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Futuro del lavoro: formazione, etica e la “parabola” dei talenti

Di Gianfrancesco Rizzuti

493 milioni. Se digitiamo “Artificial Intelligence” su Google, è il totale dei risultati della ricerca per un’espressione in uso ormai da oltre 60 anni, ad indicare quegli sviluppi informatici che consentono ai computer di agire con caratteristiche simil-umane quali le percezioni visive, quelle spazio-temporali e i processi decisionali. Roba per soli…robot e film di fantascienza e distopici? Proprio no, ormai.

Quali le conseguenze del sempre più vasto ricorso all’intelligenza artificiale nel mondo della formazione e del lavoro? Se n’è discusso mercoledì scorso a “Il futuro del lavoro con gli androidi?”, tavola rotonda promossa dall’Osservatorio Cultura e Lavoro fondato dalla docente Antonella Salvatore e da Lettera f, newsletter della Federazione Banche Assicurazioni e Finanza diretta da chi scrive questa rubrica.

Il dibattito ha approfondito l’attuale “quarta rivoluzione industriale” (evocata da Andrea Geremicca, Direttore dell’European Institute for Innovation and Sustainability), che fa i conti con l’affermarsi degli algoritmi nel mercato del lavoro. Tra i relatori, moderati da Anna La Rosa, il Prorettore e Direttore del Master in Intelligenza Artificiale dell’Università Europea di Roma, prof. Alberto Gambino.

I cambiamenti nel mondo del lavoro sono continui e impetuosi, è stato sottolineato, ed è essenziale regolamentare le innovazioni – senza ostacolarle – in modo che esse non generino disparità eccessive di condizioni dal lato dell’offerta e della domanda di lavoro.

Un ruolo fondamentale deve essere giocato dai percorsi di formazione a cominciare dalla scuola e dagli insegnanti. Numerose ricerche stimano che la maggior parte delle professioni per cui gli studenti si stanno preparando nei loro percorsi potrebbe non esistere più una volta entrati nel mercato del lavoro. E’ importante poter contare dunque su una formazione adeguata, anche durante la vita lavorativa, che consenta a giovani e meno giovani di attrezzarsi rispetto a nuove professioni altamente qualificate. Importanti saranno sempre di più le c.d. “soft skills”, le competenze trasversali e non specialistiche – come quelle relazionali e di “intelligenza emotiva” – sempre più richieste dalle imprese nelle fasi di selezione e valorizzazione del personale.

Il futuro del lavoro, in sostanza, potrà essere tanto più positivo quanto più saremo in grado di fornire alle nuove generazioni i mezzi per gestire – con flessibilità e nel rispetto di principi etici e relazionali – automazione e intelligenza artificiale. E proprio sull’etica ha insistito Alberto Gambino, che ha sottolineato come in questa “rivoluzione tecnologica” per la prima volta nella storia il rischio di “sostituzione” del lavoro investa livelli professionali elevati. Vi è dunque necessità di un nuovo approccio culturale, che tenga conto degli effetti sociali e di quelli economico-redistributivi sui redditi.

E’ essenziale, secondo Gambino, una formazione che metta al centro le grandi questioni giuridiche ed etiche sollevate dall’affermarsi dell’intelligenza artificiale e che caratterizzano non a caso il Master dell’Università Europea di Roma.

Viene alla mente, a proposito del rimescolamento delle professioni, chiamate a ripensarsi profondamente per non correre il rischio di estinguersi, la parabola dei talenti. E mi si permetta un’interpretazione “letterale” della narrazione evangelica ed una “grafica” del termine “parabola”. La letterale riguarda l’impegno che ciascuno di noi deve profondere per valorizzare le proprie competenze che poi sono parte delle nostre ricchezze; la metaforica richiama i cicli che da sempre caratterizzano il lavoro e le dinamiche professionali che hanno spesso l’andamento di una parabola, appunto: la sfida è prolungarne la fase ascendente senza mortificare l’ingresso di nuovi protagonisti sulla scena.

Di seguito pubblichiamo il testo, a firma di Leonida Valeri, pubblicato dall’Osservatorio Cultura Lavoro.

«Tutti dovremmo preoccuparci del futuro, perché è là che dobbiamo passare il resto della nostra vita». L’inventore statunitense Charles Franklin Kettering aveva centrato la questione, già nel secolo scorso. Prendiamo il lavoro. Prevedere oggi, cosa accadrà domani nel mondo occupazionale è basilare, ma sembra una mission impossible, tale è la velocità dello sviluppo tecnologico. Ogni innovazione viene soppiantata da un’altra nell’arco di pochi mesi. Così la scuola e l’università si trovano a rincorrere, con un triciclo, ciò che fugge come un razzo. E i giovani rischiano di essere formati per dei lavori che non esisteranno più, una volta terminato il tirocinio. Il progresso della robotica pare seguire la curva «e alla x», una funzione esponenziale con base il numero di Nepero. Il che impone due questioni. La prima: gli scenari occupazionali futuri presenteranno più vantaggi o svantaggi per l’uomo? La seconda: gli automi dalle sembianze umane saranno creativi quanto noi, tanto da rubarci il lavoro?

Una mattina intorno a un tavolo

Per provare a rispondere a queste domande, la Federazione Banche Assicurazioni e Finanza (FeBAF) e il nostro Osservatorio Cultura Lavoro (OCL) hanno organizzato un confronto, riunendo intorno a un tavolo professori universitari ed esperti. Oltre ad Antonella Salvatore, CEO di OCL, c’erano Alberto Gambino, prorettore e direttore Master universitario di primo livello in Intelligenza Artificiale dell’Università Europea di Roma; Andrea Geremicca, direttore dell’European Institute for Innovation and Sustainability (EIIS); Gianfrancesco Rizzuti, responsabile della Comunicazione FeBAF, nonché direttore di “Lettera f”. “Il futuro del lavoro con gli androidi?”, questo il titolo della tavola rotonda. A condurre i lavori, la giornalista Anna La Rosa, fondatrice di YourNext.

Sempre più veloce

Abbiamo preso in prestito il titolo del libro di James Gleick sull’«accelerazione tecnologica che sta cambiando la nostra vita», quanto mai attuale, anche se pubblicato 20 anni fa. Un tale Albert Einstein, che di velocità se ne intendeva, in un’intervista nel 1930 disse: «Non penso mai al futuro, arriva così presto». Bene. «Ciò che differenzia l’oggi, rispetto a quanto successo in passato, è la velocità con cui avvengono i cambiamenti. Cosa che spiega la riluttanza di molti a tenere il passo e a reinventarsi», ha spiegato Antonella Salvatore. Un punto, questo, su cui il «tavolo degli esperti» s’è trovato concorde. «Le macchine, gli automi, continueranno a prendere molti posti, ora prerogativa dell’uomo. Ma non è un male. Se pensiamo a 50 anni fa, quando erano i bambini a rimettere in piedi i birilli nella sale da bowling, ancora non automatizzate», ha aggiunto Andrea Geremicca.

Cosa c’è dietro l’angolo?

Alla classica domanda-intervista di Maurizio Costanzo, forse Ennio Flaiano avrebbe risposto con una delle sue arguzie, tipo: «Ho una tale sfiducia nel futuro che faccio i miei progetti per il passato». Ironia a parte, il «tavolo» s’è trovato in sintonia nel dover guardare al domani con positività; anche se stavolta sarà diverso, il cambiamento. Alberto Gambino: «A questo giro saranno sostituite le professioni intellettuali, non quelle manuali. L’algoritmo è più bravo di noi. Ci sarà una clamorosa redistribuzione del reddito. Adesso ci sono giovanissimi che fatturano più di professionisti 60enni. Pierfrancesco Rizzuti: «L’innovazione è un fattore di investimento, non dobbiamo pensare a scenari catastrofistici».

Gli androidi saranno creativi come noi?

Un algoritmo è bravo, ad esempio a comporre musica o a disegnare, ma può fare una solo cosa. Una sola. «Ora l’intelligenza artificiale è di tipo verticale. La creatività non è comparabile con quella della mente umana. La super intelligenza artificiale, quella che dovrebbe avvicinarsi alle potenzialità del nostro cervello, ancora non la intravediamo, nemmeno lontanamente», ha sottolineato Andrea Geremicca. «Un algoritmo specifico è sicuramente più rapido dell’uomo. Ma la trasversalità umana non è appannaggio della macchina, anche se ad essa diamo le nostre sembianze», ha detto Antonella Salvatore. Ergo, gli androidi organici di Blade Runner rimarranno ancora per molto tempo fantascienza.

Ho visto cose…

«Ho visto cose che voi umani non potete nemmeno immaginare… »; ecco dovremo attendere chissà quanto, prima di poter ascoltare, realmente, qualcosa che somigli al monologo di Roy Batty, perché i replicanti di Ridley Scott e Philip K. Dick non sono proprio dietro l’angolo. In ogni caso, quello che urgentemente dobbiamo fare, in Italia, e soprattutto su questo punto il «tavolo» s’è trovato sulla stessa lunghezza d’onda, è creare un ponte tra l’istruzione, ora statica, e mondo dell’innovazione, cioè del lavoro (che viaggia a velocità curvatura, come l’astronave di Star Trek). Alberto Gambino: «Bisogna ridisegnare le materie di laurea». Andrea Geremicca: «La scuola deve anticipare i tempi». Antonella Salvatore: «Dobbiamo preparare i giovani a lavori che oggi non esistono, ciò è possibile solo allenando le soft skills». Per concludere. Tutto cambia e sempre più velocemente, ma il vero rinnovamento da attuare, nel nostro Paese, è quello culturale. Che è alla base di tutto.

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