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Netflix, Tribunale di Roma: illegittimi gli aumenti degli abbonamenti. Possibili rimborsi per gli utenti

Il 3 aprile 2026 è stata resa nota la sentenza con cui il Tribunale di Roma ha accolto l’azione promossa da Movimento Consumatori nei confronti di Netflix Italia, dichiarando vessatorie alcune clausole contrattuali relative alla modifica dei prezzi degli abbonamenti.

Secondo quanto stabilito dalla decisione (n. 4993/2026, pubblicata il 1° aprile), le condizioni che consentivano alla piattaforma di streaming di modificare unilateralmente il costo degli abbonamenti, nel periodo compreso tra il 2017 e gennaio 2024, non indicavano un giustificato motivo. Questo elemento è stato ritenuto sufficiente per configurare la violazione del Codice del consumo e determinare la nullità delle clausole.

La pronuncia prevede effetti concreti per gli utenti: il tribunale ha riconosciuto il diritto al rimborso delle somme pagate in eccesso a seguito degli aumenti ritenuti illegittimi. Le stime diffuse dall’associazione indicano importi che possono arrivare fino a circa 500 euro per ciascun cliente, oltre alla possibilità di ottenere una riduzione degli attuali costi di abbonamento in linea con i prezzi precedenti agli aumenti.

La decisione dispone inoltre che la società informi gli utenti – inclusi coloro che nel frattempo hanno cessato l’abbonamento – della possibilità di richiedere il rimborso. Resta aperta anche la strada a eventuali richieste di risarcimento danni.

Diversa la valutazione per le condizioni contrattuali aggiornate: la nuova formulazione adottata dalla piattaforma nel 2025 è stata ritenuta conforme alla normativa, in quanto collega eventuali modifiche a motivazioni specifiche, come cambiamenti del servizio, obblighi normativi o esigenze tecniche.

Netflix ha già annunciato l’intenzione di presentare ricorso contro la decisione, con ogni probabilità accompagnato da una richiesta di sospensione degli effetti della sentenza. In assenza di rimborsi spontanei, l’associazione dei consumatori ha indicato la possibilità di avviare ulteriori azioni collettive a tutela degli utenti coinvolti.

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