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“Il diritto alla vita è il fondamento di tutti gli altri diritti”. Il Prof. Filippo Vari commenta l’ordinanza 207 del 2018 della Corte Costituzionale

“Il Diritto Alla Vita è Il Fondamento Di Tutti Gli Altri Diritti”. Il Prof. Filippo Vari Commenta L’ordinanza 207 Del 2018 Della Corte Costituzionale

Prof. Vari*, presso l’Università Europea di Roma si è svolto di recente un importante incontro di studi sul tema del fine vita alla luce dell’ordinanza 207 del 2018 della Corte Costituzionale. Quali le riflessioni sul merito del provvedimento della Consulta?

Il Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma ha voluto dedicare una speciale attenzione alla decisione della Corte costituzionale, perché essa contiene delle affermazioni particolarmente critiche in materia di diritto alla vita. Abbiamo organizzato un incontro con il prof. Olivetti, autore di un importante volume, appena pubblicato da Giappichelli, intitolato Diritti fondamentali; l’incontro è stato presieduto dal prof. Gambino, che si è occupato in più occasioni del fine vita, e introdotto dal Coordinatore del Corso di laurea prof. Bilotti.

Hanno partecipato anche la collega Razzano, che ha scritto una monografia su Dignità nel morire, eutanasia e cure palliative nella prospettiva costituzionale, e il prof. Leotta, associato di Diritto penale nell’Università Europea di Roma.

In particolare, come sottolineato da tutti gli studiosi intervenuti all’incontro, l’ordinanza rischia di aprire l’ordinamento italiano a derive eutanasiche. È molto grave porre in contrapposizione dignità della persona e diritto alla salute, da un alto, e diritto alla vita, dall’altro, consentendo che in nome dei primi si renda disponibile il secondo. Il diritto alla vita è il fondamento di tutti gli altri diritti. Renderlo disponibile è pericolosissimo. Ricordo che il concetto di vite che non sono degne di essere vissute ha segnato i peggiori passaggi della storia dell’uomo.

Va, peraltro, riconosciuto che si tratta di una prospettiva su cui già l’ordinamento italiano si è messo con l’approvazione, nella scorsa legislatura, della legge sul fine vita (n. 219 del 2017). All’epoca sia una parte sensibile della dottrina – ad es. il prof. Gambino – sia alcuni think tank come il Centro Studi Livatino avevano messo in luce questo rischio, escluso invece da altri studiosi che invitavano a non proporre “interpretazioni maligne”. L’ordinanza della Corte costituzionale conferma che i dubbi sull’impostazione della legge n. 219 del 2017 erano più che fondati.

Ricordo, invece, l’importanza d’investire sulla diffusione delle cure palliative, che costituiscono la vera risposta ai problemi della sofferenza e della malattia incurabile. Ma queste cure costano, sono destinate ai deboli e il potere politico ha altre priorità. Negli Stati in cui esse funzionano, il problema dell’eutanasia non si pone. È triste dirlo, ma è molto più semplice e molto meno costoso eliminare il malato, che cercare di contenere la malattia.

Con l’ordinanza in commento, la Consulta ha innovato quanto alla tecnica decisoria, scegliendo di rinviare la decisione sulla costituzionalità della norma penale all’udienza pubblica del 24 settembre 2019 in modo da consentire al Parlamento «ogni opportuna riflessione e iniziativa».

Si tratta di una tecnica decisionale nuova che, oltretutto, come riconosciuto da uno degli stessi membri della Corte, non si fonda su alcun potere affidato dal legislatore alla Consulta.

Nel momento in cui si superano anche le regole processuali in vigore, il rischio è di trasformare la Corte in un organo sempre più immerso nel circuito della politica, esorbitando così dagli argini del ruolo di organo di garanzia che le assegna invece la Costituzione. Anche l’operato del giudice delle leggi dovrebbe essere sottoposto a limiti chiari e certi fissati da una previa norma.

Sarà interessante vedere come reagirà il Parlamento di fronte a questa svolta della Corte. Se chinerà il capo oppure proverà a riaffermare la propria centralità nel sistema democratico.

Proprio per continuare a riflettere su queste problematica il Corso di laurea magistrale in Giurisprudenza dell’Università Europea di Roma, insieme al Centro Studi Rosario Livatino, sta organizzando un altro incontro sulla decisione della Corte, che si svolgerà sempre presso l’Università Europea di Roma, il 22 febbraio prossimo.

Il prof. Bilotti introdurrà l’incontro al quale parteciperanno il prof. Antonio Ruggeri, autore di due importanti studi sulla questione sottoposta all’esame della Corte costituzionale, e il Cons. Tomaso Emilio Epidendio, sostituto procuratore generale presso la Corte di Cassazione.

*L’intervista al Prof. Filippo Vari, Ordinario di Diritto costituzionale presso l’Università Europea di Roma, è di Eduardo Meligrana

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