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Quali regole per il settore delle cripto-attività?

(Via Formiche)

Una discussione pubblica – basata su un documento consultabile online fino al 5 giugno – che possa raccogliere le critiche e i suggerimenti della comunità accademica, tecnologica, degli operatori e della consulenza che ruota attorno all’innovativo e ampio settore delle cosiddette cripto-attività (o crypto-asset in inglese), ovvero “oggetti-valori” digitali caratterizzati dall’assenza di duplicazione inflazionaria (scarsità digitale) e di centralizzazione fiduciaria (trust protocollare), spesso definiti in modo improprio cripto-valute (ce ne sono tante, alcune delle quali notissime, come i Bitcoin, ma il campo abbraccia anche una lunga serie di servizi già esistenti o in cantiere).

A lanciarla è la Commissione nazionale per le società e la Borsa (la Consob), l’autorità indipendente dedicata alla tutela degli investitori, all’efficienza, alla trasparenza e allo sviluppo del mercato mobiliare italiano, che con questa iniziativa – in programma il 21 maggio presso l’Università Bocconi – intende farsi carico di aprire il dibattito e di identificare delle linee-guida condivise per la regolazione del settore, da offrire al legislatore in vista di un futuro intervento normativo.

LE RAGIONI DEL DIBATTITO
“Il documento”, spiega a Formiche.net il commissario Consob Paolo Ciocca, “è frutto di un lavoro di 7 mesi di analisi, che abbiamo voluto aprire pubblicamente a beneficio di tutti, ma soprattutto di chi non è abituato a un confronto burocratico. L’iniziativa nasce dalla volontà di avviare un dibattito a livello nazionale sul tema delle offerte iniziali, le Ico, e degli scambi di cripto-attività, nei quali investono i risparmiatori italiani. La Consob è naturalmente sensibile al tema, in quanto autorità deputata alla tutela degli investitori. Anche altre autorità si stanno muovendo in questo senso, mentre altri Paesi come la Francia hanno avviato specifiche iniziative legislative, che naturalmente non spettano a noi, ma ci è sembrato il segnale che i tempi fossero maturi per discuterne anche nel nostro Paese”.

GLI OBIETTIVI DEL DOCUMENTO
Il documento della Consob (concentrata anche sul tema della cyber security), si legge nel testo, tiene conto delle recenti iniziative intraprese sia a livello europeo sia dagli Stati membri ed è rivolto a specifiche categorie di soggetti potenzialmente interessati: risparmiatori, soggetti che emettono crypto-asset, soggetti che intendano promuovere offerte di cripto-attività che abbiano come target market i risparmiatori italiani o che abbiano comunque lo scopo di promuovere prodotti/servizi collegati alle cripto-attività, soggetti che negoziano cripto-attività, soggetti che custodiscono cripto-attività, intermediari finanziari professionali, gestori di sedi di negoziazione, gestori di portali di crowdfunding, associazioni di categoria del settore finanziario, autorità, consumatori e associazioni di categoria degli stessi, studi professionali, esponenti del mondo accademico.

Tre, invece, i principali aspetti approfonditi: una definizione giuridica delle cripto-attività (oggi un campo particolarmente affollato e talvolta confuso); un approccio regolatorio rispetto alle offerte di cripto-attività di nuova emissione sui mercati primari (in particolare su che tipo di informazione verrebbe data e con quali modalità); e, infine, la fase della successiva negoziazione delle cripto-attività oggetto di preventiva emissione e diffusione al pubblico (attinente l’organizzazione dei luoghi di scambio, i cosiddetti mercati secondari).

 

UN SETTORE COMPLESSO
Vi sono, spiega il documento della Consob, “tipologie di token che, per le peculiari caratteristiche, integrano la fattispecie degli strumenti finanziari o dei prodotti finanziari (investment-token o security-like-token). Altri presentano un mix variabile di caratteristiche, tanto da venire definiti hybrid-token, e sono quelli di più difficile trattazione e inquadramento rispetto alle discipline vigenti. In particolare, quest’ultimo insieme di token può presentare un apprezzabile contenuto di tipo finanziario, oltre a essere collocato a investitori retail con offerte pubbliche”.

La finalità nella gran parte delle Ico “è rappresentata dall’esigenza di raccogliere fondi per il finanziamento di un’attività/un progetto. I veicoli che emettono i token possono essere società, persone fisiche o networks di sviluppatori di prodotti. Molto frequentemente l’attività di impresa è in fase di mera progettualità (start-up più o meno organizzate) e l’inizio della produzione di beni/prestazione di servizi è programmata dopo la conclusione della raccolta di fondi”.
Le Ico, prosegue il testo, “si caratterizzano, rispetto a quanto tradizionalmente avviene per le offerte di strumenti finanziari, per: l’utilizzo della tecnologia blockchain, che permette di disintermediare le infrastrutture tipiche dei mercati dei capitali (ad esempio banca depositaria, consorzio di collocamento, mercati secondari); lo strumento per il regolamento dei flussi finanziari, in quanto il pagamento dei token generalmente avviene con valute virtuali (ad esempio Ethereum, Bitcoin o altre) in luogo di moneta avente corso legale; la pubblicità e promozione tramite world wide web, che consente l’utilizzo della rete per dare luogo sia a forme di promozione sia di raccolta su base transfrontaliera, senza alcun vincolo territoriale né per quanto attiene alla figura dell’emittente né per quella del promotore; la pubblicazione di un cosiddetto white-paper in luogo di un prospetto, nel quale vengono riportate le principali caratteristiche dell’operazione e dell’oggetto dell’offerta”.

LA TRASFORMAZIONE TECNOLOGICA
“La trasformazione tecnologica”, rileva ancora Ciocca, “sta producendo un grosso impatto sul sistema finanziario su scala internazionale. I cambiamenti a cui assistiamo hanno una portata politico-strategica ben più profonda e vasta di un mero ridisegno di strutture economiche specialistiche – mercati e intermediari finanziari, in primis -, come da noi oggi conosciute, e si stanno traducendo in nuovi modelli di business, processi o prodotti, ed anche nuovi operatori di mercato, che necessitano di una adeguata regolazione. Ma se”, rileva ancora, “alcuni aspetti possono essere ovvi per il mercato finanziario, talvolta non lo sono per chi lavora nel settore dal punto di vista tecnologico o concettuale. Per questo ci è sembrato opportuno approfondire il fenomeno Fintech e più in particolare le Initial Coin Offering, che trovano applicazione, soprattutto, per finanziare iniziative di creazione e sviluppo delle cripto-attavità attraverso la creazione di token, una sorta di ‘azioni’ che però oggi non sono regolamentate in nessun modo, circostanza che espone gli investitori a rischi non trascurabili in assenza di meccanismi di tutela chiari e istituzionalizzati”.

Fonte: Formiche

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