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Intelligenza artificiale e soccorso sanitario: cinque importanti realtà dell’emergenza-urgenza italiana firmano a Roma la Dichiarazione di intenti per un modello di “intelligenza condivisa”

Si è tenuto il 30 settembre 2026, presso la Sala Tevere della Regione Lazio, l’incontro dedicato al ruolo dell’intelligenza artificiale nell’emergenza-urgenza sanitaria, nel corso del quale cinque importanti realtà del sistema italiano del soccorso hanno sottoscritto la “Dichiarazione di Intenti di Roma – Intelligenza condivisa nel soccorso”.

A sottoscrivere il documento sono state ARES 118 Lazio, SEUS 118 Sicilia, AREU Lombardia, Azienda Zero Piemonte e AREUS Sardegna, con l’obiettivo di avviare un percorso comune fondato sulla condivisione di esperienze, conoscenze, dati, risultati e criticità maturate nell’impiego delle tecnologie digitali e dell’intelligenza artificiale nell’emergenza sanitaria.

L’iniziativa si colloca nel solco tracciato dalla precedente Carta di Catania e ne sviluppa i principi attraverso un modello orientato alla costruzione di una conoscenza condivisa tra organizzazioni territorialmente autonome. La Dichiarazione di Intenti di Roma muove, infatti, dalla considerazione che le differenti realtà regionali possano affrontare bisogni analoghi attraverso tecnologie, infrastrutture e modelli organizzativi differenti, rendendo tuttavia necessario un linguaggio comune per consentire di confrontare e, ove possibile, riutilizzare dati ed esperienze.

Il paradigma proposto non coincide, dunque, con la centralizzazione dei sistemi o con l’adozione uniforme delle medesime soluzioni tecnologiche. Il documento pone piuttosto l’accento sull’interoperabilità e sulla capacità dei diversi sistemi di apprendere gli uni dagli altri, mantenendo l’autonomia organizzativa dei singoli territori. In questa prospettiva, le informazioni generate nell’attività di soccorso vengono considerate un patrimonio strategico del sistema pubblico, da governare secondo criteri di sicurezza, qualità, disponibilità e portabilità e da rendere utilizzabile nel tempo per finalità istituzionali, assistenziali, organizzative, di ricerca e innovazione.

Particolare rilievo assume il principio del riuso. Prima di progettare o acquisire una nuova soluzione per un bisogno già affrontato da un’altra organizzazione aderente, le Parti si impegnano a verificare la disponibilità di esperienze e conoscenze già maturate all’interno della rete. Il riuso potrà riguardare non soltanto componenti software, ma anche architetture, specifiche tecniche, modelli di dati, procedure, metriche, risultati delle sperimentazioni e modelli organizzativi. La condivisione viene estesa inoltre alle criticità e agli insuccessi, nella prospettiva di trasformare l’esperienza di ciascun territorio in conoscenza utile per l’intero sistema.

In tale quadro, l’intelligenza artificiale viene concepita come uno strumento e non come il fine dell’innovazione. La Dichiarazione prevede che l’introduzione di sistemi di IA sia collegata all’esistenza di un bisogno concreto, alla qualità dei dati disponibili, alla possibilità di misurare i benefici attesi e alla capacità di governare i rischi secondo i principi già delineati dalla Carta di Catania. Particolare attenzione viene inoltre riservata alla possibilità di sviluppare sperimentazioni congiunte tra più territori, anche attraverso architetture capaci di utilizzare informazioni distribuite senza richiederne necessariamente la centralizzazione.

La misurazione rappresenta un ulteriore elemento qualificante del modello. Ogni progetto di innovazione dovrà individuare preventivamente il bisogno da affrontare, il risultato atteso e le relative metriche di valutazione. Per bisogni equivalenti, le Parti intendono promuovere metriche comparabili, così da consentire non soltanto di stabilire se una determinata soluzione sia efficace, ma anche di comprendere in quali condizioni essa produca valore.

La Dichiarazione individua anche una serie di impegni attuativi. Entro 90 giorni è prevista l’istituzione di un Tavolo tecnico permanente dedicato all’interoperabilità, al dato comune e al riuso; entro sei mesi il Tavolo dovrà proporre una metodologia condivisa per la descrizione e la valutazione dei futuri progetti, oltre alla struttura di un repository delle esperienze e degli asset riutilizzabili. Entro dodici mesi, invece, le Parti intendono individuare almeno due bisogni operativi condivisi sui quali applicare concretamente il metodo, definendo nuclei informativi comuni, metriche di riferimento e specifiche per l’interoperabilità. È inoltre prevista la predisposizione di clausole tipo nei rapporti con i fornitori e la pubblicazione annuale di un rapporto sintetico sullo stato di attuazione della Dichiarazione.

L’incontro del 30 settembre ha visto, tra gli altri, gli interventi del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca e del Direttore della Direzione regionale Salute e Integrazione Sociosanitaria Andrea Urbani. I lavori hanno alternato un panel tecnico dedicato allo stato dell’arte e alle prospettive dell’intelligenza artificiale nell’emergenza sanitaria agli interventi delle società scientifiche e delle reti di volontariato. Nel corso della giornata sono state inoltre approfondite le modalità di utilizzo dell’IA da parte di ARES 118 nell’ambito del 116117, il Numero Europeo Armonizzato per l’accesso alle cure mediche non urgenti e agli altri servizi sanitari territoriali a bassa intensità.

La Dichiarazione di Intenti di Roma resta aperta all’adesione di ulteriori servizi e organizzazioni pubbliche operanti nell’emergenza-urgenza che ne condividano i principi. Il documento intende inoltre rappresentare un contributo alle istituzioni regionali, nazionali ed europee impegnate nella definizione di modelli interoperabili e sostenibili per la sanità digitale, senza vincolare le organizzazioni aderenti all’utilizzo di una specifica tecnologia, piattaforma o architettura.

La prospettiva delineata a Roma sposta così l’attenzione dall’adozione della singola tecnologia alla capacità del sistema sanitario di apprendere in modo strutturato dalla propria esperienza. In questa logica, l’innovazione non viene valutata soltanto per il beneficio prodotto nell’immediato, ma anche per la conoscenza che è in grado di generare e rendere disponibile per successive decisioni, sperimentazioni e interventi. È questo il presupposto della “intelligenza condivisa nel soccorso” delineata dalla Dichiarazione: fare dell’esperienza maturata nei singoli territori un patrimonio conoscitivo progressivamente accessibile all’intero sistema dell’emergenza-urgenza.

 

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