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Il piano di Confindustria per la trasformazione digitale dell’Italia

(Via Formiche.net)

Crescere utilizzando la trasformazione digitale per migliorare il rapporto debito/Pil, quale strumento strategico capace di agire tanto sul numeratore, razionalizzando e rendendo più efficiente la spesa pubblica, quanto sul denominatore, utilizzando il digitale come fattore moltiplicatore della crescita economica della Penisola.

È uno dei messaggi emersi alla Luiss Business School diretta dal professor Paolo Boccardelli, dove Confindustria Digitale ha presentato – alla presenza del ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria – il suo piano straordinario per un’Italia 4.0.

L’indice di digitalizzazione dell’economia e della società (Desi) della Commissione europea, da un quinquennio colloca l’Italia agli ultimi posti nella classifica Ue. Nel 2014 era al 25esimo posto su 28 Paesi Ue, nel 2019 si ritrova in 24esima posizione. Uno stallo, questo, che si riflette anche in un minore utilizzo dei servizi online, dove si registrano pochi progressi, sia da parte dei cittadini sia delle Pmi, che rappresentano la spina dorsale del tessuto produttivo italiano.

Con l’intento di invertire questa rotta, il presidente di Confindustria Digitale, Cesare Avenia, ha delineato oggi nella scuola di alta formazione dell’ateneo confindustriale alcune delle misure che, secondo l’associazione di categoria, possono rilanciare la digitalizzazione del Paese, basandosi su quattro pilastri: sviluppo delle competenze per il lavoro che cambia, accelerazione del piano triennale per la PA digitale, trasformazione digitale delle imprese, e sviluppo di reti 5G e banda ultralarga.

Fondamentale, in questo senso, il ruolo degli investimenti sia privati sia statali. La spesa pubblica italiana, si è detto durante il convegno, è allineata alla media europea coprendo il 49% del Pil. È invece assolutamente al di sotto per la parte relativa all’innovazione digitale: appena 85 euro per cittadino, a fronte dei 186 euro della Francia, 323 euro del Regno Unito e 207 euro della Germania. Uno ‘spread’ che pesa più di altri. Per arrivare ai livelli dei partner europei, secondo Avenia, l’Italia dovrebbe almeno raddoppiare gli investimenti pubblici dell’ordine di grandezza dei 10-11 miliardi di euro l’anno.

Leggi l’articolo completo su Formiche.net.

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