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Net Neutrality, niente ricorso per l’FCC. Un nuovo regolamento dovrà sciogliere il nodo intorno ai “common carriers”

Tom Wheeler

La Federal Communications Commission (FCC) non presenterà un ulteriore appello per la sentenza che, nel gennaio scorso ha visto la Corte d’Appello del District of Columbia bocciare le norme in materia di neutralità della rete contenute nell’Open Internet Order. Ad annunciarlo è il numero uno della Commission Tom Wheeler. “Nella sentenza che vedeva la FCC contrapposta a Verizon – si legge in una dichiarazione – la Corte ci ha invitato ad agire per preservare un Internet libero e aperto. Ho intenzione di accettare l’invito e proporre norme in grado di impedire il blocco improprio e la discriminazione del traffico Internet, garantendo una vera trasparenza nel modo in cui gli Internet Service Provider gestiscono il traffico e un rafforzamento della concorrenza”. Dunque, la decisione di lasciare le aule di tribunale è solo l’anticamera della messa a punto di un nuovo regolamento che potrebbe avere come cardine fondamentale la valutazione “caso per caso” ma che di sicuro dovrà sciogliere il nodo attorno alla classificazione dei servizi di connettività come common carriers o telecommunication services. LEGGINet or not Neutrality?

Tom Wheeler
Tom Wheeler
“La Corte – ha affermato Wheeler – ha stabilito che la FCC ha l’autorità legale per emanare norme esecutive in materia, come stabilito dalla sezione 706 del Telecommunications Act del 1996. Se agli innovatori non viene data la possibilità di sfruttare a pieno la potenza di Internet il rischio è di frustrare le loro potenzialità. Gli obiettivi del prossimo regolamento saranno quelli di garantire la trasparenza di chi fornisce un servizio, l’impedimento di qualunque tipo di blocco, la soddisfazione di tutti i principi di non discriminazione, perché Internet è e deve rimanere il più grande motore di libera espressione, innovazione e opportunità di crescita economica che il mondo abbia mai conosciuto”. Lo stesso Wheeler, tuttavia, qualche settimana prima della sentenza si era detto favorevole all’imposizione di una tariffa, da parte degli Isp, nei confronti di servizi come Netflix. “Sono un convinto sostenitore del mercato – aveva dichiarato – Penso che ci stiamo preparando a vedere un mercato a due facce dove Netflix potrebbe dire: ‘Bene, io pago per fare in modo che il mio abbonato possa ricevere la migliore trasmissione di questo film’ “. Esternazioni alle quali fecero seguito pesanti critiche di organismi come Public Knowledge PV, che per bocca di Michael Weinberg parlava di “endorsement contro la neutralità della rete che vorrebbe lasciare agli Isp il potere di scegliere i vincitori e i vinti dell’online”. Vedremo quale dei due aspetti prevarrà nel nuovo regolamento che la Commission si prepara a mettere a punto. IL PERCORSO – È un cammino accidentato quello che negli ultimi undici anni si è sviluppato intorno alla neutralità della rete negli Stati Uniti. Nel 2002 il Cable Modem Order emanato dall’FCC sanciva l’uscita della banda larga dal novero dei servizi di telecomunicazione regolamentati dalla Commission classificandola genericamente come un “information service”. Tra anni dopo la conferma della norma da parte della Corte Suprema. Nell’aprile del 2010 il quadro veniva rafforzato dalla corte federale del distretto di Columbia, che con una decisione unanime dei tre giudici emetteva una sentenza secondo la quale l’FCC avrebbe abusato dei propri poteri quando nel 2008 aveva multato Comcast Corporation per aver deliberatamente rallentato il traffico Internet di alcuni consumatori che utilizzavano un programma di condivisione per scaricare file molto pesanti. Intanto venivano intentate diverse class action nei confronti di provider come RCN, con sede in Virginia, accusato di aver filtrato i contenuti del P2P senza avvertire gli utenti stessi; a RCN veniva così vietato il filtraggio del file sharing, ma solo per 18 mesi, termine oltre il quale avrebbe avuto la sola incombenza di dare comunicazione agli utenti sui diritti di gestione della banda che il provider riservava a se stesso. Altro dato rilevante è la tendenza che prendeva piede a stringere accordi extra-giudiziali. A metà del 2010 Comcast veniva invece condannato al pagamento dell’irrisoria somma di 16 dollari (spalmabili su due anni) per ogni utente potenzialmente vittima dei rallentamenti del file sharing, che aveva cioè sottoscritto un contratto col provider tra il primo di aprile 2006 e il 31 dicembre 2008. Per intenderci, i 16 milioni di dollari che il provider ha dovuto sborsare rappresentavano lo 0,07% dei ricavi incassati nei 30 mesi di riferimento. shutterstock_115021705-650x245Un momento importante è stato, nel 2009, la nomina da parte di Barack Obama a capo dell’FCC di Julius Genachowski, favorevole all’impostazione di una rete libera e aperta e propenso a far rientrare la banda larga nella regolamentazione dei tradizionali servizi di telecomunicazione. Più che ribaltare il Cable Modem Order, Ganachowski spinse la Rete sotto le regole che avevano fino ad allora gestito i network telefonici, riconoscendo la componente di trasmissione dei servizi d’accesso al broadband come un più tradizionale servizio di telecomunicazione. Un anno dopo vedeva la luce l’Open Internet Order sopra menzionato. A chi giudicava e giudica superato l’approccio di una rete neutrale, soprattutto nel mondo del mobile, e ai provider e fornitori di contenuti che avevano intavolato accordi continuava a contrapporsi la visione di Genachowski e degli operatori spaventati dal riscio di essere relegati in una Internet di “serie B”. Nel settembre 2011 la FCC ribadiva le sue regole sulle neutralità in un documento in cui si parla di trasparenza su tutta la filiera, impossibilità di blocchi e divieto assoluto di irragionevoli discriminazioni tra i contenuti che passano sulle reti dei provider. Poche settimane dopo, la sentenza che è entrata a gamba tesa nello scenario della Net Neutrality a stelle e strisce. LEGGIGli “Sponsored data” per i content provider, una nuova strategia per il mobile di AT&T. Ma è polemica sul rispetto della Net NeutralityLEGGIAT&T brevetta un nuovo strumento per individuare i ‘pirati’ Foto in home page: Politico.com 20 febbraio 2014

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