In occasione della pubblicazione di Cybersecurity e Istituzioni Democratiche. Un’indagine interdisciplinare: Diritto, Informatica e Organizzazione Aziendale,…
Giustizia e innovazione digitale al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del CNF
di Valeria Montani
Dalle tensioni geopolitiche internazionali alla trasformazione digitale della giustizia, passando per la tutela dello Stato di diritto, le garanzie processuali e il futuro della professione forense. Sono alcune delle sfide che oggi attraversano il sistema della giustizia e che sono state al centro dell’inaugurazione dell’anno giudiziario del Consiglio Nazionale Forense avvenuto oggi, che si è svolta oggi, 13 marzo 2026, a Roma presso la Sala Sinopoli dell’Auditorium Parco della Musica.

Ad aprire i lavori è stato il presidente del CNF Francesco Greco, che ha richiamato il contesto globale segnato da conflitti, instabilità e competizione tra potenze, sottolineando come in questo scenario il ruolo dell’avvocatura sia sempre più delicato. «Più il futuro è incerto, più importante e delicato è il compito che noi avvocati dobbiamo svolgere quali tutori dei diritti fondamentali», ha affermato Greco.

L’Avv. Francesco Greco ed i membri del CNF
Secondo il presidente del CNF, il nuovo contesto internazionale e le tensioni che attraversano le democrazie rendono ancora più centrale la funzione dell’avvocatura come presidio dello Stato di diritto e difesa delle libertà individuali. Gli avvocati, ha ricordato, sono chiamati a essere «custodi della legalità, interpreti dei cambiamenti, mediatori dei conflitti e difensori dei più deboli».
Nel suo intervento Greco ha inoltre denunciato quello che ha definito un arretramento delle garanzie processuali registrato negli ultimi anni, in particolare durante il periodo pandemico. Misure emergenziali che avevano trovato una giustificazione nel contesto sanitario ma che, secondo l’avvocatura, non possono diventare prassi permanente. In questo quadro, il presidente del CNF ha ribadito la contrarietà della categoria alla diffusione della trattazione scritta come modalità ordinaria nel processo civile e, in parte, anche nel processo penale.
«Il processo ha perso la sua essenza di luogo di confronto e di oralità», ha osservato Greco, sottolineando il rischio che la giustizia possa venire progressivamente trasformata in una procedura amministrativa. Da qui la richiesta dell’avvocatura di superare la trattazione scritta come forma ordinaria e di ripristinare pienamente il contraddittorio in presenza tra le parti.
Critiche sono state rivolte anche ad alcune modalità di digitalizzazione del processo, come i sistemi informatici che nel processo amministrativo possono impedire il deposito degli atti in presenza di errori formali. Secondo il CNF, strumenti di questo tipo rischiano di limitare l’effettività della tutela giurisdizionale e di sostituire, di fatto, la valutazione del giudice con automatismi tecnici.
Accanto alle criticità, Greco ha però evidenziato anche le opportunità offerte dall’innovazione tecnologica. «L’intelligenza artificiale è già entrata con prepotenza nella nostra vita quotidiana. Dobbiamo guardare con fiducia a questo straordinario strumento che la scienza e la tecnologia hanno messo a disposizione del genere umano», ha affermato.
L’obiettivo, ha spiegato, è governare queste trasformazioni affinché diventino strumenti utili per rafforzare il lavoro degli avvocati e la tutela dei diritti. In questa direzione si inserisce la gara europea pubblicata dal Consiglio Nazionale Forense per dotare l’avvocatura italiana di un proprio sistema di intelligenza artificiale.
Ampio spazio è stato dedicato anche alle trasformazioni della professione forense. Dopo decenni di crescita del numero degli avvocati, oggi si registra una significativa inversione di tendenza: diminuiscono gli studenti nelle facoltà di giurisprudenza, i tirocinanti e i candidati agli esami di abilitazione. Secondo i dati richiamati dal presidente del CNF, i candidati all’esame di avvocato sono passati dai quasi 28 mila del 2018 a poco più di 10 mila nella sessione più recente.
Un altro tema centrale riguarda il divario di reddito tra uomini e donne nella professione. Il presidente del CNF ha ricordato che il reddito medio delle avvocate è circa la metà di quello dei colleghi uomini, un divario che l’avvocatura considera incompatibile con i principi di uguaglianza e parità che essa stessa è chiamata a difendere.
Tra le priorità indicate dal Consiglio Nazionale Forense figura anche la riforma della legge professionale, già approvata dal governo sotto forma di disegno di legge delega ma ancora all’esame del Parlamento. L’avvocatura chiede un’accelerazione dell’iter per aggiornare la disciplina della professione alle trasformazioni della società e del mercato del lavoro.
Nel corso dell’inaugurazione sono stati affrontati anche i temi del patrocinio a spese dello Stato e delle difficoltà economiche che possono colpire gli avvocati impegnati nella difesa dei cittadini più vulnerabili. Greco ha criticato in particolare alcune disposizioni normative che, secondo il CNF, rischiano di penalizzare professionisti che spesso attendono per anni il pagamento dei compensi per l’attività svolta.
Il tema dell’indipendenza della professione forense è stato ripreso anche dal presidente del Consiglio degli Ordini forensi d’Europa (CCBE), Roman Sarek, che ha richiamato l’attenzione sui rischi legati alla sorveglianza digitale e alle interferenze nelle comunicazioni tra avvocato e cliente. La riservatezza del rapporto professionale, ha ricordato, rappresenta una garanzia essenziale per l’effettività del diritto di difesa.
All’evento sono intervenuti anche Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Corte di Cassazione, Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura, e il Ministro della Giustizia Carlo Nordio, che hanno offerto una riflessione sulle prospettive di riforma della giustizia e sulla necessità di rafforzare la collaborazione tra magistratura, avvocatura e istituzioni.
Nel suo intervento Pinelli ha sottolineato che «la qualità della giurisdizione dipende dalla competente e leale partecipazione di tutte le parti alla complessa attività decisionale propria del giudice», ribadendo il ruolo dell’avvocatura come coprotagonista della giurisdizione e presidio delle garanzie del giusto processo.
L’incontro ha rappresentato così un momento di confronto tra istituzioni, magistratura e avvocatura sulle principali sfide che attendono il sistema giustizia, con particolare attenzione all’equilibrio tra innovazione tecnologica, efficienza dei procedimenti e piena tutela delle garanzie fondamentali del processo.

L’arrivo del Ministro della Giustizia, Carlo Nordio

Pasquale D’Ascola, Primo Presidente della Corte di Cassazione

Fabio Pinelli, vicepresidente del Consiglio Superiore della Magistratura





