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IA, protezione dei dati e identità: intervista alla Prof.ssa Giuliana Amore sul dialogo giuridico tra UE e Brasile

Giuliana Amore è Professoressa associata di Diritto privato presso il Dipartimento di Economia e Impresa dell’Università degli Studi di Catania, dove insegna anche Data Protection Law nel corso di laurea magistrale in Data Science. Ha conseguito nel 2025 l’abilitazione scientifica nazionale alle funzioni di professore di prima fascia. La sua attività scientifica affianca allo studio delle obbligazioni, dei contratti e degli strumenti di destinazione patrimoniale l’approfondimento della protezione dei dati personali e delle implicazioni giuridiche delle tecnologie digitali, con particolare attenzione al rapporto tra intelligenza artificiale, diritti della persona e giustizia civile. Alla ricerca si accompagna un’attività didattica internazionale, che comprende l’insegnamento di Data Protection Law presso l’Universidade Federal de Minas Gerais, in Brasile.

Il confronto tra ordinamenti costituisce il filo conduttore del convegno internazionale «IA, protezione dei dati e identità: ponti digitali tra UE e Brasile», dedicato alle trasformazioni che l’intelligenza artificiale e le piattaforme digitali introducono nella tutela della persona. L’iniziativa propone una riflessione comparatistica e multidisciplinare sui rapporti tra regolazione dell’IA, protezione dei dati e identità digitale, ponendo in dialogo il quadro europeo e l’esperienza brasiliana.

Gli atti del convegno saranno oggetto di pubblicazione, della quale sarà data notizia su DIMT non appena possibile.

La Prof.ssa Giuliana Amore

 

Professoressa, il convegno IA, protezione dei dati e identità: ponti digitali tra UE e Brasile affronta questioni centrali per l’evoluzione del diritto nell’era digitale. Quali esigenze hanno portato alla scelta di questo tema e quali sono gli obiettivi principali dell’iniziativa?

La continua evoluzione dell’I.A. pone al legislatore e alle istituzioni la necessità di aggiornare gli strumenti di regolazione, individuando un equilibrio tra sviluppo tecnologico e tutela dei diritti fondamentali. In questi termini, la governance dell’I.A. assume una dimensione che supera i confini nazionali e coinvolge questioni centrali non soltanto per il diritto europeo, ma a livello internazionale: dalla sovranità digitale alla definizione di principi condivisi a livello globale riguardanti la persona, il patrimonio, i dati, l’uso di sistemi predittivi, …  

Il presente convegno internazionale esplora, quindi, l’intersezione tra I. A., protezione dei dati e social media, comparando il modello normativo europeo con quello brasiliano, per definire ed individuare tutele nell’uso algoritmico dei dati personali, muovendo dalla premessa per la quale la governance dell’AI richiede, mai come ora, una regolazione globale: «nessun Paese può governare questa tecnologia da solo» (così, l’Alto commissario delle Nazioni Unite per i diritti umani Volter Türk).

Ed è quindi, in un’ottica comparatistica e multidisciplinare, anche alla luce delle notevoli affinità tra il nostro sistema e quello brasiliano, che riflettiamo insieme su temi attuali e dinamici, nella cornice normativa di riferimento rappresentata dall’AI Act e dalla legge italiana sull’I. A., dal GDPR e dalla LGPD (Legge Generale sulla Protezione dei Dati) brasiliana, alla ricerca di soluzioni condivise ed interoperabili.

I concetti chiave, che fungeranno da direttrici, di questo dialogo transatlantico sono essenzialmente tre: “geopolitica digitale”, “dati” e “persona”.

 

Il confronto tra Unione europea e Brasile costituisce uno degli elementi caratterizzanti del convegno. Quali analogie e differenze tra i due ordinamenti rendono particolarmente significativo questo dialogo e in che modo la prospettiva comparatistica può contribuire a individuare soluzioni condivise per la regolazione dell’intelligenza artificiale e della protezione dei dati?

In una prospettiva comparatistica, è possibile ed utile dialogare oltreoceano, con il Brasile, sia in materia di I. A. – oggetto di discussione del disegno di legge brasiliana n. 2338/2023 – sia relativamente alla Legge Generale sulla Protezione dei Dati, adottata in Brasile nel 2018 e chiaramente ispirata ai principi e alle norme del GDPR.

Fa da sfondo a questo dialogo il recente accordo di Partenariato digitale firmato nel giugno 2026 tra UE e Brasile per cooperare su governance dell’I. A., dei dati e delle infrastrutture e piattaforme on line: unire, quindi, il quadro normativo europeo con l’esperienza regolatoria del Brasile contribuisce senz’altro a promuovere un’innovazione tecnologica che tuteli i diritti fondamentali, la privacy e la correttezza dei sistemi. Il Partenariato rappresenta una pietra miliare nelle relazioni transatlantiche: si tratta del primo accordo tra UE e un paese dell’America Latina, dopo quasi vent’anni di dialoghi tecnologici bilaterali, volto a promuovere una trasformazione tecnologica inclusiva, incentrata sull’essere umano e basata su regole condivise. Gli obiettivi principali riguardano l’allineamento delle rispettive normative (GDPR, AI Act e LGDP), la sinergia nella regolamentazione delle grandi piattaforme per garantire la trasparenza e il contrasto alla disinformazione e un focus speciale sulla protezione dei minori. Il Partenariato dimostra come lo studio comparato consenta di stabilire regole comuni, ad esempio, su cloud, infrastrutture e I. A. generativa, permettendo alle imprese di sviluppare modelli di IA complessi, nel rispetto di vincoli transatlantici ma senza aumento nei costi di compliance.

Nonostante alcune differenze, i due modelli (europeo e brasiliano) presentano, infatti, molte analogie e, in particolare, nelle definizioni e nei concetti, nell’ambito di applicazione territoriale, nei principi, nelle basi giuridiche del trattamento dei dati personali: il tutto, per favorire un uso etico, sicuro e responsabile dell’I.A.

 A titolo esemplificativo, si pensi al fatto che il disegno di legge brasiliano sull’I.A. (PL 2338/2023, attualmente in fase avanzata di approvazione alla Camera dei Deputati) adotta un’architettura a livelli di rischio speculare a quella dell’AI Act europeo, ma, a differenza dell’approccio europeo, il Brasile ha inserito nel PL 2338 un capitolo interamente dedicato ai diritti fondamentali dell’individuo di fronte all’IA, vicino alla legge italiana sull’I. A.

La notevole convergenza e l’esigua divergenza strutturale tra i due modelli, europeo e brasiliano, rendono, quindi, il confronto molto costruttivo. Non si tratta di un mero esercizio accademico, ma della ricerca di soluzioni condivise ed interoperabili all’insegna di due obiettivi fondamentali comuni ai due sistemi: spazio di dati sicuro e globale, da un lato e, dall’altro, un’I.A. antropocentrica, affidabile e rispettosa dei diritti umani. E allora non occorre necessariamente sposare la religione cattolica per ammirare l’enciclica antropocentrica della Magnifica Humanitas di Papa Leone XIII: enciclica che meriterebbe la qualifica e la funzione di Musa ispiratrice di un Trattato internazionale sull’uso antropocentrico e responsabile dell’AI, proprio al fine di tutelare e promuovere la dignità e la tutela della persona in tale contesto. Il dialogo UE-Brasile contribuisce a fare proprio questo.

 

L’integrazione dell’intelligenza artificiale nei processi decisionali pone nuove questioni in materia di protezione dei dati personali, trasparenza e tutela dei diritti degli interessati. Quali sono, a Suo avviso, le principali criticità nel coordinamento tra AI Act e GDPR e quali elementi della legislazione brasiliana, in particolare della LGPD, possono offrire spunti di riflessione per affrontarle?

È sotto gli occhi di tutti “come” e “quanto” l’uso dell’I. A. abbia portato una profonda trasformazione, sollevando questioni complesse, in particolare, riguardo alla protezione dei dati personali: questi vengono raccolti, elaborati ed utilizzati con modalità del tutto nuove rispetto al passato, ponendo sfide complesse che il legislatore europeo ha deciso di affrontare con un approccio normativo di multilivello caratterizzato, da un lato, dall’AI Act e, dall’altro, dal GDPR, nel quadro di una più ampia strategia digitale dell’Unione che comprende anche altri provvedimenti legislativi come il Data Governance Act, il Data Act, il Digital Service Act e il Digital Markets Act. In questo contesto, l’interazione tra A.I. Act e GDPR assume una rilevanza centrale, stante la necessità di trattare ingenti quantità di dati sia per l’addestramento degli algoritmi sia per il loro funzionamento. Le due normative si integrano e si completano reciprocamente, non senza criticità, specie nella gestione dei diritti degli interessati disciplinati dal GDPR. Esempi paradigmatici di tali criticità si riscontrano nel settore bancario, dove l’utilizzo dei sistemi di I.A. per la valutazione del merito creditizio deve fare i conti, per un verso, con i requisiti di trasparenza e non discriminazione imposti dall’AI Act e, per l’altro, con le tutele previste dal GDPR nel trattamento dei dati personali: ciò significa che le banche devono implementare sistemi in grado non solo di giustificare le decisioni di credito, ma anche di garantire che i dati utilizzati per l’addestramento degli algoritmi e per la valutazione del merito creditizio vengano raccolti e trattati nel rispetto dei principi del GDPR, quali la minimizzazione e la finalità limitata. Analogamente, in ambito sanitario, un sistema di diagnosi assistita dall’I.A. deve essere progettato per assicurare non solo l’accuratezza delle previsioni mediche, ma anche la protezione delle categorie particolari di dati personali utilizzati per l’addestramento e trattati. Ma le criticità maggiori si manifestano nei sistemi di recruitment basati sull’I.A., dove i processi decisionali devono rispettare il diritto degli interessati (data subjects) di comprendere la logica sottesa alle decisioni che li riguardano: un sistema che valuti automaticamente i curricula vitae deve essere, cioè, in grado di spiegare chiaramente i criteri di selezione utilizzati, l’assenza di discriminazioni e il rispetto dei principi di protezione dei dati.

In Brasile, la governance dell’I. A. non è ancora trasfusa in una legge, ma oggetto di un disegno di legge: fa da sfondo l’intersezione con la LGDP, che solleva, analogamente al nostro sistema, sfide interpretative ed operative principalmente riguardanti la base legale per l’addestramento degli algoritmi, il diritto alla revisione umana delle decisioni automatizzate e, in generale, una supervisione umana significativa: in sostanza, anche il Brasile spinge per quella scelta antropocentrica effettuata sia dal legislatore europeo sia da quello italiano con la l. n. 132/2025. E poiché nessuna legge sull’I. A. va considerata un punto di approdo definitivo, il dialogo con giuristi brasiliani rappresenta un’occasione di confronto ricca di spunti di riflessione e ricerca di soluzioni per affrontare sfide e superare criticità comuni ad entrambi i sistemi.  

 

L’impiego dell’intelligenza artificiale e dei social media solleva interrogativi che riguardano direttamente la tutela della persona, dalla protezione dei dati personali dopo la morte alla sicurezza digitale dei minori, fino al rischio di manipolazione delle scelte individuali attraverso gli algoritmi. Quali strumenti normativi e quali garanzie ritiene prioritari per rispondere a queste sfide?

Come sottolineato, proprio pochi giorni fa, dal Comitato per la Strategia Nazionale per l’IA presso la nostra Presidenza del Consiglio dei Ministri, occorre mirare sempre al bilanciamento tra innovazione e tutela della persona, senza pregiudizio di quest’ultima né discorsi fantasiosi su una presunta soggettività di queste entità artificiali foriera solo di pericolose deresponsabilizzazioni delle Società sviluppatrici.

Ed è lungo questa linea che si inseriscono, da un lato, le riflessioni sulla protezione postmortale dei dati personali che, come vedremo, in assenza di una disciplina ad hoc, necessita di un inquadramento sistematico e dell’applicazione di principi e regole generali; e, dall’altro, il dialogo sulla vexata questio della tutela digitale dei minori e dell’age verification, problema peraltro ancora irrisolto e proiettato verso l’introduzione, in particolare ma non esclusivamente, di un espresso divieto di utilizzo dell’I.A. nelle scuole dell’infanzia e di limitazioni rigorose nella scuola primaria, sulla falsariga di quanto stabilito per l’accesso e utilizzo dei social dal Kids Act UE. La preoccupazione per i minori nel digitale è confermata anche dalla proposta avanzata in seno al G7 dalla ministra delegata francese Anne Le Hènanff, che prevede la realizzazione di una piattaforma scientifica internazionale sui rischi on line dei minori, in collaborazione con l’OMS, per approfondire gli effetti delle tecnologie digitali sui minori, favorire la condivisione dei dati e sostenere politiche pubbliche basate su evidenze scientifiche.

Non solo. Se pensiamo alla “persona” come, per l’appunto, soggetto titolare di diritti e libertà, preoccupa e rappresenta una minaccia seria l’uso dei social media per manipolare le scelte dei cittadini anche adulti. La recente battaglia per la presidenza in Brasile ne è un esempio pardigmatico: essa si è spostata dalle urne ai tribunali, passando per gli algoritmi della Silicon Valley. A pochi giorni dal ballottaggio del 25 ottobre, la campagna del presidente Luiz Inácio Lula da Silva ha deciso di giocare una delle sue carte e chiedere al Tribunale superiore elettorale (Tse) la cancellazione della candidatura di Flávio Bolsonaro, accusando Meta di averlo favorito attraverso una presunta manipolazione dei meccanismi di distribuzione dei contenuti digitali. La relazione del Prof. E. Andrade su “La propaganda elettorale tramite i social media e il suo controllo giudiziale in Brasile” ci aiuterà a riflettere su come affrontare il rischio di manipolazione delle scelte individuali attraverso gli algoritmi, che richiede indubbiamente un approccio multilivello che coniughi gli strumenti tecnologici e le norme, affinché queste ultime non rimangano lettera morta, con la consapevolezza personale.

 

La regolazione dell’intelligenza artificiale si colloca oggi in un contesto di competizione geopolitica, nel quale gli Stati perseguono modelli differenti di sviluppo tecnologico e di governance. Quali principi dovrebbero guidare la costruzione di un modello di IA responsabile, capace di mantenere la persona al centro e di garantire un’effettiva attribuzione delle responsabilità? Quale ruolo potrebbero svolgere, in questa prospettiva, la cooperazione internazionale e il dialogo tra Unione europea e Brasile?

L’I.A. rappresenta, senza dubbio, la nuova dimensione del potere geopolitico, che influenza il modo in cui gli Stati proiettano la propria autorità, regolano l’innovazione e negoziano le norme globali. La geopolitica dell’I.A. mette in discussione, infatti, i quadri normativi, ridefinisce i meccanismi di governance globale e rappresenta il campo di rivalità strategica tra i principali attori: Stati Uniti, Cina e Unione Europea, ciascuno dei quali persegue modelli distinti di sviluppo e regolamentazione dell’IA. Tre paradigmi di governance in competizione: il modello liberale orientato all’innovazione, il modello normativo incentrato sull’etica e il modello autoritario controllato dallo Stato. La geopolitica dell’I.A. non costituisce soltanto una competizione per la supremazia tecnologica, ma anche una contesa sulle fondamenta morali e istituzionali della governance globale.

V’è la necessità di una governance globale dell’I.A. basata su principi etici e capace di bilanciare innovazione e sicurezza umana. L’UE, il Brasile e anche l’Italia, con la Legge italiana sull’I.A. (L. n. 132/2025) sono su questa strada, che è ancora lunga e in cui il dialogo internazionale e, nella specie, quello tra UE e Brasile è fondamentale, come ci spiegherà il Prof. A. T. Saliba nella sua relazione su “International Regulation and Geopolitics of Artificial Intelligence”. 

 

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