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Senza parole

Senza Parole

Di Gianfrancesco Rizzuti

Ci sarebbe da star zitti, in silenzio, perché come diceva Wittgenstein, su ciò di cui non si può parlare, si deve tacere. L’alternativa è scrivere poco e lasciare la parola alla foto che accompagna queste riflessioni.  È successo a Mascalucia, in provincia di Catania, e a raccontare la storia al Corriere della Sera è stato Alfio Guglielmino, presidente del comitato locale della Croce Rossa. Il signor Nino, l’uomo ritratto nella foto, è un paziente oncologico. Ha una settantina di anni e i volontari lo accompagnano in ospedale per le visite e i trattamenti. Qualche giorno fa c’è stata una prenotazione sbagliata e il personale in ambulanza  ha pensato – su richiesta del signor Nino che voleva guardare il mare –  di fargli prendere un po’ di brezza marina anziché riaccompagnarlo subito a casa. Come e perché dire di no?

È così che nasce la foto, che comincia a fare il giro del web, commuovendo milioni di italiani, finché non approda alla carta stampata. Qualche volta i social – anche quando si postano foto – parlano al cuore e articolano una materia espressiva all’interno di un quadro di riferimento condiviso. A studiare questi fenomeni, soccorre la semiotica, la scienza dei segni che si è occupata anche della fotografia. Nella sintesi di uno scatto, l’immagine si sovrappone a sentimenti, emozioni, temi del momento sentiti e vissuti da tutti. In quel portellone di ambulanza aperto sul mondo, c’è l’infermiera che rappresenta una categoria  che ci ha commosso tutti ed esposta in prima linea. C’è la sofferenza del malato, in un momento di enorme sensibilità ai temi della salute. Entrambi sono di spalle, non si esibiscono,  guardano piuttosto verso il mare – ah, quando ci manca, il mare –  che è blu come il colore della tranquillità e dell’equilibrio.

C’era bisogno di uno scatto così, un anti-selfie, nella blogosfera che divora e cancella tutto nello spazio di un istante. Questa foto durerà, perché parla a tutti e risponde ad un bisogno, che è anche dei media, mass o social che siano, di interpretare e migliorare un mondo che non può essere solo uno sfogatoio per urlatori dentro camere non comunicanti dell’eco e troppo spesso dell’ego.

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