politica di abuso della reputazione del sito” adottata da Google possa comportare una retrocessione dei contenuti dei media e di altri editori nei risultati di ricerca quando i loro siti includono contenuti provenienti da partner commerciali. Questa politica – secondo Google introdotta per contrastare pratiche volte a manipolare il posizionamento – inciderebbe tuttavia su modalità legittime di monetizzazione utilizzate dagli editori.
L’indagine si concentra quindi sul funzionamento e sugli effetti di tale politica, con particolare attenzione all’impatto sullo svolgimento dell’attività economica degli editori, sulla loro capacità di innovare e sulle collaborazioni con fornitori di contenuti terzi.
L’apertura del procedimento non implica alcuna conclusione sull’eventuale violazione, ma indica che la Commissione approfondirà il caso. Se emergeranno elementi di non conformità, la Commissione notificherà ad Alphabet le proprie constatazioni preliminari e le misure ritenute necessarie. L’indagine dovrebbe concludersi entro dodici mesi.
In caso di accertata infrazione, il DMA prevede sanzioni fino al 10% del fatturato mondiale del gruppo, che possono arrivare al 20% in caso di recidiva. In presenza di violazioni sistemiche, la Commissione può inoltre imporre rimedi strutturali, inclusa la cessione di attività o restrizioni sulle acquisizioni future.
Il contesto normativo di riferimento è quello definito dal Digital Markets Act, volto ad assicurare mercati digitali aperti e contendibili, limitando il potere dei gatekeeper, tra cui Google Search, designato come piattaforma di base nel settembre 2023. Alphabet è soggetta agli obblighi del DMA dal 7 marzo 2024.
Teresa Ribera, Vicepresidente esecutiva per una Transizione pulita, giusta e competitiva, ha sottolineato la necessità di evitare che i gatekeeper ostacolino le imprese che dipendono dalle loro piattaforme: “Siamo preoccupati che le politiche di Google non garantiscano agli editori un trattamento equo nei risultati di ricerca. È essenziale tutelare le loro entrate, soprattutto in una fase complessa per il settore”.
Henna Virkkunen, Vicepresidente esecutiva per la Sovranità tecnologica, la sicurezza e la democrazia, ha evidenziato come il DMA sia uno strumento centrale per assicurare condizioni equilibrate e promuovere l’innovazione: “Alphabet deve garantire condizioni di accesso trasparenti e non discriminatorie. La nostra indagine mira a salvaguardare la sostenibilità economica degli editori, la loro libertà imprenditoriale e, in ultima istanza, il pluralismo dell’informazione”.
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