L’intelligenza artificiale ha stravolto il mondo della creazione artistica, sollevando interrogativi sempre più urgenti sulla…
Giornalismo in Italia, crescono lavoro autonomo e attività digitali: i risultati del quarto Osservatorio AGCOM
Una professione con un’età media intorno ai cinquant’anni, una prevalenza del lavoro autonomo e una crescente integrazione delle attività digitali. È il quadro delineato dalla quarta edizione dell’«Osservatorio sul giornalismo», presentata dall’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni e realizzata con il supporto della Fondazione sul giornalismo italiano “Paolo Murialdi”. Il rapporto esamina le condizioni della professione in Italia, distinguendo tra attività giornalistica e comunicazione e integrando i risultati dell’indagine con i dati economici e di consumo dell’informazione disponibili presso l’Autorità.
La rilevazione si basa su un questionario diffuso nell’ultimo trimestre del 2025, al quale sono state fornite 1.771 risposte. I risultati sono stati riponderati da ISTAT rispetto alla popolazione dei giornalisti attivi censita da INPGI e INPS al 31 dicembre 2024. A quella data, i giornalisti attivi risultavano 39.207. Gli uomini rappresentavano il 57,1% del totale, mentre Lombardia e Lazio concentravano circa il 45% della popolazione giornalistica. La componente con più di sessant’anni, più che raddoppiata rispetto al 2013, raggiungeva il 20,5%.
Sul piano occupazionale, il lavoro autonomo costituisce la modalità prevalente, con una quota del 51,7%. Il 65,2% della popolazione considerata opera esclusivamente per testate giornalistiche, il 17,6% lavora soltanto in agenzie di comunicazione o uffici stampa e il 17,2% combina le due attività. Questi assetti si inseriscono in un contesto di difficoltà economica: tra il 2021 e il 2025 i ricavi dei quotidiani sono passati da 1,494 a 1,059 miliardi di euro, mentre la retribuzione media del lavoro autonomo risulta inferiore del 76% rispetto a quella dei dipendenti.
I quotidiani restano il principale ambito di attività, nel quale opera il 29% dei giornalisti, ma aumenta il peso delle testate online e dei nuovi formati. Il web journalism, comprendente anche podcast e newsletter, coinvolge il 30% dei professionisti e registra la crescita più evidente rispetto alla precedente edizione dell’Osservatorio. Nelle testate tradizionali, inoltre, il 60% dei giornalisti lavora sia per la versione offline sia per quella online, confermando l’integrazione tra i diversi canali di pubblicazione.
La trasformazione digitale riguarda anche il reperimento delle informazioni. Le fonti dirette personali restano il riferimento principale, utilizzato dal 68,5% dei giornalisti, ma tra i professionisti con meno di quarant’anni le fonti digitali superano per la prima volta quelle giornalistiche tradizionali. Nell’attività quotidiana, i motori di ricerca sono utilizzati dal 78% dei giornalisti e la messaggistica istantanea dal 68%. I social network vengono impiegati soprattutto per raccogliere informazioni e monitorare le discussioni sui temi di interesse professionale.
L’intelligenza artificiale generativa entra nelle pratiche di lavoro principalmente attraverso la traduzione automatica, seguita da ricerca e verifica, editing e raccolta e analisi dei dati. Risulta invece meno frequente l’impiego per produrre testi, contenuti destinati ai social e materiali audiovisivi. Il 30,8% dei giornalisti dichiara di non utilizzare questi strumenti, con differenze generazionali: la quota sale al 42,1% tra gli ultrasessantenni e scende al 19,9% tra gli under 40. Alla diffusione degli strumenti non corrisponde tuttavia un livello omogeneo di competenze: secondo l’indice adottato nell’indagine, soltanto il 16% raggiunge livelli digitali medio-alti o alti, mentre il 49% si colloca sotto la media della categoria.
Accanto agli aspetti tecnologici ed economici, il rapporto considera la dimensione deontologica e la sicurezza professionale. Oltre la metà dei giornalisti ritiene che gli standard etici della professione si siano indeboliti; il 16% dichiara di avere subito almeno una minaccia o intimidazione nei dodici mesi precedenti la rilevazione. Emerge parallelamente una domanda di aggiornamento, soprattutto sull’intelligenza artificiale, sui profili etici e sul fact-checking. L’Osservatorio restituisce così una lettura della professione nella quale innovazione digitale, sostenibilità del lavoro, formazione e tutela dell’autonomia giornalistica costituiscono dimensioni strettamente connesse.
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