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Telemarketing: il regolamento non è pronto, molestie avanti

(Via www.ilterreno.it) di Ilaria Bonuccelli Non scatta la riforma contro il telemarketing aggressivo. I cellulari e i numeri riservati non si possono (ancora) iscrivere al Registro delle Opposizioni e bloccare le telefonate commerciali indesiderate. Avrebbero dovuto essere in grado di farlo dal 3 maggio, ma non sarà così: non è pronto il regolamento che attua la legge-scudo approvata grazie alla campagna de Il Tirreno contro le chiamate moleste. Giovedì sarà ancora tempo di audizioni: la Fondazione Bordoni – l’ente che gestisce il registro delle Opposizioni – incontrerà le associazioni dei consumatori durante il Consiglio nazionale dei consumatori degli Utenti. Fuori dalle procedure (e dal linguaggio) della burocrazia, significa che per vedere il regolamento pronto e pubblicato, ci vorranno almeno 6 mesi. 

90 GIORNI NON RISPETTATI

«Ogni giorno che passa – commenta Massimiliano Dona, presidente dell’Unione nazionale consumatori – è un giorno in più di business per i call center». E un giorno in meno di tutela per gli abbonati. Anche se la legge 5 del 2018 su questo passaggio – l’entrata in vigore della tutela dei cittadini – è chiara: al comma 15 dell’articolo 1 ribadisce che «con decreto del Presidente della Repubblica, da emanare su proposta del Ministro dello sviluppo economico, entro novanta giorni dalla data di entrata in vigore della legge, sono apportate le opportune modifiche alle disposizioni regolamentari vigenti che disciplinano le modalità di iscrizione e funzionamento del registro delle opposizioni». La legge contro il telemarketing selvaggio è in vigore da 4 febbraio. Le nuove regole dovrebbero scattare, quindi, il 3 maggio.

NESSUNA SCADENZA FISSATA

Il regolamento, invece, non è pronto. E il ministero dello Sviluppo economico non dà date rispetto a quando verrà emanato. Alla richiesta precisa de Il Tirreno, il Mise risponde con questa mail: «Il ministero sta lavorando alla predisposizione del regolamento di attuazione della legge 5/2018 che estende l’ambito di applicabilità del Registro Pubblico delle Opposizioni. La pubblicazione del Dpr è prevista una volta ultimante tutte le fasi dell’iter di emanazione. Il Ministero ha avviato un ampio confronto istituzionale con tutti gli attori coinvolti come l’Autorità garante per la privacy, Agcom, Istat e le varie associazioni di categoria per individuare soluzioni tecniche e normative in grado di garantire un corretto bilanciamento tra gli interessi delle aziende e la tutela dei consumatori. Al tal fine sono previsti anche degli incontri con le Associazioni dei consumatori nell’ ambito del Consiglio Nazionale dei Consumatori e degli Utenti».

Le Autorità di garanzia, le associazioni dei Call center sono state sentite dal Mise una decina di giorni fa; l’incontro coi consumatori è, appunto, giovedì. «E speriamo che nel confronto non emergano ulteriori intoppi», ribadisce Dona. Infatti l’iter che il regolamento dovrà seguire prima di essere emanato (e al quale accenna anche il ministero) non è affatto breve.

PASSAGGIO AL GOVERNO 

Intanto – spiegano i tecnici – una volta finite le consultazioni e redatto il testo (entro fine maggio, si ipotizza), il regolamento dovrà essere rimandato al Garante della privacy, alle Garante delle Comunicazioni per il parere ufficiale, per quanto il confronto ci sia già stato nei mesi scorsi e quindi la procedura non dovrebbe essere lunga. Poi, però, l’atto dovrà essere adottato dal Consiglio dei ministri come è successo per la riforma del Registro delle opposizioni di marzo che ha bloccato l’invio di “posta molesta”: niente più volantini né lettere commerciali senza l’autorizzazione degli interessati. Questa parte della riforma era contenuta nella legge sulla Concorrenza approvata ad agosto 2017. Il relativo regolamento è stato varato dal governo quasi 8 mesi dopo e ancora non è passato dal parlamento. Non si può immaginare che cosa succede con la revisione del registro per vietare le telefonate indesiderate, tanto più che ora il governo non si riesce neanche a formare.

RITORNO IN COMMISSIONE

È vero che fino a nuovo governo resta in carica quello vecchio, ma il regolamento deve comunque tornare in Parlamento. Alle commissioni (Lavori pubblici e Telecomunicazoni) di Senato e Camera che hanno approvato la legge contro le chiamate moleste. Il parere non è “ostativo”, ma devono verificare che il testo del regolamento rispecchi le direttive della legge. Quindi il passaggio è fondamentale: solo che al momento le commissioni parlamentari non sono insediate. E, nell’attuale clima di incertezza, nessuno si sbilancia sulla durata della legislatura. Comunque, gli ottimisti danno per concluso l’iter e pubblicato il regolamento a settembre/ottobre, considerando la pausa estiva dell’aula.

CAMBIARE IL REGISTRO

Quindi in autunno il Registro delle Opposizioni dovrebbe essere aperto a tutti, con possibilità di blocco immediato di qualunque chiamata molesta. Invece non è così. Il Dpr dovrà dare «un tempo adeguato» – almeno altri 3 mesi – alla Fondazione Bordoni per adeguare “tecnicamente” il Registro delle Opposizioni al nuovo (probabile) assalto di iscrizioni. Soprattutto da parte dei cellulari che in Italia sono 100 milioni. Così si arriva a dicembre. E dall’approvazione della legge, il 22 dicembre 2017, i cittadini avranno subito un altro anno di chiamate indesiderate.

 
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