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Intervista a Barbara Strappato: “Cybersicurezza, innovazione e inclusione nel futuro digitale”

La Dott.ssa Barbara Strappato, Primo Dirigente della Polizia di Stato, dirige dal 2020 la Prima Divisione del Servizio di Polizia Postale e per la Sicurezza Cibernetica presso la Direzione Centrale della Polizia Scientifica e della Sicurezza Cibernetica. Dopo una significativa esperienza investigativa maturata presso le Squadre Mobili delle Questure di Bari, Napoli e Potenza, dal 2014 opera nella Specialità della Polizia Postale, dove ha ricoperto incarichi di rilievo nel contrasto al cybercrime e alla criminalità online, tra cui quelli di Responsabile della Sezione Investigazioni Cyber, Responsabile della Sezione Operativa Social Network e Vice Responsabile del C.N.C.P.O. – Centro Nazionale per il Contrasto alla Pedopornografia Online. Ha inoltre diretto il Compartimento Polizia Postale e delle Comunicazioni della Toscana. È docente in corsi di alta formazione su temi della cybersecurity, delle indagini digitali e della sicurezza cibernetica. Tra le sue pubblicazioni si segnalano: Le indagini proattive in rete ai tempi dell’IA tra tecnologia, etica e filosofia
(Quaderno di Polizia Cibernetica 2026), La percezione dell'(in)sicurezza ai tempi di Internet in Per una
cultura della sicurezza democratica – Università degli Studi di Salerno (Rubettino, 2021).

 

La Dott.ssa Barbara Strappato

 

L’evento “CYBER – EVOLUZIONE: Il Genere del Futuro Digitale”, promosso dalla Polizia Postale e da Women4Cyber Italia, pone al centro il rapporto tra innovazione tecnologica, sicurezza e inclusione. Quale valore attribuisce a questa sinergia tra istituzioni e realtà impegnate nella promozione della cultura cyber?

Oggi la sicurezza digitale è la questione culturale, educativa e sociale con la quale dobbiamo confrontarci tutti. Le istituzioni portano competenze operative, capacità di presidio e una visione concreta dei rischi. Realtà come Women4Cyber hanno la capacità di creare linguaggi nuovi, coinvolgere le nuove generazioni e ampliare l’accesso a un settore che non è più, e da tempo, riservato agli specialisti.

Abbiamo voluto una giornata nella quale al centro ci sarà la sicurezza, l’innovazione e l’inclusione, per capire insieme quale tipo di ecosistema digitale vogliamo costruire: più aperto, più consapevole e capace di valorizzare competenze diverse.

Anche il tema della presenza femminile nel cyber va letto in questa prospettiva. Non è solo una questione di equilibrio numerico, ma di qualità del confronto. In un ambito che evolve così rapidamente, avere punti di vista differenti significa aumentare la capacità di interpretare i cambiamenti e anticipare le vulnerabilità.

Iniziative come questa di “CYBER – EVOLUZIONE” sono importanti per chi lavora nel settore, ma ancora di più per contribuire ad arricchire il dibattito pubblico su questi temi così affascinanti e così complessi.

 

In un contesto caratterizzato da una crescente sofisticazione delle minacce informatiche, quali ritiene siano oggi le priorità strategiche della Polizia Postale nella tutela di cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni?

Oggi la complessità delle minacce informatiche non dipende solo dalla sofisticazione tecnica degli attacchi, ma dalla loro capacità di colpire contemporaneamente economia, servizi essenziali e fiducia dei cittadini. Per questo la nostra priorità è quella di rafforzare la capacità del sistema Paese di prevenire, individuare e gestire i rischi digitali in modo sempre più coordinato.

Questo significa certamente potenziare le attività investigative e la cooperazione internazionale, ma anche investire molto sulla prevenzione. Nel contesto digitale, infatti, la rapidità con cui si intercetta una minaccia è spesso decisiva tanto quanto l’intervento successivo.

Fondamentale, quindi, è la crescita della consapevolezza digitale. Molte vulnerabilità non nascono solo da limiti tecnologici, ma da comportamenti quotidiani, processi organizzativi fragili o sottovalutazione del rischio. È un tema che coinvolge cittadini, imprese e pubbliche amministrazioni allo stesso modo.

La vera sfida è accompagnare l’innovazione senza inseguirla. Tecnologie come intelligenza artificiale e automazione stanno cambiando molto rapidamente il panorama delle minacce, e questo richiede istituzioni capaci non solo di reagire, ma di leggere in anticipo le trasformazioni del contesto digitale.

 

Il settore della cybersicurezza richiede competenze sempre più specialistiche ma anche una forte responsabilità etica e sociale. Quanto è importante, a Suo avviso, investire nella formazione delle nuove generazioni e nella diffusione di una cultura della sicurezza digitale?

È fondamentale perché le decisioni nel digitale che prendiamo ogni giorno — come cittadini, professionisti o istituzioni — hanno un impatto diretto sulla sicurezza collettiva.

Per questo la formazione non può limitarsi all’acquisizione di competenze tecniche. Serve sviluppare capacità critica, consapevolezza del rischio e senso di responsabilità nell’uso delle tecnologie. In un contesto in cui strumenti sempre più avanzati sono accessibili a tutti, il vero tema è capire come vengono utilizzati e con quale livello di consapevolezza.

Allo stesso tempo, il settore cyber ha bisogno di nuove professionalità con percorsi e sensibilità differenti. In questa direzione va anche il primo corso per Ispettori Tecnici della Polizia di Stato nel ruolo della sicurezza cibernetica, un’iniziativa particolarmente innovativa che punta a costruire competenze specialistiche sempre più avanzate e figure professionali capaci di affrontare un contesto digitale in continua evoluzione. È un segnale importante: la sicurezza informatica richiede preparazione tecnica, ma anche capacità di interpretare fenomeni complessi e adattarsi rapidamente ai cambiamenti. È un investimento che incide non solo sulla sicurezza, ma sulla qualità del nostro futuro digitale.

 

Uno dei temi centrali dell’evento riguarda il ruolo delle donne nel futuro digitale. Ritiene che il mondo della cybersicurezza stia evolvendo verso una maggiore inclusività? E quali azioni concrete possono favorire una più ampia partecipazione femminile nel settore?

Il mondo della cybersicurezza sta cambiando, ma non ancora alla velocità con cui cambia il digitale, forse il punto è proprio questo: continuiamo a parlare di innovazione tecnologica senza chiederci abbastanza chi sta costruendo il futuro digitale e con quali prospettive.

Per molto tempo il cyber è stato raccontato come un settore tecnico, competitivo, persino “distante”. Questo ha finito per escludere talenti, sensibilità e competenze che oggi invece sono essenziali. La cybersicurezza non riguarda solo codici e infrastrutture: riguarda persone, comportamenti, fiducia, capacità di comprendere la complessità.

La presenza femminile nella cybersicurezza non rappresenta soltanto un arricchimento in termini di approccio o sensibilità. Le donne stanno portando nel settore competenze tecniche di altissimo livello, capacità analitiche, preparazione scientifica e contributi sempre più rilevanti in ambiti strategici come threat intelligence, digital forensics, sicurezza delle infrastrutture, intelligenza artificiale e analisi del rischio.

Servono modelli positivi visibili, percorsi formativi accessibili, orientamento nelle scuole e nelle università.

Per questo le azioni concrete devono partire molto presto: orientamento nelle scuole, modelli professionali visibili, percorsi STEM più inclusivi, mentoring e ambienti di lavoro capaci di valorizzare il merito senza stereotipi. Serve soprattutto un cambiamento culturale: far capire alle ragazze che il cyber non è un mondo in cui “possono entrare”, ma un mondo che hanno pieno titolo a contribuire a guidare.

È per questo che questa giornata di orientamento, chiamiamola così, ha un valore che va oltre il tema della sicurezza informatica in senso stretto. Non si limita a raccontare un settore in evoluzione, ma contribuisce a ridefinire lo sguardo con cui lo osserviamo: chi lo abita, chi lo costruisce e chi ne determinerà gli sviluppi futuri.

 

L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno trasformando profondamente anche il panorama della sicurezza cibernetica. Quali opportunità e quali criticità intravede nell’utilizzo di questi strumenti per le attività di prevenzione e contrasto ai fenomeni cyber?

L’intelligenza artificiale e le nuove tecnologie stanno modificando in profondità il modo in cui si prevengono e si contrastano i fenomeni di cybercriminalità, con effetti che riguardano non solo le infrastrutture critiche, ma sempre più anche la sicurezza delle persone nella loro vita quotidiana digitale.

Questi strumenti offrono un supporto decisivo alle attività di prevenzione e individuazione dei reati online. L’intelligenza artificiale consente infatti di riconoscere più rapidamente comportamenti sospetti, intercettare campagne di frodi informatiche e individuare contenuti malevoli diffusi in rete, come phishing, frodi e tentativi di furto di identità. Questo permette di intervenire con maggiore tempestività, limitando la diffusione dei contenuti dannosi.

Offre la possibilità di analizzare grandi quantità di informazioni provenienti dal web e dai social network, facilitando l’individuazione di reti criminali organizzate che operano online e che spesso colpiscono utenti comuni con modalità sempre più sofisticate e personalizzate.

I criminali, di contro, per rendere i reati più insidiosi la utilizzano in messaggi di phishing sempre più credibili, video e audio manipolati (deepfake), truffe costruite su misura grazie all’uso dei dati personali delle vittime.

La sua efficacia non è automatica, ma dipende dalla capacità di integrarla in un modello di utilizzo consapevole, in cui l’innovazione tecnologica sia costantemente bilanciata dal presidio umano e da una solida attenzione alla tutela dei diritti e della fiducia dei cittadini nell’ambiente digitale.

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