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Minori di età e accesso ai servizi digitali. Itinerari di una tutela in evoluzione

Minori di età e accesso ai servizi digitali. Itinerari di una tutela in evoluzione

di

Amalia Chiara Di Landro

Prof. ass. dell’Università “Mediterranea” di Reggio Calabria

Articolo pubblicato su Accademia-Rivista dell’Associazione Civilisti Italiani di Pacini Giuridica, fascicolo n. 11

 

Sommario:

1. Premessa. La tutela giuridica dei minori di età alla prova della trasformazione digitale.

2. Le misure adottate.

3. L’evoluzione normativa in materia di tutela dei minori e servizi digitali.

3.1. GDPR e tutela dei minori.

3.2. Le ulteriori tappe nel percorso di regolamentazione dei servizi e mercati digitali. DSA e DMA.

3.3. L’AI Act e tutela dei minori.

3.3.1. Intelligenza artificiale, diritto d’autore e interesse del minore.

4. Alcune riflessioni finali.

 

1. Premessa.

La tutela giuridica dei minori di età alla prova della trasformazione digitale È da tempo rilevato come la trasformazione digitale, “in un orizzonte esteso in direzioni che, seppur intuibili, non possiamo ancora pienamente prevedere”, abbia ridisegnato relazioni, contrattazioni e dinamiche di potere, palesando nuove istanze di tutela; fra queste, la protezione dei minori di età, rispetto ai rischi derivanti dall’offerta di contenuti della società dell’informazione. E mentre già da tempo una mutata coscienza sociale e culturale, seguendo l’itinerario inaugurato dalle fonti di matrice convenzionale ed europea, ha orientato legislazione e giurisprudenza verso modifiche e diverse interpretazioni della disciplina delle relazioni di coppia e tra genitori e figli, le sollecitazioni e i problemi determinati dallo sviluppo tecnologico sono rimasti a lungo privi di adeguata risposta normativa ed hanno trovato (parziale) soluzione in interventi più recenti, non privi di richiami alla tutela della minore età in ambito digitale. La circostanza per cui la cifra delle relazioni interpersonali e delle operazioni economiche è divenuta molto diversa da quella delle tradizionali relazioni in presenza ha portato, in particolare, a richiedere nel tempo regole nuove, armonizzate o uniformi, in materia di trattamento dei dati personali, accesso ai servizi digitali e intelligenza artificiale, anche per prevedere le medesime garanzie nei diversi Stati e al contempo soddisfare l’ esigenza di un’autonomia strategica dell’Europa rispetto agli attori esteri, a fronte di una “interdipendenza asimmetrica tra Stato e big tech”. Ne è derivato un quadro di fonti caratterizzato da notevole complessità ed eterogeneità, tradotto in documenti di diversa natura, anche per la necessità, derivante dalla natura dinamica del digitale, di garantire una regolamentazione flessibile e capace di adeguarsi rapidamente ai mutamenti tecnologici: fonti europee e nazionali, accordi internazionali e provvedimenti delle Autorità Garanti, insieme a regole di autodisciplina e codici etici di comportamento con un ruolo complementare o integrativo rispetto alle norme giuridiche. Dunque, fonti risultanti da una sorta di co-regolazione, in una collaborazione tra attori pubblici e privati, talora volta a integrare principi etici in dinamiche regolative più complesse.

 

 

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