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Telemarketing aggressivo e dati personali: oltre 37 mila segnalazioni in sette mesi

Nei primi sette mesi del 2026 il Garante per la protezione dei dati personali ha ricevuto oltre 37 mila segnalazioni relative a chiamate indesiderate, più di 170 al giorno. Il fenomeno del telemarketing illecito si conferma così uno dei fronti più rilevanti nella tutela dei consumatori, al centro del convegno “Vita digitale e Dati personali”, promosso dall’Autorità in collaborazione con il Ministero delle Imprese e del Made in Italy e svoltosi a Roma, presso l’Auditorium della Tecnica, in un incontro con le associazioni dei consumatori.

Nel corso dell’evento, il Presidente del Garante, Pasquale Stanzione, ha richiamato l’esigenza di rafforzare le garanzie per i cittadini in una società sempre più caratterizzata dalla digitalizzazione e dall’impiego delle nuove tecnologie. «In assenza di uno statuto forte della protezione dei dati, la società digitale rischia di divenire la società della schedatura e della profilazione», ha affermato, sottolineando come la rete, da risorsa democratica, possa trasformarsi in uno strumento di sorveglianza globale da parte dei grandi poteri economici.

Secondo Stanzione, la trasformazione digitale dell’economia e della vita quotidiana ha fatto emergere esigenze di tutela che gli strumenti giuridici tradizionali faticano a soddisfare. In questo scenario, la protezione dei dati personali e la tutela dei consumatori assumono una funzione complementare, anche alla luce della diffusione dell’intelligenza artificiale. L’obiettivo è contrastare le asimmetrie di potere e impedire che lo sfruttamento delle informazioni personali favorisca forme di controllo incontrollato. Da qui il monito del Presidente contro il rischio di una «rifeudalizzazione dei rapporti sociali».

La vicepresidente del Garante, Ginevra Cerrina Feroni, ha evidenziato il ruolo delle associazioni dei consumatori nel favorire il dialogo tra cittadini e Autorità. Attraverso l’assistenza nell’esercizio dei diritti e la raccolta sistematica di segnalazioni relative a comportamenti ricorrenti, le associazioni possono contribuire a individuare problemi che coinvolgono una pluralità di persone e a rendere più mirati gli accertamenti del Garante, senza pregiudicare la possibilità dei singoli di rivolgersi direttamente all’Autorità.

Sul versante della tutela collettiva è intervenuto anche Agostino Ghiglia, componente del Collegio del Garante, richiamando il ruolo delle associazioni dei consumatori nelle azioni per violazioni del GDPR. Come ha ricordato, la Corte di giustizia dell’Unione europea ha riconosciuto la possibilità per le associazioni di agire anche senza il mandato dei singoli interessati. Ghiglia ha inoltre sottolineato che la perdita di controllo sui propri dati può costituire un danno senza che la tutela sia subordinata al superamento di una soglia minima di gravità.

Il sistema di protezione si articola, dunque, su due piani complementari: da una parte, il controllo pubblico esercitato attraverso le istruttorie, i provvedimenti e le sanzioni dell’Autorità; dall’altra, le azioni collettive, che possono offrire ai consumatori anche una prospettiva risarcitoria. I provvedimenti del Garante possono inoltre assumere rilievo nelle successive azioni promosse dalle associazioni, contribuendo a rendere più concreta la tutela dei diritti violati.

Il telemarketing illecito rappresenta, secondo Ghiglia, un esempio significativo di queste dinamiche. Nel 2025 l’Autorità ha ricevuto oltre 104 mila segnalazioni di chiamate indesiderate. Nei primi sette mesi del 2026 le segnalazioni sono state più di 37 mila. Dietro le telefonate promozionali abusive si cela, ha spiegato, un mercato nel quale i dati personali vengono scambiati e utilizzati senza adeguate garanzie. In uno dei casi sanzionati, una filiera avrebbe effettuato circa 70 mila contatti promozionali nell’arco di due anni, arrivando alla stipula di 50 mila contratti.

Dal 2020, ha aggiunto Ghiglia, le sanzioni irrogate dall’Autorità per queste condotte hanno superato complessivamente i 200 milioni di euro. L’intervento non si è limitato alle misure pecuniarie: nei casi caratterizzati da violazioni sistematiche, il Garante ha disposto anche la confisca di banche dati acquisite illecitamente, per impedirne la reimmissione in circolazione attraverso altri soggetti.

La tutela della privacy riguarda, tuttavia, anche forme di tracciamento meno evidenti. Ghiglia ha richiamato l’attenzione sui cosiddetti tracking pixel, immagini invisibili inserite nelle e-mail che possono comunicare al mittente informazioni sull’apertura del messaggio, sul numero di consultazioni e sul dispositivo utilizzato. Si tratta di strumenti che possono consentire la raccolta di dati senza che l’utente ne sia consapevole, rendendo più difficile riconoscere l’intrusione e comprenderne la portata.

Il confronto tra Garante e associazioni dei consumatori ha quindi posto al centro una sfida che va oltre il contrasto alle chiamate indesiderate: rafforzare la consapevolezza dei cittadini, rendere effettivi i diritti riconosciuti dalla normativa e contrastare l’utilizzo opaco dei dati personali. In un contesto digitale sempre più pervasivo, la collaborazione tra Autorità e rappresentanze dei consumatori può contribuire a trasformare la protezione dei dati da principio formale a strumento concreto di tutela individuale e collettiva.

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