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Mercato e policy nel settore audiovisivo: le sfide della regolazione

di Augusto Preta La televisione sta attraversando una fase di profondi cambiamenti, caratterizzata fondamentalmente dai seguenti fattori: a) crescita dei consumi (ascolti); b) diminuzione consistente dei ricavi del mercato nel suo complesso, in particolare per gli operatori tradizionali (broadcasters). Questo secondo aspetto è frutto del combinato della crisi economica, che incide, indipendentemente dai consumi, sulle risorse del sistema (in particolare sulla pubblicità) e dalla crescente competizione derivante dalla presenza di una molteplicità di operatori sia sull’offerta digitale lineare (terrestre) che nei cosiddetti servizi non lineari (a cominciare da quelli over-the-top via broadband). Naturalmente questo accade in una fase di contrazione del mercato, dove emergono anche tendenze a una minore differenziazione dei prodotti, al fine di ridurre le perdite (vedi offerte pay TV). Ciò sarebbe probabilmente improponibile in una situazione espansiva, dove la differenziazione assume un valore fondamentale per incrementare invece i profitti, come è avvenuto per il settore della pay tv dal 2006 fino al 2010. E’ prevedibile, in questi casi, che l’equilibrio venga raggiunto in maniera più difficile rispetto al passato, laddove incremento di abbonati e maggiori ricavi favorivano un recupero dei costi nel periodo di durata dei diritti che venivano acquistati. Nel linguaggio economico, legato alla teoria dei giochi, in certi casi si parla di “equilibrio non cooperativo”, in quanto non è il risultato di un accordo tra le parti, ma scaturisce dall’adozione di strategie che gli agenti economici ritengono maggiormente utili per se stessi, anche se in ultima analisi tali strategie permettono di assicurare un equilibrio degli altri concorrenti e/o del sistema economico nel suo complesso. Al contempo però i progetti di razionalizzazione dello spettro (in particolare banda 700 e 800), a livello europeo e di coordinamento internazionale, pongono interrogativi sulla diffusione e sviluppo dei servizi audiovisivi in mobilità, settore in forte crescita, in particolare sui modelli di business che si affermeranno in questo ambito. Infine, in termini di policy, la convergenza e la contemporanea presenza di operatori tradizionali (broadcasters) e nuovi entranti (over the top) pone questioni chiave in termini di definizione di mercato e di uniformità/differenziazione della regolamentazione dei servizi non lineari (on demand) via broadband. Più in generale questo pone dei problemi anche in chiave di circolazione dei contenuti sulle reti a banda larga. In sintesi le questioni centrali che il settore dovrà affrontare, anche in termini di policy e di regolamentazione, sono le seguenti: la trasformazione dell’industria (servizi lineari e non lineari e possibile revisione della Direttiva AVMS); il ruolo delle reti nella circolazione dei contenuti audiovisivi (broadcast, mobili, fisse); il ruolo di internet nell’evoluzione dei modelli di business; collaborazione o competizione tra broadcasters (editori) e nuovi entranti (aggregatori) nello sviluppo della domanda di banda e nuove reti di comunicazioni (NGN); diritti ed esclusive; copyright; definizione/revisione del mercato rilevante della televisione alla luce dei cambiamenti in atto. Foto: DailyMail.co.uk 12 novembre 2013

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