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Startup e scaleup, la Commissione UE misura l’efficacia delle politiche nazionali: pubblicato il primo Scoreboard europeo dell’innovazione
La Commissione europea ha pubblicato il primo European Startup and Scaleup Scoreboard (ESSS), uno strumento destinato a misurare lo stato di salute degli ecosistemi europei dell’innovazione e a valutare l’impatto delle politiche pubbliche a sostegno di startup e scaleup. Il documento, presentato a un anno dal lancio della strategia europea “Choose Europe to Start and Scale”, assume un rilievo che va oltre la mera raccolta statistica: rappresenta infatti un tentativo di costruire un sistema stabile di monitoraggio comparato delle politiche industriali e dell’efficacia regolatoria nei diversi Stati membri.
Secondo i dati diffusi dalla Commissione, dal 2020 al 2025 venti Paesi dell’Unione hanno migliorato le proprie performance. Il dato viene interpretato dall’esecutivo europeo come prova del fatto che regolazioni favorevoli all’innovazione, accesso al capitale di rischio e politiche per l’attrazione dei talenti costituiscano fattori determinanti per la crescita dell’ecosistema imprenditoriale tecnologico.
L’ESSS suddivide gli Stati membri in quattro categorie – front-runners, high-performing, catching-up e rising – sulla base di 36 indicatori che misurano, tra gli altri aspetti, accesso ai finanziamenti, capacità brevettuale, rapidità di espansione sul mercato, infrastrutture digitali e disponibilità di capitale umano qualificato. In testa alla classifica figurano Estonia, Svezia, Finlandia, Paesi Bassi e Danimarca, indicati come modelli di integrazione tra politiche pubbliche e sviluppo dell’innovazione privata.
L’Estonia emerge soprattutto per infrastrutture digitali e finanziamenti early-stage, con il più alto numero europeo di imprese sostenute da venture capital in rapporto alla popolazione. La Svezia, invece, viene valorizzata per la capacità di generare unicorns e attrarre investimenti nelle fasi avanzate di crescita delle imprese. La Finlandia si distingue per l’intensità degli investimenti in ricerca e sviluppo e per l’elevata attività brevettuale.
Accanto agli elementi positivi, il rapporto individua anche criticità strutturali che continuano a limitare la competitività europea. Nei Paesi classificati come “rising” – tra cui Grecia, Bulgaria, Romania e Slovacchia – persistono difficoltà nell’accesso ai capitali, ostacoli amministrativi alla crescita dimensionale delle imprese e fenomeni di fuga dei talenti verso ecosistemi più dinamici. La Commissione sottolinea come tali fattori incidano direttamente sulla capacità di trasformare innovazione tecnologica e ricerca in crescita economica stabile.
Sul piano giuridico-istituzionale, il documento assume particolare rilevanza perché si inserisce nel più ampio processo di armonizzazione normativa promosso dall’Unione europea in materia di innovazione e mercato digitale. Il riferimento esplicito all’EU Inc., al Business Wallet europeo e alla futura strategia comune sui visti dimostra infatti la volontà della Commissione di intervenire non solo sul sostegno finanziario alle imprese, ma anche sugli ostacoli regolatori che ancora frammentano il mercato interno.
L’iniziativa si collega inoltre al futuro European Innovation Act, destinato a rafforzare il quadro normativo europeo per startup e scaleup attraverso misure di semplificazione amministrativa, interoperabilità digitale e maggiore integrazione transfrontaliera delle attività economiche innovative. In questo senso, il nuovo Scoreboard non rappresenta soltanto un esercizio statistico, ma uno strumento di governance regolatoria volto a orientare le future scelte legislative dell’Unione.
L’aspetto più significativo dell’ESSS risiede probabilmente proprio nella trasformazione dell’innovazione in parametro misurabile di efficacia delle politiche pubbliche. La Commissione europea sembra infatti voler superare un approccio puramente programmatico, introducendo una logica di valutazione comparativa permanente tra ordinamenti nazionali. Una prospettiva che potrebbe incidere progressivamente anche sulle future politiche industriali degli Stati membri, spingendoli verso modelli normativi maggiormente competitivi e coordinati a livello europeo.
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