skip to Main Content

Plantoidi, animaloidi o umanoidi: il valore dei robot che imitano la Natura

Alla domanda «Preferiresti rinascere leone o quercia?», la maggioranza di noi non avrebbe dubbi e risponderebbe senza esitazione «Leone». D’altra parte i leoni godono di ottima pubblicità, sono animali meravigliosi, circondati da un alone mitico di forza, purezza e coraggio.

Non a caso sono anche protagonisti di innumerevoli detti popolari; cito tra tutti «Meglio vivere un giorno da leone, che cento giorni da pecora», e la versione poetica proposta da William Shakespeare, «Può ben dire la sua un leone, quando a dir la loro ci sono tanti asini in giro». Ma molti altri sono i proverbi che tirano in causa questo affascinante grande felino, da sempre noto come il Re della giungla.

 

Personalmente però credo che risponderei: «Quercia!» Mi capita spesso di fantasticare su come un albero, meglio ancora se centenario come la quercia, percepisca noi uomini. Sotto le proprie chiome avrà visto transitare nei secoli un brulicare di personaggi: in tanti si saranno appoggiati al suo tronco per riposare, leggere un libro o scambiarsi un bacio. Avrà osservato immobile il succedersi di guerre, lo scorrere del sangue, sarà sopravvissuto a incendi, avrà assistito al ciclo infinito delle stagioni che mutavano incessantemente i colori attorno a lui.

Non mi dispiacerebbe affatto sperimentare cosa significa dilatare la sensazione del tempo che passa; per chi come me è sempre in movimento, percepire la lentezza che potrebbe venire confusa per immobilità, o comprendere quelle capacità adattative che, inesorabili, consentono a questi Matusalemme di superare il limite temporale proprio dell’Uomo sarebbe un’esperienza potentissima.

 

Continua a leggere su Sole24Ore

Back To Top