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Intervista alla Prof.ssa Lucilla Gatt e alla Prof.ssa Roberta Montinaro. “Storia di una ricerca. Natalino Irti” (Giappichelli 2024)

Roberta Montinaro, Professore Ordinario di Diritto Privato dell’Università di Napoli L’Orientale. Coordinatore scientifico del Centro di Eccellenza Jean Monnet Ai-CoDED. Membro del Collegio del Dottorato in Studi Internazionali e membro del Collegio del Dottorato Nazionale in Intelligenza Artificiale.

 

Lucilla Gatt è una figura accademica di rilievo nel campo del diritto privato e delle nuove tecnologie. Laureata con lode in Giurisprudenza e con un dottorato in diritto civile, attualmente è professore ordinario presso l’Università degli Studi Suor Orsola Benincasa. Autrice di numerose pubblicazioni, è anche direttrice del Research Centre of European Private Law (ReCEPL) e responsabile scientifico dell’Hub Utopia del Centro di ricerca Scienza Nuova. Ha ricevuto riconoscimenti, incluso il premio “Gaetano Salvatore”, per il suo contributo alla cultura italiana.

 

Quali sono le principali tappe del percorso di ricerca di Natalino Irti?

Le tappe principali dell’itinerario di studî di Natalino Irti sono tracciate dall’Autore stesso ne Autobiografia giuridica 2, presente nella prima sezione del volume di cui parliamo, e posta in linea di continuità con il saggio Autobiografia giuridica apparso come appendice a N. Irti, ‘Il diritto nell’età della tecnica’ (Napoli, 2007). Qui l’Irti compie una lucida ricostruzione della propria vita intellettuale, ma con distacco storiografico, con la stessa sobrietà di metodo e analisi, propria delle nutrite pagine da Egli dedicate alle più significative stagioni della civilistica italiana [di cui sono testimonianza, tra le altre opere dell’Irti, La cultura del diritto civile (Torino, 1990) e Scuole e figure del diritto civile (Milano, 1982)]. Rappresentativa della scelta metodologica compiuta dell’Autore è la citazione, in apertura di Autobiografia giuridica 2, del motto aggiunto da Emmanuel Kant al frontespizio della 2° edizione della Critica della ragion pura “De nobis ipsis silemus: de re autem, quae agitur, petimus”: non le biografie, bensì le riflessioni storiografiche possono offrire un contributo alla comprensione del passato e sono in grado di indicare gli itinerari futuri del pensiero giuridico.

Non a caso, il volume in oggetto inaugura una collana intitolata “Storia di una ricerca”, con cui la casa editrice Giappichelli ha voluto celebrare il proprio centenario e che ha l’ambizione di guidare le ricerche che le generazioni future di studiosi vorranno compiere sulle (o a partire dalle) opere dei giuristi che rappresentano snodi essenziali del pensiero giuridico contemporaneo. Ciò spiega l’articolazione dell’opera, in cui gli itinerari della ricerca vengo ripercorsi a partire dalle fonti bibliografiche, senza soluzione di continuità tra queste ultime e l’analisi storiografica.

 

Nel lavoro di analisi della produzione scientifica di Natalino Irti, quali sono le linee portanti del suo pensiero che emergono in modo più evidente? In che modo queste si sono sviluppate nel corso degli anni, dalle sue prime opere degli anni ’60 fino ai contributi più recenti? Come avete strutturato la periodizzazione orientata per temi e metodi nello studio degli scritti di Natalino Irti?

Il volume reca una rassegna ragionata della produzione scientifica di N. Irti, dalle prime pubblicazioni del 1962 sino alle opere più recenti, dalle riflessioni sull’impresa agraria a quelle, ultime in ordine temporale, sui fenomeni dei nostri giorni, quali le nuove tecnologie e l’intelligenza artificiale. La periodizzazione convenzionalmente prescelta rende conto, seppur con un inevitabile margine di semplificazione, della ricchezza di accenti della produzione scientifica dell’Autore. Da questa ricchezza emergono alcuni temi ricorrenti, tra i quali basti ricordare, senza pretesa di completezza, le riflessioni su metodo e fonti dello studio del diritto civile [espresse, tra l’altro, in ‘Rilevanza giuridica’ (1967), in ‘Introduzione allo studio del diritto privato’ (1973)      e poi in L’età della decodificazione’ (1979) e «L’età della      decodificazione» vent’anni dopo (prefazione alla edizione 4a edizione del 1999 de L’età della decodificazione)], quelle sui concetti giuridici [strumento di rigore e onestà intellettuale, ma da utilizzare senza scadere nel “concettualismo”, avendone cioè sempre presenti i caratteri di storicità, relatività e spesso politicità, come l’Autore ammonisce negli studi sul negozio giuridico presenti in Destini dell’oggettività. Studi sul negozio giuridico (1991) e in Società civile. Elementi per un’analisi di diritto privato (1992)], sulla interpretazione (tra i molti, si veda I cancelli delle parole, 2015) e sul linguaggio giuridico (ricordiamo Riconoscersi nella parola. Saggio giuridico, 2020).

Indelebili le pagine dell’Autore su nichilismo e formalismo giuridico, sfociate trilogia degli anni dal 2004 al 2011 [composta da Nichilismo giuridico (2004), Il salvagente della forma (2007) e Diritto senza verità (2011)].  I risultati raggiunti in questa fase hanno alimentato le meditazioni sulla crisi della fattispecie (presa in esame anche nel saggio La crisi della fattispecie (2014) e poi in Un diritto incalcolabile, 2016) e sul tema della decisione (cfr. Sulla relazione giuridica di conformità (precedente e susseguente) (2017); Un diritto incalcolabile (2016), e Il tessitore di Goethe (per la decisione robotica) (2018). Affatto peculiare nell’itinerario di ricerca dell’Irti è il suo stesso incedere attraverso analisi precorritrici, che talvolta emergono nell’esame di uno specifico problema, all’inizio solo accennate e poi approfondite in un secondo momento, non appena i fenomeni “intuiti” siano diventati passibili di un esame più nitido. La scelta di includere nel volume in parola una selezione antologica contenente alcune delle più significative prefazioni anteposte dall’Irti stesso alle proprie monografie o raccolte di saggi si spiega proprio alla luce di questo incedere e dell’uso peculiare del genere prefativo, che lo rispecchia. Tali prefazioni servono a collocare un singolo momento della ricerca in un orizzonte più ampio (raccordandolo con temi indagati altrove); o, talvolta, a far emergere interrogativi e problemi, che presentano tratti di novità e che, perciò, vengono portati all’attenzione del lettore. In altri casi, infine, le prefazioni sono impiegate dall’I. per marcare un’ulteriore tappa di un viaggio già intrapreso ma non ancora condotto a termine.

 

 Le copertine delle opere di Natalino Irti sono state un elemento distintivo e significativo nel contesto del pensiero giuridico italiano ed internazionale. Quali sono i legami di visione che avete individuato tra le diverse opere e come questi contribuiscono a delineare una concezione unitaria e coerente del diritto, dell’essere umano e della loro relazione?

Le opere monografiche e le raccolte di saggi dell’A., con le loro “iconiche” copertine, hanno segnato l’evoluzione del pensiero giuridico moderno. Le riflessioni sulla decodificazione, già ricordate, e quelle sui fenomeni giuridici della globalizzazione [espresse in L’ordine giuridico del mercato (1998) e in Norma e luoghi. Problemi di geo-diritto (2001)]  sono maturate sulla scorta delle pregresse ricerche storiografico-metodologiche; la già trilogia degli anni dal 2004 al 2011  è stata, tra l’altro, propiziata dal dialogo con il filosofo Emanuele Severino (N. Irti- E. Severino, Dialogo su diritto e tecnica, 2001) ed è culminata nelle pagine dedicate al rapporto tra diritto e trascendenza (Diritto senza verità (2011) e Destino di Nomos (in M.Cacciari. N. Irti, Elogio del diritto, 2019); la teoria del riconoscimento (alla base di Riconoscersi nella parola. Saggio giuridico, 2021) è strettamente legata agli studi sul linguaggio ed è tributaria delle riflessioni sulla interpretazione della legge e del negozio giuridico. Infine, il tema della crisi del diritto, trasversale alle più recenti stagioni della produzione scientifica dell’Autore, ha fornito l’occasione per realizzare quello che si può definire un vero e proprio manifesto intellettuale dell’Irti, il saggio Il diritto diviso (prefazione del 2023 alla ristampa anastatica dell’edizione del 1953 dell’opera collettanea La crisi del diritto, che annovera saggi, tra gli altri, di P. Calamandrei, A.C. Jemolo e G. Ripert) – inserito, non a caso, in chiusura del Capitolo delle Prefazioni – in cui l’A. non manca di descrivere la moderna condizione dell’essere umano la cui individualità è scissa due contrapposte dimensioni: il ‘sopra-mondo’ degli apparati tecnologici e produttivi, in cui “tutto funziona” e la persona è soggiogata e avvinta dalla logica di questo estremo funzionare, e il ‘mondo di sotto’, in cui invece l’individuo, ormai isolato da qualsivoglia comunità, coltiva moti di ribellione proprio verso quegli apparati, rivendicando la propria libertà di autodeterminarsi e particolarità esistenziale.

 

 

 

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