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Intervista a Bruno Tassone: Intelligenza artificiale e responsabilità sanitaria negli Stati Generali della responsabilità sanitaria

Gli Stati Generali della Responsabilità Sanitaria I edizione si sono svolti articolandosi in tre giornate di lavori che hanno riunito, in sedi istituzionali e accademiche, alcuni tra i principali esperti della materia. L’iniziativa ha rappresentato un’importante occasione di confronto tra giuristi, operatori sanitari e rappresentanti delle istituzioni, con l’obiettivo di fare il punto sull’evoluzione della responsabilità sanitaria e sulle principali questioni applicative e prospettiche del settore.

Abbiamo intervistato il Prof. Bruno Tassone, tra i promotori dell’evento, per ripercorrerne la genesi, i contenuti e i principali spunti emersi nel corso dei lavori.

Il Prof. Avv. Bruno Tassone

Avvocato abilitato al patrocinio presso le giurisdizioni superiori e co-fondatore dello Studio Legale Tassone, è Professore Ordinario di Diritto Privato Comparato presso la Universitas Mercatorum di Roma, dove è stato Professore Associato di Diritto Privato. Presso il medesimo Ateneo è stato Professore Straordinario di Intellectual Property Competition and Data Management ed è titolare dell’insegnamento di Copyright ed Elementi della Impresa Culturale, mentre dal 2008 insegna “Principles of Civil Law” (diritto privato in inglese) presso la Luiss Guido Carli. È autore di oltre centocinquanta pubblicazioni fra libri, saggi e commenti nelle aree della responsabilità civile, della procedura civile, della proprietà intellettuale e del diritto privato comparato. Fra i volumi si segnalano I giudici e l’analisi economica del diritto privato (con R. Pardolesi,  Bologna, 2003); La ripartizione di responsabilità nell’illecito civile (Napoli, 2007); Causalità e perdita di chances (II ed., Torino, 2020); Il ricorso per cassazione e il giudizio di legittimità dopo la riforma Cartabia (curato con A. Fabbi, Santarcangelo di Romagna, 2026); Manuale pratico operativo della responsabilità medica (curato con F. Angelini e F. Barucco, Santarcangelo di Romagna, 2026); e Il diritto processuale della responsabilità civile (curato con C. Consolo, Pisa, 2026). Ha redatto tre relazioni di impatto per il Parlamento Europeo in materia di nuove tecnologie, è componente del Comitato Scientifico di molte riviste scientifiche italiane ed è altresì docente della Scuola Superiore della Magistratura.

Professore, come è nata l’idea di organizzare gli Stati Generali della Responsabilità Sanitaria?

L’idea di organizzare gli Stati Generali della Responsabilità Sanitaria è nata insieme al Prof. Giuseppe Cassano durante l’ultima edizione degli Stati Generali del Diritto di Internet e dell’Intelligenza Artificiale, che si tiene annualmente presso la Luiss Guido Carli, ed è stata condivisa con entusiasmo dal Dott. Giacomo Travaglino, già Presidente della Terza Sezione Civile della Corte di Cassazione.

Ci è infatti sembrato che anche rispetto alla responsabilità sanitaria vi fosse il bisogno di una “tre giorni” per “fare il punto” su un tema, anzi su una sotto-area del diritto, sempre più al centro del dibattito e delle riforme legislative, che peraltro coinvolge in modo via via più intenso le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale.

In proposito, l’etichetta degli “stati generali” si è rivelata molto in linea con la creazione di un luogo di confronto tra accademia, istituzioni, professionisti della sanità e del diritto, ispirato dall’obiettivo di delineare una visione condivisa sulle sorti della responsabilità sanitaria in Italia, il che ha avuto un riscontro assai positivo.

Le prime due giornate, ospitate dalla European School of Economics presso la sua nuova sede di Piazza Navona, sono state infatti aperte dal Ministro della Salute Orazio Schillaci e dal Vice Ministro della Giustizia Francesco Paolo Sisto, mentre la terza è stata ospitata dalla Camera dei Deputati ed è stata aperta dall’On. Paolo Barelli; tutte le relazioni sono state tenute dai massimi esperti della materia (fra cui consiglieri di cassazione autori delle più importanti sentenze, professori cui si devono le teorie dotate di maggiore impatto e professionisti che operano ai massimi livelli del settore), con la partnership dello Sportello Legale Sanità, con sede a Roma, Milano e Bologna.

L’evento si caratterizza per un’impostazione interdisciplinare. In che modo questo approccio ha trovato concreta applicazione con riferimento al diritto sanitario? Quali sono stati i principali punti di convergenza tra le diverse discipline coinvolte?

La responsabilità sanitaria ci pone di fronte a cambiamenti che riguardano l’intero ordinamento giuridico e, per comprendere come il risarcimento del danno alle vittime dei casi di medical malpractice realmente funzioni, occorre un approccio integrato su più livelli: sì da considerare non solo il diritto civile, ma anche il diritto commerciale, amministrativo e contabile, oltre che il diritto penale (basti pensare, per citare alcuni temi meno esplorati nell’ottica tradizionale del risarcimento del danno, al dibattito sullo scudo penale e alle ricadute della materia sugli asset societari).

Del resto, molti istituti tradizionali del diritto civile estremamente rilevanti per la responsabilità sanitaria non possono essere realmente compresi senza esaminare la loro dimensione processuale. Il processo, infatti, è il luogo di verifica finale del significato “concreto” e della tenuta delle norme di diritto sostanziale sia sul piano dell’accertamento dei diritti sia su quello della tutela degli stessi. E proprio in questo settore – la cui formazione e conformazione sono in verità animate da non poche scelte di policy e dunque super-individuali – è assai proficuo studiare l’intreccio fra norme sostanziali e processuali, il quale determina la regola realmente applicata.

In effetti, senza quell’intreccio non si possono davvero governare non solo momenti di disciplina generali come quelli relativi alla colpa, al nesso di causa, al danno patrimoniale e non patrimoniale, ma nemmeno indagare con profitto profili più specifici come quelli degli standard di prova, della chance e delle modalità del suo ristoro, che ben raramente può avvenire al di fuori e prima del processo, del danno in re ipsa e via dicendo; similmente, la regola sostanziale alla cui applicazione presiede quella processuale fa spesso assumere a quest’ultima curvature particolari, come, ad esempio, rendono sempre palese lo studio delle presunzioni e le ricche, recenti elaborazioni in tema di CTU, certamente non insensibili al loro oggetto, ossia la responsabilità sanitaria.

Proprio in questa prospettiva non è un caso che le prime due giornate abbiano visto la partecipazione, fianco a fianco, di insigni civilisti e processualisti e, inoltre, che esse siano state la prima e informale occasione per presentare il testo che ho avuto l’onore di curare con il Prof. Claudio Consolo dal titolo “Il diritto processuale della responsabilità civile” (Pacini, 2026).

Posto che le relazioni dedicate al diritto sanitario risultano altamente specialistiche, per quali ragioni ha trovato spazio l’intelligenza artificiale? A quali esiti ha portato l’analisi del rapporto fra il diritto sanitario e l’IA? E per quale ragione tali tematiche sono state collocate, in particolare, nella terza giornata dei lavori?

Nel contesto della responsabilità – ma più in generale dell’attività sanitaria – giocano un ruolo sempre più importante le nuove tecnologie e, ad esempio, servono certamente regole apposite per intervenire sulle dinamiche relative all’accesso e alla gestione dei dati sanitari in modo da tutelare la privacy dei pazienti e, al contempo, garantire la qualità del servizio.

Anche qui, peraltro, occorre un approccio multidisciplinare che consenta di affrontare i numerosi temi e problemi che pone l’intelligenza artificiale, sia rispetto al suo uso – in sede di diagnosi, strutturazione di trattamenti personalizzati, monitoraggio remoto dei pazienti, supporto nella gestione delle risorse – sia rispetto al suo non uso o cattivo uso. Ciò ha costituito un interessante approdo dei lavori, circa i presupposti, per fare un esempio concreto, in base ai quali un sanitario può essere ritenuto responsabile per non essersi avvalso di un software di IA che gli avrebbe consentito di arrivare alla giusta diagnosi e/o prescrizione terapeutica.

In tal modo il dibattito si è spostato sul futuro della responsabilità sanitaria nel suo rapporto con le nuove tecnologie e l’IA, al quale è stata dedicata la terza giornata. E il fatto che si sia svolta nella casa del nostro legislatore ha avuto un alto significato simbolico e una funzione propulsiva, visti i tanti esponenti delle istituzioni ivi presenti.

Inoltre, da comparatista, sono sempre attento ai vari “formanti” che compongono il sistema giuridico e poter coinvolgere nei lavori anche quello legislativo è stato molto importante per lo sviluppo dei progetti che ruotano attorno agli Stati Generali della Responsabilità Sanitaria: come quello, ancora da realizzare, della creazione di un osservatorio sul tema e quello, già in essere, della rivista “Diritto e sanità – Responsabilità sanitaria, rischio clinico e valore della persona”, nel cui comitato scientifico siedo e che ha ottenuto di recente il riconoscimento ministeriale di rivista scientifica.

È già in fase di organizzazione la prossima edizione degli Stati Generali? È possibile anticipare quali saranno le principali direttrici tematiche e, in particolare, se il rapporto tra IA e sanità continuerà a occupare una posizione centrale nel dibattito?

Proprio il fatto che la scorsa edizione sia stata al di sopra di tutte le aspettative ci ha dato lo stimolo per programmare una seconda edizione, alla quale stiamo già lavorando. E, poiché non possiamo non occuparci sia del diritto della responsabilità che c’è sia di quello che verrà, la riflessione sul ruolo dell’IA continuerà ad avere una posizione centrale.

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