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La macchina della verità vi aspetta in aeroporto

(www.corriere.it) di Leonard Barberi Un sorriso non servirà più a nulla. E nemmeno uno sguardo sicuro al poliziotto. Quello che bisognerà fare è dire la verità a un agente virtuale che non guarda in faccia a nessuno e allo stesso tempo osserva tutti i volti, analizza 38 caratteristiche diverse e stabilisce se il passeggero è sincero o mente. Aprendo, nell’ultimo caso, le porte di un interrogatorio più lungo, più approfondito e dall’esito incerto. Alla frontiera arriva la macchina della verità. Per ora in via sperimentale ai varchi (via terra, aria e mare) di Ungheria, Lettonia e Grecia i viaggiatori provenienti dagli Stati extra-Ue dovranno rispondere ad alcune domande a un algoritmo — dotato di fotocamera — fornendo i dati anagrafici e il motivo del viaggio. Il progetto si chiama «iBorderCtrl», parte da un software dei ricercatori della Metropolitan University di Manchester, è finanziato dalla Commissione europea con 4,5 milioni di euro e nasce con lo scopo di velocizzare i controlli nel blocco comunitario dove quest’anno sono attese 700 milioni di persone. 

Le due fasi

La macchina della verità funziona in due fasi. La prima, subito dopo la prenotazione, fa accedere il passeggero a una piattaforma online per rispondere — attraverso una webcam — alle domande di un agente virtuale che analizza i movimenti facciali. Per mettere a proprio agio il soggetto l’avatar si adegua al suo genere e alla sua etnia. La seconda fase è all’arrivo nella frontiera Ue. Il viaggiatore classificato nell’intervista online come poco o per nulla rischioso viene sottoposto di nuovo alla macchina della verità e poi accede al Paese. Quello identificato come potenzialmente rischioso viene controllato più in dettaglio: se non convince ancora l’algoritmo modifica il tono della propria voce per poi coinvolgere un agente in carne e ossa per ulteriori approfondimenti.

Come funziona

«Il sistema analizza il comportamento non verbale della persona concentrandosi sui suoi micro-movimenti facciali», spiega a chi gli chiede dettagli Keeley Crockett, docente di Intelligenza computazionale all’ateneo di Manchester. Le espressioni palesi — come il sorriso, appunto — non vengono considerate dal software. Ma i tic — come certi movimenti degli occhi o della bocca, il tono della voce — vengono confrontati con un enorme database che assegna un «punteggio di rischio». Nei casi più sospetti un agente vero interviene e tra le altre cose fa appoggiare il palmo della mano su un dispositivo che esamina il flusso del sangue nelle vene. «Questo metodo di raccolta e analisi delle informazioni consentirà di andare oltre gli attuali sistemi biometrici», sostiene George Boultadakis di European Dynamics, la società lussemburghese che coordina il progetto. 

I dubbi sulla privacy

Diverse associazioni a tutela della privacy dei cittadini non nascondono le loro perplessità. Anche perché, ricorda la Cnn, i precedenti sistemi di riconoscimento facciale hanno evidenziato un alto margine di errore nei confronti delle donne e delle persone di colore. Motivo per cui «iBorderCtrl» viene monitorato dai ricercatori dell’Università di Hannover. «Non credo sia possibile avere un sistema accurato al 100%», sottolinea il professor Crockett. L’obiettivo di questo progetto, per ora, è raggiungere l’85%.

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