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Microsoft si schiera a favore del Privacy Shield

Nell’ ottobre scorso la Corte di Giustizia europea ha stabilito che il Safe Harbour, l’accordo sullo scambio di dati tra Stati Uniti ed Europea, non era valido per l’asimmetria delle garanzie offerte tra gli Usa e il Vecchio Continente. Il 2 febbraio, invece, arriva il nuovo accordo chiamato Privacy Shield che prevede regole più incisive a difesa degli individui rispetto alle agenzie governative americane, accordo su cui ancora non si è registrato il placet della Corte di Giustizia Ue. Microsoft, però, ha fatto sapere di volerlo rispettare alla lettera le norme contemplate dal Privacy Shield che prevede obblighi stringenti in capo proprio alle società private e ampie tutele secondo le quali ogni accesso ai dati personali da parte delle Agenzie Usa per motivi di sicurezza nazionale avvenga nell’ ambito e nel rispetto di garanzie e vincoli con possibilità di ricorso, sanzioni, la supervisione di un Ombusdsman, e l’accesso al ricorso per i cittadini europei anche alle Autorità competente per la privacy. L’azienda di Redmond ha dichiarato che accetta l’obbligo di redimere ogni denuncia degli utenti entro 45 giorni e che collaborerà con le autorità europee per la tutela della privacy. In particolare, l’azienda di Redmond ha sottolineato l’importanza della parte riguardante le richieste di accesso ai dati da parte delle agenzie governative, dicendosi pronta a rispettare procedure e limiti previsti dal Privacy Shield. 15 aprile 2016

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