Chiara Sartoris, abilitata alle funzioni di professore di seconda fascia in Diritto privato, è docente…
Unione europea e Ai, Pollicino: “Bruxelles è confusa, le aziende abbiano una propria bussola”
L‘intelligenza artificiale è una grande sfida per l’Ue, non tanto a livello tecnologico (dove il gap con Usa e Cina resta enorme), ma a livello normativo. È l’occasione per riflettere sulla natura del diritto europeo, sui suoi obiettivi e sui compromessi che la comunità europea è disposta ad accettare pur di mettere dei guardrail a questa tecnologia che non ha precedenti nella storia umana.
C’è un primo quesito fondamentale da risolvere: “Abbiamo veramente bisogno di questa ipertrofia di diritto?”, chiede retoricamente al pubblico Oreste Pollicino, professore di Diritto della regolamentazione dell’Ai, socio fondatore di IAIC e consulente di istituzioni e aziende sul fronte della compliance digitale, dal palco dell’Ai Festival 2026.
Occhio, però, a rivolgere lo sguardo (giudicante) solo verso Bruxelles. Dall’edifico Roentgen dell’università Bocconi, dove è anche professore ordinario di Diritto costituzionale, Pollicino lancia un monito anche alle imprese europee: “La bussola [dell’Unione] non può essere solo esterna, ma deve essere interna”. Ovvero: le aziende non devono limitarsi a rincorrere le norme che cambiano, ma devono costruire una governance organica dell’intelligenza artificiale.





