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L’European Innovation Council sceglie EQT per guidare il fondo europeo da 5 miliardi dedicato alle scaleup deep tech

L’European Innovation Council ha selezionato EQT come consulente per gli investimenti e gestore preferenziale del nuovo Scaleup Europe Fund, il veicolo da 5 miliardi di euro con cui l’Unione europea punta a sostenere la crescita delle imprese tecnologiche ad alto potenziale nella fase più avanzata del loro sviluppo. La decisione arriva al termine di una procedura competitiva avviata tra dicembre 2025 e febbraio 2026 e rappresenta uno dei passaggi più rilevanti della strategia europea dedicata a startup e scaleup.

Il fondo viene presentato come il più grande strumento europeo mai mobilitato specificamente per sostenere imprese deep tech. L’obiettivo è intervenire in quella fase della crescita aziendale in cui molte società innovative europee incontrano difficoltà nel reperire capitali di grandi dimensioni e finiscono per rivolgersi a investitori extraeuropei o trasferire parte delle attività all’estero.

Il nuovo strumento si concentrerà su comparti considerati strategici per la competitività tecnologica europea: intelligenza artificiale, calcolo quantistico, tecnologie dual use con possibili applicazioni civili e difensive, energia pulita, spazio, biotecnologie e innovazione medica. La logica è quella di trattenere in Europa le imprese più promettenti offrendo risorse finanziarie adeguate alla fase di espansione.

La scelta di EQT riflette il profilo internazionale del gruppo, nato in Europa ma attivo su scala globale nella gestione di investimenti e partecipazioni. La società è stata indicata come soggetto in grado di combinare competenze nella crescita di imprese tecnologiche, capacità di raccolta di capitale e presenza operativa diffusa nel mercato europeo. Un elemento che ha avuto peso nella selezione è stato anche l’impegno a costituire una squadra dedicata con base nell’Unione europea.

Il Scaleup Europe Fund non nasce però soltanto come iniziativa pubblica. Alla sua definizione hanno contribuito alcuni tra i maggiori investitori istituzionali europei, chiamati a partecipare come investitori fondatori insieme alla Commissione europea. Tra questi figurano Novo Holdings, EIFO – Export and Investment Fund of Denmark, CriteriaCaixa, Santander / Mouro Capital, Fondazione Compagnia di San Paolo insieme a Intesa Sanpaolo e Fondazione Cariplo, il fondo pensione olandese ABP con la gestione affidata ad APG Asset Management e il gruppo assicurativo Allianz.

La composizione del nucleo iniziale degli investitori mostra una caratteristica interessante: il fondo non viene costruito esclusivamente come strumento pubblico di politica industriale, ma come piattaforma che tenta di mobilitare capitale istituzionale di lungo periodo verso tecnologie ad alta intensità di ricerca. In altre parole, l’Unione cerca di colmare il divario con altri ecosistemi globali non soltanto attraverso sovvenzioni, ma anche creando condizioni per attirare investitori privati su progetti a maggiore rischio e orizzonte temporale esteso.

Dal punto di vista operativo il progetto entra ora nella fase conclusiva. EQT e il fondo dell’European Innovation Council dovranno definire gli accordi giuridici relativi a struttura, governance e criteri di investimento. Parallelamente, gli investitori fondatori stanno completando le rispettive procedure interne di valutazione e approvazione.

La presentazione ufficiale del fondo e del gestore è prevista durante l’evento EIC Summit 2026 del 3 giugno 2026, mentre il primo closing e l’avvio delle attività di investimento sono attesi nelle settimane successive. I primi interventi finanziari dovrebbero arrivare nell’autunno dello stesso anno.

Il progetto si inserisce in una trasformazione più ampia della politica europea per l’innovazione. Negli ultimi anni il dibattito si è concentrato soprattutto sulla capacità dell’Europa di generare ricerca e startup; il nodo successivo è diventato la crescita dimensionale delle imprese. Molte società nate nel continente hanno infatti mostrato difficoltà nel passaggio dalla fase iniziale a quella di espansione internazionale, spesso per carenza di capitali comparabili a quelli disponibili negli Stati Uniti o in alcuni mercati asiatici.

Il Scaleup Europe Fund prova a intervenire esattamente in questo spazio: non finanziare la nascita delle imprese, ma sostenerne la permanenza e la crescita in Europa quando entrano nella fase più costosa e strategicamente delicata del loro sviluppo.

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