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Sistema Tutor, il Tribunale nega il sequestro da 11,3 miliardi: la causa sul software prosegue nel merito

Il Tribunale di Roma ha respinto la richiesta di sequestro conservativo fino a 11,286 miliardi di euro avanzata da Alessandro Patanè nei confronti di Autostrade per l’Italia, Holding Reti Autostradali, Mundys, Cdp Equity e Cassa Depositi e Prestiti nell’ambito della controversia sul software alla base del sistema Tutor per il controllo della velocità. Cassa Depositi e Prestiti è stata assistita dal Prof. Avv. Alberto Gambino e dall’Avv. Elena Maggio.

Con l’ordinanza del 28 luglio 2026, il giudice della XVII sezione civile ha rigettato anche la richiesta subordinata di nomina di un amministratore giudiziario e di accantonamento di un fondo rischi da parte di Autostrade. La decisione riguarda esclusivamente le misure cautelari richieste e non definisce il giudizio di merito sulla presunta titolarità del software.

Al centro della controversia vi è il programma “AP Consulting”, che Patanè sostiene essere il nucleo tecnologico del Sicve (Sistema informativo per il controllo della velocità), successivamente utilizzato nel sistema Tutor. Secondo il ricorrente, il software sarebbe stato trasferito ad Autostrade a partire dal 2004 senza un valido trasferimento dei diritti di proprietà intellettuale, da cui deriverebbe una richiesta risarcitoria miliardaria.

Il Tribunale ha tuttavia ritenuto non sufficientemente dimostrata, nella fase cautelare, la titolarità esclusiva del software in capo a Patanè né la sussistenza del credito vantato. In particolare, l’ordinanza evidenzia che le precedenti decisioni sul contenzioso non avevano accertato la proprietà del programma in capo al ricorrente, ma avevano soltanto rilevato la mancata prova, da parte di Autostrade, della propria titolarità.

Secondo il giudice, anche la documentazione prodotta a sostegno della richiesta — tra cui una consulenza tecnica di parte e alcune fatture emesse unilateralmente — non sarebbe sufficiente a dimostrare l’esistenza del diritto rivendicato e dell’importo richiesto. La mera trasmissione delle fatture tramite il Sistema di interscambio, infatti, non prova né l’esistenza di un rapporto contrattuale né l’effettiva sussistenza di un debito.

Il Tribunale ha inoltre escluso la presenza di un concreto rischio di dispersione del patrimonio delle società coinvolte, ulteriore presupposto necessario per disporre il sequestro conservativo. Non sono emersi, secondo l’ordinanza, elementi tali da far ritenere compromessa la capacità patrimoniale delle società convenute o da giustificare misure urgenti in attesa della decisione definitiva.

La controversia sul Tutor resta quindi aperta nel merito, mentre il primo passaggio cautelare si conclude a favore di Autostrade, Mundys e delle società riconducibili al gruppo Cassa Depositi e Prestiti.

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