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Fake Democracy. Il far west dell’informazione, tra deepfake e fake news

Fake Democracy. Il Far West Dell’informazione, Tra Deepfake E Fake News

Alessandro Alongi, Fabio Pompei
Fake democracy. Nel far west dell’informazione fra deepfake e fake news
EditorialeNovanta
2020
Prefazione di Mirella Liuzzi, sottosegretario di Stato al Ministero dello Sviluppo economico

L’emergenza sanitaria che tutto il mondo sta vivendo ha messo ancora di più in evidenza il nervo scoperto della disinformazione online: plasma miracolosi, farmaci a base di peperoncino o semplici bicchieroni di latte per combattere il virus, acqua e bicarbonato come unico disinfettante efficace, strane mosche capaci di trasmettere il COVID-19, sono solo alcune delle fake news circolate ad arte sulla rete.

Le “bufale” nel mondo dell’informazione sono sempre esistite, ma, alla luce della pervasività della rete, la loro diffusione è oggi aumentata esponenzialmente, mettendo a serio rischio la tenuta democratica degli Stati. Un’informazione confusa, destrutturata e soprattutto distorta, sta percorrendo – e, in un certo senso – conquistando tutti i canali informativi tradizionali, plasmando l’opinione pubblica e spingendo verso messaggi forvianti presentati come verità assolute.

La nuova Torre di Babele eretta dalle fake news diffonde, a macchia d’olio, informazione distorta, infondata, ingannevole, con l’obiettivo di influenzare scelte politiche, favorire lo sfruttamento economico o – per dirla con le parole di Papa Francesco – di attuare «la strategia utilizzata dal serpente astuto, di cui parla il Libro della Genesi, il quale, ai primordi dell’umanità, si rese artefice della prima fake news, che portò alle tragiche conseguenze del peccato, concretizzatosi poi nel primo fratricidio».

Si tratta di un fenomeno forse figlio di una cultura che ha smarrito il senso della verità oggettiva come valore etico e che tende a piegare l’informazione agli interessi particolari, dietro una precisa strategia di gruppi organizzati.

Se il sistema istituzionale non correrà ai ripari con provvedimenti adeguati, potremmo giungere al paradosso per cui la stessa rivoluzione digitale – che dovrebbe rappresentare un volano per lo sviluppo della democrazia – si trasformerà invece in una seria minaccia, mettendo in pericolo la libertà di tutti.

Gli autori

Alessandro Alongi, giornalista, collabora nell’ambito del modulo di “Diritto della rete” all’Università Alma Mater Studiorum di Bologna. Laureato in Giurisprudenza e in Scienze Politiche, è specializzato in Relazioni istituzionali e Diritto parlamentare e attualmente si occupa di tematiche giuridiche e regolamentari presso un’importante azienda di telecomunicazioni, oltre a svolgere attività di ricerca nell’ambito del Diritto dell’innovazione, del quale è autore di diversi studi e approfondimenti. Collabora con la testata giornalistica “LabParlamento” per cui scrive brevi saggi di cronaca politica, legislativa e società digitale.

Fabio Pompei è dottore di ricerca (Ph. D.) in Ingegneria elettronica, ingegnere informatico e giornalista. Ha iniziato la sua carriera in azienda nel settore bancario, attualmente è responsabile in un’azienda di telecomunicazioni. Docente in corsi di laurea (ingegneria) in università pubbliche e private, è autore di pubblicazioni scientifiche nel settore delle telecomunicazioni. Ha ricoperto negli ultimi anni incarichi pubblici, occupandosi, in particolare, di politiche economiche, finanziarie, innovazione tecnologica e semplificazione amministrativa.

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